Twitter, dall’altare alla polvere e ritorno
Si parla così tanto su Twitter, anche sui giornali, che ormai non c’è professionista della comunicazione che non ne abbia sentito parlare. Purtroppo però molti ne parlano senza averlo provato e lo giudicano senza averlo studiato e compreso. Dalle persone che meno ti aspetti, competenti e preparate nel loro campo, mi sono sentito dire, anche recentemente che Twitter è "parlasi addosso", "tra poco non lo userà più nessuno", "non serve a nulla, ma va solo di moda", "presto ne arriverà un altro e non vale la pena perderci tempo", "perché dovrei usarlo?".
Ognuno ha la sua opinione e, per ciò che mi riguarda, la rispetto. Mi meraviglia però che si pretenda di comprendere un fenomeno, senza un po’ di umiltà e senza provare a capire, studiandolo, cosa ci sia di tanto rivoluzionario, anche per la comunicazione in ambito professionale. Il tempo dirà chi aveva ragione, ma credo alcuni indizi sul futuro li abbiamo già, semplicemente tracciando le pratiche di uso dello strumento.
L’ultimo caso finito nel mio radar, in ordine di tempo, è costituito dalla Presidenza di turno dell’Unione Europea svedese, che partirà dal primo luglio. La Presidenza ha un profilo su Twitter usato per comunicare, non sparando messaggi automatizzati, ma con pensieri condivisi dallo staff che cura la comunicazione e non solo. Cinque persone, insieme al profilo ufficiale, aggregati in una apposita pagina sul sito ufficiale, per rendere la comunicazione più fluida.
L’operazione ha ancora margini di miglioramento – gli account personali non sono personalizzati nello sfondo e altro – ma è indubbiamente un buon punto di partenza anzi, un modello da seguire. Ognuno può farsi la propria opinione, semplicemente seguendone l’operato, giorno per giorno.














Trovo che Twitter sia uno strumento efficace, potente, duttile e veloce per la diffusione e la condivisione delle informazioni e la partecipazione democratica.
Appassionata delle diverse applicazioni offerte dal web 2.0 le utilizzo per il mio lavoro di diffusione delle politiche sociali europee, fino ad ora a costo zero.
Felice di vedere citato il caso della presidenza Svedese, che per altro seguo da che è presente in twitter!