La vera storia del blogger che ha messo incinta Carla Bruni
Ieri sul Tg2 mi tocca sorbirmi l’ennesima puntata della telenovela Sarkozy – Bruni se non che, ad un certo punto, si cita un blogger come la pietra dello scandalo, ovvero colui che ha dato il via all’ultima bufala relativa alla coppia, ovvero Carla Bruni incinta. Poteva il vostro blogger non cercare di indagare e capire che cosa era realmente successo? Possibile che un blogger sia stato capace di diffondere una voce simile ed essere ripreso dai media di mezzo mondo?
Ecco come stanno realmente le cose.
Tutto è stato veramente lanciato da un blogger, semplice lettore di giornale, all’interno di un blog pubblicato nella piattaforma del freepress 20 Minutes. Tutto il caos è nato perché alcuni giornalisti di grandi media hanno preso lucciole per lanterne, scambiando il blog del lettore per una notizia del giornale, cosa un po’ diversa.
La bufala fa il giro del mondo, rimbalza sui tabloid inglesi e viene ripresa anche in Italia da Apcom e da altre testate online, copiate e incollate su altri blog in maniera acritica. Carla Bruni è una notizia troppo ghiotta per essere data solo dopo una verifica e così si cita 20 Minutes come fonte e si offre tutto in pasto al lettore. Se è falso, sarà comunque una pagina vista in più!
20 Minutes non accetta di passare come il capro espiatorio e scrive una nota sul proprio sito smentendo ufficialmente di essere fonte e rivela come stanno le cose, raccontando la storia del blogger e di chi l’ha ripreso per errore. Vengono citate due fonti: ANSA e Journal Du Dimanche. ANSA? Possibile? Vado a fare una ricerca e trovo il link incriminato, ancora adesso online e non rettificato. Si tratta di ANSA Latina, la versione per il Sud America. Sul sito italiano ANSA non c’è traccia e anche una ricerca sull’archivio dell’agenzia italiana ha esito negativo: che sia stato cancellato? Non è mai passato? Difficile saperlo.
Sta di fatto che il nome ANSA è passato a livello internazionale come diffusore di bufale e non è un bel biglietto da visita per la nostra agenzia, purtroppo.
La cosa più triste a mio avviso, di tutta la vicenda, è che pochi hanno sfruttato una caratteristica del web che la carta non ha: la possibilità di correggere gli articoli. Quasi tutti coloro che hanno ripreso a caldo 20 Minutes non hanno poi rettificato la notizia data, né i giornalisti, né i blogger che hanno copiato gli articoli. Peccato.













