Il passaggio dalla pornografia legata all’immagine tradizionale verso un’iper-realtà digitale
Se il termometro rimane quello etico morale, o peggio ancora quello statistico, presumo che non ci si possa separare troppo dalla classica immersione dello stesso, nella bacinella dell’acqua calda. Mi sembra più interessante il passaggio dalla pornografia legata all’immagine (e anche all’immaginario) tradizionale verso un’iper-realtà digitale dove la percezione cambia radicalmente.
Buona parte dei siti web che realizzano il proprio business sulla pornografia hanno incerta collocazione fiscale, incerta provenienza geografica, e soprattutto set incerti, con carne incerta. La connettività è un brutto mostro; è un meraviglioso sistema di condivisione ma è anche una finestra possibile sulla morte in diretta. Nella pornografia iperprodotta, spettacolare, del business editoriale o cinematografico, il sistema dello spettacolo industriale è il livello più alto di controllo antiproibizionista che possa esistere sui corpi e sul loro sfruttamento.
Con l’immagine digitale i confini si perdono e al di là di statistiche e numeri, che francamente mi sembrano un giochino domenicale, quello che cambia è la distanza tra fruitore e produttore, tra soggettiva e la possibilità di partecipare alla visione. Cambia il coinvolgimento del nostro corpo quando la peculiarità della pornografia su internet non è più un’immagine statica, ma un contenuto dinamico, interattivo (vero o simulato che sia).
E’ il solito vecchio problema della con-fusione tra verificabilità dell’informazione e riproduzione digitale. Un rapporto spesso sfalsato. Nella pornografia questo è flagrante; guardo una fellatio e sono rapito da un vortice (questo nella pornografia tradizionale) perchè sono sicuro che sia ‘vero’, accordo agli attori e al regista la ‘verità’ di quell’atto per una convenzione stabilità. Su internet, attraverso una chatroom con webcam a pagamento, cambia il livello di percezione. Pago perchè quella verità si realizzi, chiedo che la fellatio si verifichi nel momento in cui lo chiedo, nell’istante in cui clicco o in quello in cui inserisco il codice di verifica della mia carta di credito. Un livello di manipolazione del visibile molto più complesso.
A questo proposito consiglio la visione di un film di Olivier Assayas, intitolato Demonlover, uno splendido saggio sul visibile realizzato da uno dei migliori registi francesi (e non solo)e che si trova anche in italia; demonlover ‘racconta’ il passaggio dall’immagine tradizionale a quella digitale, con l’ipotesi di alcuni scenari inquietanti che slittano la percezione dalla gestione delle multinazionali del mercato pornografico su internet, a quella clandestina, fino a quella privata. Sovrimpressioni interessanti.













