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Conservare la biodiversità

Monti Sibillini
Il centro faunistico, situato a Castelsantangelo sul Nera, dedicato al cervo, rappresenta il primo passo finalizzato alla reintroduzione di questa specie, estinta nei Sibllini in epoca storica recente. Di straordinaria importanza in termini conservazionistici è il progetto di realizzazione di un’area faunistica dedicata al camoscio per il quale si prevede la reintroduzione nel Parco nei prossimi anni, grazie ad un accordo con il Parco Nazionale d’Abruzzo. Meritevole di considerazione è stata l’operazione di reintroduzione del pino mugo (nell’alta valle dell’Ambro), specie che, una volta caratterizzava la fascia superiore della faggeta. Questo progetto ha permesso al parco di vincere il premio “Panda d’oro” riconosciuto dal WWF Italia per i migliori progetti di conservazione.

Gran Sasso – Monti della Laga
L’intervento di maggior pregio per la conservazione della natura intrapreso dal Parco è relativo alla salvaguardia del Camoscio appenninico. Portato a termine un progetto Life Natura, cofinanziato dall’Unione Europea, oggi è in corso un nuovo Life, con la partecipazione dei Parchi nazionali dei Monti Sibillini e della Majella, per poter proseguire le attività intraprese per la salvaguardia di questo animale, che ha rischiato anche l’estinzione. Attualmente sulla catena del Gran Sasso vivono in libertà oltre 130 camosci. L’Ente Parco gestisce e coordina un intenso programma di ricerche scientifiche pure e applicate alla gestione del territorio.

Sasso Simone e Simoncello
Due sono i progetti sui quali si è concentrata l’attenzione del Parco. Il primo volto alla conservazione della diversità ecosistemica e paesaggistica nelle aree pascolive e prato-pascolive del Parco. Con le azioni del programma si intende ripristinare la condizioni originaria di ampie aree, interessate oggi da un parziale abbandono e dall’assenza di normali interventi colturali, un tempo effettuati dai pastori e coltivatori. Gli interventi riguarderanno: la bonifica dei pascoli e prati-pascoli realizzata attraverso il decespugliamento di arbusti, la strigliatura e la demuschiatura attraverso erpicature e rastrellature per ricostituire il cotico erboso e prepararlo ad eventuali semine. L’intervento verrà effettuato su vaste aree pubbliche dislocate su tutto il territorio del parco per una superficie complessiva di circa 170 ettari. Il secondo progetto si prefigge il ripopolamento del gufo reale, in collaborazione con il WWF Italia, per ricostituire, o comunque incrementare, la popolazione locale di Bubo bubo. Due le fasi in cui si articola l’intervento: costruzione di un’area faunistica didattica costituita da cinque voliere che ospiteranno alcuni esemplari di gufo reale; realizzazione di uno studio di fattibilità per analizzare le principali caratteristiche ambientali e le aree con condizioni ecologiche ottimali al rilascio. Gli individui reintrodotti in natura saranno muniti di radio-tracking e verranno continuamente monitorati per la durata di due anni, al fine di studiarne il comportamento. L’area faunistico-didattica sorge in località Pian dei Prati, al margine orientale della Cerreta dei Sassi. La superficie dell’area è di circa 5.5 ettari e presenta prati, zone con cespugli di biancospino, ginestre, siepi e piccoli boschetti, a lato del torrente Seminico.

Monte S.Bartolo

L’Ente Parco ha lavorato per approfondire la conoscenza del territorio del Parco, in maniera da avere una visione completa della realtà esistente e programmare con consapevolezza gli interventi sugli ambienti naturali. Gli studi scientifici hanno coinvolto pressoché tutti i settori. Per il settore faunistico si è fatta un’analisi della migrazione visibile e degli uccelli svernanti, una ricerca sulla fauna terrestre riparia e sulle zoocenosi marine bentoniche della fascia costiera. Per il settore floristico e vegetazionale è stata redatta una Lista floristica ed atlante delle specie vegetali presenti nel territorio del Parco, sono stati censiti gli alberi monumentali e di rilevante interesse naturalistico; ultimo un progetto di attivazione di sentieri, con sistemazioni naturalistiche e conservazione dell’ambiente naturale.

Gola della rossa – Frasassi

Il maggior progetto del Parco è stata la reintroduzione del Nibbio Reale, dal momento che nell’area protetta vi sono le condizioni ideali per la ricostituzione di una popolazione di questo raro rapace diurno. Non rari sono gli ambienti aperti, come incolti e coltivi a mosaico con boschi, le siepi alberate e i prati-pascoli con pastorizia allo stato brado{bovini e ovini) .Questo rapace diurno è molto elegante in volo con coda forcuta fulvo rossiccia ed evidenti macchie chiare sulla parte inferiore delle ali. La sua apertura alare va da 145 cm. a 170 cm. Il Nibbio reale nidifica generalmente su alberi ad alto fusto, che dominano ambienti aperti. Nell’ecosistema del parco il suo ruolo all’interno della catena alimentare è fondamentale per l’equilibrio naturale, poiché è sia uno spazzino, sia un selezionatore e controllore delle specie descritte in precedenza, portando un reale beneficio alle attività agricole e pastorali presenti. In Europa la specie è considerata “vulnerabile” ed è stata recentemente reintrodotta anche in Gran Bretagna. Dopo un iniziale studio di fattibilità, realizzato secondo i criteri dell’I.U.C.N. e dell’I.N.F.S. da zoologi e ornitologi italiani, e l’acquisizione di esemplari adulti e giovani provenienti dalla Spagna, si è provveduto alla realizzazione di un Centro di Riproduzione ed Acclimatamento con apposite voliere nell’Oasi WWF Bosco di Frasassi. Successivamente i rapaci sono stati lasciati liberi e osservati tramite radiotracking per monitorarne la presenza e studiarne il comportamento.

Torricchio

La Riserva è la sola area protetta nelle Marche, nata con finalità di ricerca e conservazione ambientale, ad essere gestita direttamente da una Università, l’Università di Camerino, tramite il suo Dipartimento di Botanica ed Ecologia. La stessa è gestita per la quasi totalità del suo territorio come riserva naturale “integrale” e l’ingresso nella stessa è consentito solo per finalità di ricerca e studio dell’ambiente. A partire dal 1970 è stato dato l’avvio a diverse ricerche scientifiche, i cui risultati sono stati raccolti principalmente nella Collana “La Riserva Naturale di Torricchio” arrivata oggi alla pubblicazione del 10° volume. Un ulteriore interessante progetto ha preso l’avvio in questi ultimi anni e consiste nella sistematica rilevazione, censimento e catalogazione di tutte le componenti il patrimonio naturale dell’area, con lo scopo di creare una interessante banca dati fruibile, grazie ad un data base “dedicato” con requisiti di specificità e spiccata flessibilità, ad una utenza diversificata, anche con l’ausilio di Internet.

Abbadia di Fiastra

Nel settore della ricerca e della conservazione ambientale sono stati avviati alcuni progetti, fra i quali: il recupero, nel 1985, di una cava di ghiaia con la creazione del lago artificiale “Le Vene”, così denominato per via della presenza di una falda freatica sita a poca profondità, in cui è possibile oggi osservare Gallinella d’acqua, Folaga e Airone cenerino e la piantumazione di oltre 8.000 metri lineari di siepi e oltre 1000 piante.