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Polli in batteria e omologazione del giornalismo

7 gennaio 2008 4 commenti

La scorsa settimana si parlava dell’omologazione della stampa, prendendo spunto da un articolo di Gianfranco Chicco. Imbattendomi nella storia di copertina dell’Independent di qualche giorno fa, sulla storia dei polli in batteria che grida vendetta, mi sono chiesto: quale giornale in Italia avrebbe il coraggio di aprire con una storia simile? Probabilmente nessuno e probabilmente questa è un’altra ragione per cui la stampa italiana ha degli indici di lettura più bassi rispetto ad altri paesi occidentali!

Ok, l’Independent è un giornale particolare, abituato ad avere storie di copertina originali. Per quanto il paragone non calzi a pennello, è un po’ come Report, capace di andare al di là della stretta attualità – per un quotidiano sembra un lusso, ma evidentemente non è così – e di raccontare storie che interessano tutti, come la salute e ciò che mangiamo. Non è un caso se l’unica inchiesta giornalistica che ricordi su questo argomento sia proprio di Report.

Certo, scommettere su storie simili in prima pagina è un rischio: il lettore è assuefatto al chiacchiericcio, disdegna gli articoli lunghi… e se poi non è interessato? Meglio andare avanti con le formule consolidate e aggiungere qualche piccolo aggiustamento (apprezzatissimo, come R2 di Repubblica), ma mantenere l’apertura su n pagine di politica spesso sterile o sul fatto del giorno di cronaca nera (vedi gruppo del Carlino). Un’altra via non è percorribile?

[via Giornalismo & Internet]

  • http://treviso.typepad.com cfdp

    Luca, io ci sto a parlare delle carenze delle stampa italiana (a 360 gradi, non come Grillo che se la cava con un bel ‘giornalisti venduti, il futuro sono io’), però quella copertina dell’Independent va analizzata completamente: tu sei d’accordo sulla spalla su Julia Roberts e sulla ‘vasca’ in alto su ciò che ci ha insegnato l’era vittoriana su salute e felicità (in Italia potremmo prendere il verbo di coloro che sono vissuti all’epoca dell’Unità d’Italia…)?

    Buona giornata,
    Carlo Felice

  • Pandemia

    Carlo,

    non dico che esiste il giornale perfetto. Confronta l’Independent con i suoi concorrenti e confronta i giornali tra loro.

    Con questa premessa, Julia Roberts mi sta più che bene, visto che salvo Guardian e Times, forse, sugli altri giornali UK è al centro della pagina probabilmente (se non peggio).

    Il 90% delle innovazioni apportate con successo dalla stampa italiana vengono da successi esteri. R2 non è molto simile come concezione a G2 del Guardian, per esempio? Ben vengano idee buone riprese in Italia.

    Se hai esempi che contraddico quello che dico, sono pronto a valutarli e cambiare idea. Per non parlare poi della grafica interna dei giornali e dell’uso delle foto…

    Siamo indietro rispetto a chi investe di più e prima. Lo dico da amante dei giornali, amante deluso.

  • http://derivantropologica.wordpress.com Wallace Henry Hartley

    Mi pongo a metà strada: credo sia semplicistico mitizzare la stampa anglosassone, anche quella di alto livello come The Independent. Tuttavia è vero che un’inchiesta come quella a cui Pandemia fa riferimento è difficile da rintracciare sulle testate italiane. Potenza della pubblicità (se scrivi una roba del genere hai tre o quattro industrie avicole che ti tolgono immediatamente le loro inserzioni, ovvero soldi soldi soldi). Qualcuno può sfidare questo meccanismo, ma si tratta di pochi e grandissimi gruppi editoriali, che peraltro non sempre hanno voglia di affrontare simili gatte da pelare.

    Resta poi il fatto che per impostare una simile inchiesta bisogna avere tempo e pazienza: due parole che, insieme a ‘soldi’, non sono più di casa da tempo nelle redazioni italiane.

    Grazie per l’ospitalità.

  • Luca

    La stampa negli USA e in Inghilterra è nata nell ’800 e ha cercato di vendere sempre più copie a fasce sempre più ampie di popolazione richiamando l’attenzione dei potenziali lettori anche con lo strumento dell’ inchiesta o della denuncia sociale (questa loro predisposizione a rompere le scatole ha anche avuto l’effetto di far nascere nei primi del ’900 i professionisti delle PR e delle relazioni con la stampa, ma questa è una altra storia, anch’essa molto interessante).

    Fare campaigning è nel loro DNA , ed è uno stile editoriale che caratterizza anche (e forse soprattutto) la stampa ‘popolare’: creare scandalo, emozione non solo sulle celebrities del mondo dello spettacolo ma anche su temi di carattere sociale e civile è sempre stato una caratteristica dei popular papers che a mio avviso sapevano miscelare sapientemente soft news e hard news.

    I ricavi pubblicitari della stampa in questi paesi erano allora assicurati in particolare dai classifieds, dai piccoli annunci. E infine, ma forse soprattutto, i giornali erano editati da imprenditori dell’editoria, e non erano il bollettino ovvero l’ufficio stampa delle grandi industrie.

    Da noi, ahinoi, la storia è un’ altra, e così il anche il DNA della nostra stampa la quale però, aggiungo io, in fondo ce la meritiamo anche.