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13 ottobre 2007


in Web 2.0

Tra i momenti più piacevoli di questa settimana c'è stata anche la conoscenza personale di Luca Filigheddu, giovane imprenditore sardo attivo nel settore delle telecomunicazioni e di Internet. L'attività imprenditoriale di Luca nasce nel 1999 e si sviluppa con Abbeynet. Da qualche tempo ha lanciato Hictu, sistema di microblogging, dotato di funzionalità video.

A margine della serata Luca mi ha raccontato una recente storia che lo ha visto protagonista e che ben riassume alcune idee di cui ero già convinto e che si possono banalizzare così: i guru internazionali del blogging Web 2.0, fuori dai confini nazionali, sono giganti dai piedi d'argill, a volte affetti dagli stessi mali del giornalismo tradizionale.

Segue la storia con le argomentazioni all'affermazione di cui sopra.

Questa settimana Loic Le Meur ha lanciato la sua nuova startup, Seesmic, subito recensita da Scobleizer e da TechCrunch. L'idea di Seesmic è molto molto simile a quella di Hictu ma, a differenza di Hictu, la copertura è stata subito massiccia: perché?

Le ragioni sono tante, alcune bene espresse dallo stesso Robert Scoble che, dopo essere stato stimolato, ha almeno citato Hictu sul sul blog. La presenza in California, il poter parlare personalmente con le persone che contano e l'investimeno massiccio di venture capital, che hanno le mani in pasta con tutti gli addetti ai lavori, sono fattori determinanti per una buona copertura, a prescindere dall'oggetto da coprire.

La storia di Hictu e Seesmic è la cartina al tornasole di due evidenze, una più chiara, un'altra meno.

La prima è che guru del blogging del Web 2.0 come TechCruch, appena valicano i confini del proprio paese e della lingua inglese, diventano giganti con i piedi d'argilla. La loro capacità di coprire eventi e iniziative sviluppate al di fuori di questi confini è prossima allo zero. Tutto ciò dovrebbe far rifletter chi pende dalle labbra di questi soggetti e ne riprende ogni virgola. C'è un mondo molto più ampio, soprattutto in Europa, che i blog USA non sanno neanche che esista.

La seconda è che, in maniera più o meno palese, più o meno trasparente, i grandi blog USA di Web 2.0 hanno un conflitto di interesse fortissimo, più di quanto si pensi, rispetto alle società di cui parlano. Mi sono giunte alle orecchie testimonianze di persone che gravitano sul web e che hanno contatti ad alto livello tra Europa ed USA, rispetto alla pratica diffusa di azioni in cambio di recensioni. Io, applicazione 2.0 in fase lancio, promossa da fondi di venture capital con le spalle larghe, cedo a te guru del blog sul Web 2.0 un pacchetto di azioni della mia società in cambio di una recensione, bella o brutta, del nuovo servizio.

Tutto ciò avviene spesso e quasi mai il lettore ne è informato. Ho notizia anche di blogger francesi di alto livello usi a questa pratica. Come reagire di fronte a tutto ciò? La mia risposta è: diversificare le fonti, aggiungendone di europee, e soprattutto dubitare di toni trionfalistici o di recensioni sospette, esclusive e anticipate. Verificare, quando possibile, magari seguendo qualche blog di venture capital, chi c'è dietro la startup e quali relazioni ci sono, anche pubblicitarie, con la testata che ne parla.

Non è tutto oro quello che luccica e, soprattutto, le miniere d'oro non sono tutte in California.





permalink | inviato da il 13/10/2007 alle 11:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) |Versione per la stampa