Il tormentone della polemica tra giornalisti e blogger
La polemica:
Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai.
Sono sinceramente stanco di replicare a polemiche cicliche, con il minimo comune denominatore della generalizzazione e della banalizzazione. Preferisco riprendere altre opinioni che condivido in pieno.
È questo il punto (parlo da lettore di blog e da blogger): è proprio l’informalità e la spontaneità che, per alcuni (peraltro sempre di più) è ciò che conta e che da senso ai contenuti. I blog, ma vale per qualisiasi user generated content, sono prodotti di persone non di giornalisti! E capitelo una volta per tutte!
Però ho la sensazione che faccia un po’ di tutt’erba un fascio, una brutta abitudine già nota (in generale eh, mica mi riferisco a Carlini), data magari dalla casualità di essersi imbattuti in due o tre cose un po’ tronfiette (giacchè ce n’è, ed è innegabile) qua e là per i blog, che conduce inesorabilmente all’irrefrenabile bisogno di essere un po’ tranchant.
[Biccio]
Ben venga invece una sana personalizzazione, la prima persona e il tono colloquiale, se questi significano:
1) maggiore trasparenza del punto di vista di chi scrive;
2) maggiore apertura all’ascolto e al dialogo con i lettori, e soprattutto
3) la consapevolezza che dall’altra parte del foglio, dello schermo o del Web c’è un lettore che non è popolo-bue, molto meno ingenuo di quanto si vuole credere. Ben consapevole dei meccanismi dell’informazione, sempre più abituato a comparare notizie e opinioni diverse grazie a mille-media che ci sono in giro, che apprezza quando chi gioca con il suo bisogno di informazione lo fa a carte scoperte. Senza prenderlo in giro, o nascondersi dietro il dito della oggettività dei fatti, o della terza persona.













