Una Botteri non fa primavera
Il sintomo di questa patologia mediatica si è manifestato nella rete italiana con alcuni casi emblematici: blog che non sono blog, tipo quello di Leo Turrini su Il Resto del Carlino; blog “handicappati”, senza link esterni, senza permalink, senza interazione con la blogosfera, tipo i blog del Gruppo Espresso (i permalink sono giunti recentemente); l’occhiolino strizzato alla blogosfera con lo pseudoblog di Giovanna Botteri ai tempi della guerra in Iraq e di personaggi noti sui grandi portali. Tali casi non possono dirsi isolati.
Fino ad oggi tutto ciò ha di fatto impedito un’interazione costruttiva, salvo sporadici casi, tra grande stampa e blogosfera, ingenerando equivoci di fondo quali, ad esempio, blog e giornalismo su sponde opposte o, peggio, il blog come diario personale fine a sé stesso.
L’esperienza americana dice che il blog, dal punto di vista dell’informazione, anche di massa, può dare molto di più. Esempi illuminati di attenzione e utilizzo intelligente del mezzo si contano però in Italia sulle dite di una mano. Spesso e volentieri, in ambiti di settore: media come Golem o tecnologia come Masera o De Biase.
Sarebbe auspicabile che Culture Digitali possa aprire una visione nuova e più matura da parte dei grandi media (e dei grandi giornalisti, ma anche dei medi) sui blog e su ciò che li circonda, guardando il giardino oltre la siepe. Proprio per gli sforzi di apertura e di contagio positivo, dal 5 Giugno 2004, la semplice riproposizione di propri pensieri, articoli o corrispondenze sotto forma di blog, senza la possibilità di commenti o di qualsiasi forma di interazione con l’esterno dovrebbe diventare un’offesa al concetto stesso di blog, che la blogosfera italiana non potrà più tollerare.













