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Giornalismo 2.0, parallelismi tra Italia e Regno Unito

12 febbraio 2007 Nessun commento

Il giornalismo evolve e con esso anche la professione del giornalista? Quali caratteristiche deve avere un giornalista per non rimanere indietro? Sicuramente l’ascolto, il mettersi in discussione e il mettersi in gioco sono tre fattori a mio avviso fondamentali.

Nel Regno Unito il responsabile economico della BBC decide di aprire un blog, per molte ragioni diverse. In Italia il responsabile economico di un grande quotidiano nazionale crede che i blog siano spazzatura.

Nel Regno Unito un magazine di settore dedica un servizio ai più interessanti blog curati da giornalisti e l’autore del pezzo ha chiesto consigli via Twitter ai suoi amici/giornalisti nel redigere l’articolo medesimo. In Italia un grande quotidiano nazionale non ha attivo neanche un blog.

Nel Regno Unito un grande settimanale economico apre tre blog: due per dibattere con i lettori, uno per raccogliere le lettere non pubblicate sulla carta per mancanza di spazio. In Italia un grande gruppo editoriale usa i blog come deposito di articoli scritti per la carta e lascia i commenti per la discussione dei lettori, come se questo fosse il migliore uso di un blog.

Non per essere pessimisti ma lo scenario mi fa credere che sia opportuno e auspicabile un MediaCamp per fare un po’ di formazione agli operatori dell’informazione, un po’ assopiti, un po’ distanti, un po’ ignoranti, un po’ sordi. Sono troppo drastico?

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