Quale 30% della merce venduta online è contraffatta?
Una delle accuse rivolte alla credibilità e alla notiziabilità dei blog, lo sento dire spesso, è che le loro fonti sono per la quasi totalità indirette e spesso prese dalla rete stessa. Per i giornali invece? Prendiamo un caso specifico: lo studio Confcommercio sulla contraffazione.
Nei giorni scorsi le agenzie e i giornali hanno ripreso alcuni dati dello studio, tra i quali quello secondo cui il 30% delle vendite di merce contraffatta avviene online. Da dove scaturisce questo dato, in evidenza su decine di siti web? Non si sa o, meglio, non viene dichiarato.
I giornali hanno ripreso le agenzie. Le agenzie hanno ripreso il comunicato stampa di Confcommercio. L’ufficio stampa di Confcommercio ha sintetizzato ciò che ha letto sulla presentazione (PPT) (o sullo studio vero e proprio, che online non è disponibile in questo momento) dell’Istituto Piepoli. I dati della sezione dello studio dove è citato il 30% è all’interno della fase ‘desk’ della ricerca, ovvero da un certo numero di fonti citate ma non precisate.
Non è possibile quindi capire se quel dato sia citato nel giusto contesto, come sia stato ricavato, che rilevanza abbia e che fondatezza abbia. In che anno? Con quale campione? Con quale ricerca? Con quale indagine? Non si sa nulla.
Si sa benissimo invece che il messaggio diffuso è stato: non comprate online perché finirete per comprare falsi. Ha ragione o no AICEL, l’associazione che raccoglie i commercianti online, ad essere arrabbiata? A mio avviso ha ragione da vendere!
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