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Blog, tra mafia ed investimenti, con Shel Israel

4 novembre 2006 Nessun commento

Mauro Lupi chiede che cosa ci vuole per far scattare il punto di svolta nel decollo della blogosfera anche in Italia. Shel Israel, a mio avviso mal informato, ha risposto che a suo avviso anche in Italia abbiamo superato il turning point. Non condivido nella maniera più assoluta questa affermazione. Basta parametrare con il resto d’Europa il numero assoluto dei blogger, il profilo dei blogger, i VIP che hanno un blog, quanto si parla sui media di blog per capire subito che siamo molto molto lontani.

Passaggio a seguire sul linguaggio delle pubbliche relazioni rispetto ai blog. Il corporate speaking, il linguaggio istituzionale dei comunicati stampa delle aziende, è una lingua morta secondo Israel. Il blog e i social media rispondono in maniera conveniente alla crisi del marketing tradizionale, che ha costi alti e ricadute sempre meno efficaci.

A questo punto ho chiesto quali servizi web Israel utilizzi nel suo quotidiano. Seppur utilizzi TypePad, Israel confessa che se dovesse cominciare oggi userebbe WordPress. E’ un utilizzatore di Technorati ma non disdegna Sphere. E’ un fan di Skype ma non dimentica che con Jajah puoi chiamare da telefono a telefono senza usare il computer (anche se la chiamata deve essere attivata dal pc, aggiungo io). Passa inoltre molto tempo a vedere video su YouTube.

Un ulteriore intervento del pubblico lascia la platea di blogger sconcertati. Giulio Carminati, RAI, consiglia a Israel di dedicare uno spazio all’Italia nel suo prossimo libro per inserire una case history rispetto al blog per ripondere e denunciare la criminalità organizzata. Secondo il pensiero di Carminati – rispetto ad Enrica ho una interpretazione diversa – il blog potrebbe contribuire a far crescere la democrazia. Nella sua visione il blog potrebbe essere utilizzato come sistema anonimo di denuncia di estorsioni, omicidi, crimini di vario genere?

Me lo vedo già sul libro di Israel un bel capitolo sull’Italia, la Mafia e i blog. Ma stiamo scherzando? Ma pensiamo veramente che la crisi di Napoli si possa risolvere dando a tutti un blog dove scrivere? La criminalità ha denaro, usa violenza, ha agganci politici, controlla il territorio meglio dello Stato in alcune regioni e noi la smantelliamo con un blog per ogni cittadino? Magari fosse sufficiente! Lascio a te ogni ulteriore considerazione.

Concordo con Israel che blog, rss e feed sono brutte parole (per gli americani, figurarsi per gli italiani) e che per diffondere cultura di rete sia importante parlare un linguaggio non da smanettoni (geek). La sfida della tecnologia è farsi usare ed avvicinare un pubblico non esperto, cosa che sta riuscendo al blog.

Come si misura, in termini economici, il ritorno dell’investimento fatto in un blog, è la domanda che ha posto Alessio Jacona. Condivido in pieno l’opinione di Israel per cui non c’è misura econometrica per le conversazioni, come non si misurano i comunicati stampa.

Enrica Garzilli cerca di provocare, in senso buono, Israel rispetto ai benefici del blog per la politica, sbilanciati decisamente a favore del politico più che del cittadino. Un politico che apre un blog può avere un feedback dall’elettore ed aggiustare il proprio tiro, ai fini elettorali e del consenso. L’obiezione di Enrica è che l’elettore non ha benefici diretti perché il politico che mente continuerà a mentire sul blog, sul quale non potrà mai essere credibile ed affidabile se non lo è la sua politica in quanto tale. Israel non ha raccolto la provocazione di Enrica, probabilmente perché non poteva che concordare con lei sulla verità delle sue affermazioni, in qualche modo di direzione opposta all’entusiasmo generale ed incondizionato di Israel che emrge dal suo libro.

Stimolante notare come lo stesso evento sia stato letto ed interpretato in modo diverso da Mauro Lupi, Enrica Garzilli e Fabio Masetti, Alessio Jacona.

Ringrazio Tiziana dell’Ambasciata USA a Roma per l’invito, cosa che mi ha dato l’occasione di vedere e rivedere altri amici blogger e non.

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