Dieta mediatica /1 – Vittorio Zambardino
Su spunto dell’Atlantic, ho pensato di chiedere ad alcuni giornalisti italiani di raccontarmi la loro dieta mediatica di una giornata tipo. Da quelle pubblicate sull’Atlantic Wire, ho imparato molto, oltre ad aver soddisfatto diverse curiosità (vedi la dieta di Clay Shirky ad esempio, molto critico verso TechCrunch e il gossip tecnologico). Il primo a raccontare la sua dieta mediatica è Vittorio Zambardino.
La mia dieta mediatica è tanto variata quanto onnivora e disordinata. Seguiamo la traccia del tempo, l’unico criterio certo, soprattutto perché non dipende da me.
In genere dopo questo primo giro del mattino ha inizio la giornata professionale. Fino a quando ho lavorato a Repubblica, cioè fino a pochi giorni fa, trovavo sulla scrivania una piccola “mazzetta” formata da repubblica, sole e corriere più Herald Tribune e Financial Times. Ora che sono indipendente, compro repubblica e il sole, a turno Corriere e il Foglio (questo anche su web). IlFinancial me lo son lasciato in abbonamento web. Poi affondo in un po’ di cose spaccabit, tipo techmeme, unico aggregatore che mi consento.
Una volta in casa e alla scrivania metto Sky Tg24, che tengo a sobollire tutto il giorno, con zapping sulle all-news straniere. Mi piace molto la televisione cinese in inglese, con quelle lezioni di tai chi che mi fanno venir sonno.
Poi, nuoto nella rete, ma non ho mai due tragitti uguali. Ogni giorno diverso. Non uso reader né aggregatori. Infatti mi capita di non vedere thread importantissimi o di prendere qualche cantonata. Ma da tempo ho deciso di accettarmi per ciò che sono, quindi vado avanti così. Leggo di post in post, aiutato ora da Facebook, Friendfeed, qualche volta Twitter, più spesso dalle mail di amici e colleghi che mi mandano segnalazioni. Trovo che seguire i percorsi intellettuali degli altri sia piacevole e utile.
In questo modo guardo una decina di blog, forse 12-15, di cui quattro o cinque sempre nuovi rispetto al giorno prima. Lo confesso, guardo Dagospia. Si deve, anche se a volta puzza di merda.
Nel pomeriggio la fame di news si attenua. Leggo, scrivo e, mi voglio rovinare, penso.
Mi capita anche di dover esser via, quindi di solito non mi informo in queste ore del giorno. A volte però trovo interessantissimi gli approfondimenti di Sky, soprattutto quelli di economia condotti da Sarah Varetto.
La sera le news tv, con molto Sky e sempre più con sofferenza rai e mediaset: lo scempio di realtà che vi si svolge mi pesa molto. Trovo invece che il canale diretto da Emilio Carelli sia davvero il miglior servizio pubblico a disposizione in questo paese, insieme a Radio Radicale, che ascolto a ore fisse per le rubriche che mi interessano. Soprattutto la conversazione domenicale di Pannella, di solito in podcasting.
Nel corso della giornata guardo e riguardo Repubblica.it. Mi è rimasto questo tic, la considero mia figlia, non posso non guardarla. Sempre più guardo Facebook. E’ il mio sondaggio personale nel mondo. Sguazzo negli umori e nelle fesserie che tutti ci scriviamo. Mi pare roba importante.
Per scelta non guardo i vari talk show: da Annozero a Ballarò. Unica eccezione, ma non tutte le settimane: Lerner e l’Infedele. Invece mi riguardo in webcast la Gabbanelli. Mi piace il giornalismo.
Ma lasciatemi dire una cosa. Leggere su carta mi costa sempre più fatica. Una volta mi piaceva seguire il “sottotesto” che ogni giornale tracciava della giornata, come un’intepretazione del sogno collettivo, fatta da un analista molto capace. Oggi mi riesce difficile. Trovo i giornali pesanti, arrancanti, sempre in ritardo sulla “chiave” che il momento ci suggerisce. A volte mi capita di mettere da parte il giornale di oggi, perché ho la sensazione che sia quello di ieri. E invece è quello di oggi, ma accade con la rete io sono già su altre priorità.














Pingback: Il Blog di Dario Denni » La dieta mediatica di Dario Denni