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Silente attacco al nanopublishing: dissento argomentando

17 novembre 2005 Nessun commento

Gli Stati Uniti non sono L’Europa e l’Europa non è L’Italia. Fare parallelismi è quindi azzardato, me ne rendo conto. Ad ogni modo sappiamo benissimo che le tendenze del web (e di tante altre cose) nascono negli Stati Uniti e varcano l’oceano, dopo un periodo di tempo imprecisato e variabile.

Il mercato americano, per i numeri che sviluppa, per le aziende multinazionali che competono al suo interno, per l’essere in lingua inglese (universale per definizione), ha delle dimensioni inarrivabili dai singoli mercati nazionali europei. L’Europa come mercato unico supera già gli USA, ma linguisticamente è frazionata in mille rivoli.

Nonostante questo, con le dovute proporzioni e con i dovuti distinguo, non possiamo onestamente pensare che ciò che è avvenuto e sta avvenendo negli USA non avvenga prima o poi anche in Europa e in Italia.

Il nanopublishing è un fenomeno globale, da non sottovalutare nei suoi effetti. Non sostituirà i grandi media, ma allo stesso modo un contributo lo imporrà. Negli USA, solo per citare alcuni recenti fatti:
- AOL ha pagato i 100 blog di Weblogs Inc. 25 milioni di dollari;
- Il New York Times ha acquisito About.com mesi fa, pagando per guide simil blog la bellezza di 400 milioni di dollari;
- Yahoo! News offre i contenuti di 5 blog di Gawker Media insieme a AP, Reuters e Usa Today;
- Yahoo! sta al massimo da 5 anni in borsa, dopo la notizia del WSJ che lo stesso Yahoo! ha venduto tutti i principali spazi pubblicitari per i prossimi 18 mesi;
- Gli investimenti pubblicitari, anche contestuali, crescono in fretta, in tutto il mondo;
- Google è arrivato a capitalizzare più di Cisco, proprio perché con il boom dell’advertising previsto per il 2006 gli analisti prevedono utili in crescita esponenziale;
- Numerose società di venture capital hanno investito milioni di dollari in altri network di blog meno noti;
- Nel mondo e anche in Europa sono numerosi i gruppi che fanno nanopublishing, anche con investimenti minimi.

E’ proprio vero quindi che il mercato pubblicitario è e risulterà stagnante nei prossimi mesi e anni? Siamo proprio sicuri che il nanopublishing morirà di fame? RCS Mediagroup investe in Dada, con un’OPA, perché crede che la rete italiana sia destinata a rimanere uno stagno?

Dal momento che gli attuali nanopublisher italiani sono partiti con investimenti minimi, prossimi allo zero, e stanno dopo un anno riscuotendo interesse, attenzione e anche qualche timido contratto pubblicitario, siamo proprio sicuri che si tratti di un flop annunciato?

Da parte mia non ho mai pensato che si potesse diventare ricchi semplicemente copiando un modello americano. Né che le dimensioni del mercato internet italiano giustificassero eccessivi investimenti. Oggi con Blogcenter, spendendo qualche centinaio di euro in infrastruttura e divertendoci molto, siamo riusciti a raccogliere interesse, visibilità anche sui grandi media e stiamo anche cominciando a vedere dei ritorni economici dopo solo qualche mese dall’inizio. Niente che possa sostituire un lavoro a tempo pieno, ma molto per potersi dedicare con divertimento ad un passatempo con qualche soddisfazione in più.

Questo è lo stesso nanopublishing degli altri network? La filosofia di fondo è indubbiamente diversa, ma credo di poter definire Blogcenter un network di nanopublishing allo stesso modo.

Se si tratta proprio di quattro sfigati, perché perdere tempo a parlarne? Forse c’é sotto qualcosa? Forse succederà che tra qualche anno Repubblica inviterà qualche blogger nostrano a scrivere dentro il suo sito? Considerando gli investimenti avventati e i soldi buttati da chi ancora gestisce alcune delle più importanti piattaforme italiane mi vien da dire: da che pulpito si fa la predica? Andrew Sullivan torna a scrivere dentro Time.com, dopo aver prosperato con il suo blog personale. E’ un segno?

Mi son dilungato anche troppo. Quando nascerà il Gawker italiano, state sicuri che nascerà, non perderò certo l’occasione di tornare amichevolmente da Neri e ZetaVu a ricordare le polemiche di questi giorni.

Un consiglio a chi vuole essere il prossimo a sparare sul nanopublishing: farsi un giro nella blogosfera globale ed informarsi prima su quanto sta avvenendo. Sapere è potere.

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