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Formazione, tu come ti comporteresti se fossi al posto di…

11 settembre 2008 10 commenti

Lo sappiamo tutti e non è una novità: per rimanere al passo con l’evoluzione del web è indispensabile una formazione permanente, altrimenti si rischia di arretrare in pochissimo tempo.

Poco fa ho concluso una chiacchierata con una comune amica del mondo dei blog, la quale mi chiedeva informazioni rispetto ad un corso universitario post laurea su temi legati all’evoluzione dei social media. Non cita né la persona, né il corso perché il contendere è un altro.

Un professionista che vuole rimanere al passo, oggi, quali opportunità ha davanti? Un master o un altro corso di formazione, per quanto ben organizzato, può rispondere con efficacia all’esigenza di aggiornamento professionale? Ci sono altre vie alternative all’autorganizzazione?

Da parte mia, pur avendo partecipato a percorsi universitari nel ruolo di docente, credo che pochi siano i corsi veramente in grado di tenere il passo con il rapido cambiamento che avviene sotto i nostri occhi ogni giorno. Per quanto moderno un corso è probabilmente già vecchio, o quasi, nel momento in cui viene terminato, sempre che poi i docenti siano veramente al passo, cosa non certo scontata.

Alternative? Da parte mia mi verrebbe quasi da consigliare un’altra strada, quella che mi ha portata dove sono oggi: una autoformazione consapevole e continua, magari anche un po’ pianificata nei tempi e negli spazi. Non è forse più efficace ed economico selezionare un insieme di fonti, italiane e internazionali, tra freelance e agenzie, alle quali attingere quotidianamente e dalle quali trarre ispirazione per la propria professione? Non è meglio investire qualche fondo per partecipare ad eventi di networking e di contenuto, in Italia e all’estero, per consolidare relazioni e contatti, sempre nell’ottica della crescita professionale giorno per giorno, con la condivisione e la partecipazione attiva?

Non so se questa ricetta possa essere applicabile da chiunque. Certamente la selezione e la cura delle fonti, così come le relazioni e i convegni non si trovano stampati su qualche libro ma si conoscono investendo tempo ed energie. Potrebbe essere applicabile a questa ipotesi di formazione una sorta di tutoraggio web che aiuti il professionista ad imparare il metodo, a selezionare le fonti e lo guidi in questo percorso di autoformazione? C’è chi sarebbe disposto a pagare per questo servizio?

Opinioni a tal proposito sono molto gradite.

  • Feba

    io sono parzialmente d’accordo, ma in particolare in questo settore occorre fare una distinzione.

    L’università, il master, il corso di specializzazione vanno bene per imparare le basi. Lavorare in rete però richiede una serie di competenze che si sviluppano solo con l’autoformazione continua. Solo chi lavora in rete le assegna la giusta importanza, e solo chi vive la rete sa quanto è difficile descrivere le competenze acquisite in modo oggettivo.

    L’effetto è di aumentare le barriere all’ingresso, come se la ‘reputation’ si dovesse solidificare al punto da poterla affiancare al percorso di studi tradizionale. Inoltre, rimanere aggiornati consente di aumentare la probabilità di essere ‘la persona giusta nel posto giusto’ nel momento in cui si cambia o si amplia l’attività lavorativa, perchè le competenze richieste sono talmente variegate e poco descrivibili in un annuncio di lavoro che ho l’impressione che il passaparola conti di più rispetto ad altri settori.

    Opinione personale e completamente opinabile.

  • http://scardovi.blogspot.com S.

    Un vecchio proverbio cinese (una delle poche cose buone che venga da quelle parti :-P ) dice: ‘Se qualcuno ha fame non dargli un pesce, insegnagli a pescare’.

    Un corso universitario o post-laurea che abbia come tema l’attualità non potrà mai essere esaustivo. Ciò che sia stato analizzato per trascriverlo su di un libro è già diventato vecchio.

    Dunque il docente di quel corso deve insegnare qualcosa di molto più difficile rispetto ad un insegnante, ad esempio, di storia. Non deve trasmettere un concetto, una nozione ma un metodo.

    Solo così il corso non sarà vecchio prima di partire ma potrà dare un vero valore aggiunto a chi lo segue.

  • http://www.goatelli.com Claudio

    Vivere la rete regalandole un bel pò di tempo!

  • http://www.giaiphong.org Gabriele

    Io mi trovo d’accordo con la tua opinione. Alla fine anche chi ha una formazione di base più debole può comunque può rafforzarla, se comunque c’è un chiaro interesse di fondo, girando girando girando ed osservando osservando osservando, chiedendo se è necessario, ma provando provando e … provando… alla fine, un piccolo risultato conseguito autonomamente sbattendoci la testa è sicuramente meglio di un milione di potenziali risultati teorizzati in un corso… e comunque è sempre un ottimo slancio a fare meglio e tenersi al passo… alla fine senza neanche sbattersi più di tanto…

  • Claudio Cicali

    Io sono assolutamente per la valorizzazione dell’autoformazione. Il problema della stessa è la legittimizzazione del suo valore: come fare oggettivamente a dimostrare che ti sei ‘saputo’ formare? Come fai a farti riconoscere l’impegno devoluto nelle giornate passate a leggere articoli, libri o blog che magari coprivano solo al 50% le tue aree di interesse ma, still, erano da leggere? Anche io insegno e so bene che spesso un corso preparato oggi, per l’anno prossimo dovrà essere rivisto senza paura di riformarlo anche un po’…

  • http://www.blinko.com David Casalini

    Io non sono proprio d’accordo. Ovviamente sono favorevole all’autoformazione ma penso che un punto di partenza, autorevole, che insegni le basi, sia importante al tempo stesso.

    Poi ovviamente se questo non crea un interesse continuo ha poco lavoro. Ma sui social media come in qualsiasi altro campo

  • http://blog.delbono.eu/ Marcello del Bono

    Io credo che il problema della fomrazione e quello dell’aggiornamento vadano visti separatamente. I Master e corsi post laurea devono soprattutto fornire le competenze fondamentali finalizzate a una particolare specializzazione. Lo dico da ex studente (e graduated) MBA che ha pure sofferto una certa scollatura dall’attualità dell’economia mondiale e italiana durante il Master.

    Un buon Master deve darti anche e soprattutto la capacità di guardare al tuo campo in autonomia e, una volta completato il percorso formativo, di autoaggiornarti.

    Tanti professionisti – e i loro clienti – che mancano delle basi della materia su cui lavorano beneficierebbero sicuramente molto di un back to basics…

  • Cristian Andreatini

    Sono anche io convinto che la miglior cosa è l’autoformazione e comunque non sono da scartare corsi e quant’altro.Insegnare, imparare e poi applicare il metodo è fondamentale, ascoltare in continuazione giudizi e pareri sulla materia da altre persone è già una grande formazione.

  • http://blog.delbono.eu/ Marcello del Bono

    Io credo che il problema della fomrazione e quello dell’aggiornamento vadano visti separatamente. I Master e corsi post laurea devono soprattutto fornire le competenze fondamentali finalizzate a una particolare specializzazione. Lo dico da ex studente (e graduated) MBA che ha pure sofferto una certa scollatura dall’attualità dell’economia mondiale e italiana durante il Master.

    Un buon Master deve darti anche e soprattutto la capacità di guardare al tuo campo in autonomia e, una volta completato il percorso formativo, di autoaggiornarti.

    Tanti professionisti – e i loro clienti – che mancano delle basi della materia su cui lavorano beneficierebbero sicuramente molto di un back to basics…

  • Feba

    io sono parzialmente d’accordo, ma in particolare in questo settore occorre fare una distinzione.

    L’università, il master, il corso di specializzazione vanno bene per imparare le basi. Lavorare in rete però richiede una serie di competenze che si sviluppano solo con l’autoformazione continua. Solo chi lavora in rete le assegna la giusta importanza, e solo chi vive la rete sa quanto è difficile descrivere le competenze acquisite in modo oggettivo.

    L’effetto è di aumentare le barriere all’ingresso, come se la ‘reputation’ si dovesse solidificare al punto da poterla affiancare al percorso di studi tradizionale. Inoltre, rimanere aggiornati consente di aumentare la probabilità di essere ‘la persona giusta nel posto giusto’ nel momento in cui si cambia o si amplia l’attività lavorativa, perchè le competenze richieste sono talmente variegate e poco descrivibili in un annuncio di lavoro che ho l’impressione che il passaparola conti di più rispetto ad altri settori.

    Opinione personale e completamente opinabile.