La libertà ritrovata, viaggio nell’ecosistema della rete tra attenzione e informazione
La Libertà ritrovata è uno dei migliori libri che abbia letto nel 2010. Scoperto per caso, mi ha così appassionato da divorarlo in meno di 48 ore. Cosa mi ha attratto? Il modo semplice e coinvolgente con cui l’autore descrive il rapporto che abbiamo con Internet e con il computer, aprendo spunti di riflessione sui problemi quotidiani che viviamo un po’ tutti (calo di concentrazione, perdita di attenzione, dimenticanze), immersi in un flusso continuo di informazione (email, SMS, Twitter, feed RSS, aggiornamenti di stato, messenger) che spesso ci travolge e ci affoga.
Franck Schirrmacher è molto bravo nell’aprirci gli occhi su momenti di vita vissuti capitati a molti di noi (certamente a me) e a collegare questi banali fenomeni in un disegno più complessivo, grazie ad un insieme di studi scientifici puntuali e originali. Curioso poi come venga citato Surplus Cognitivo, appena letto, e Alan Turing, nominato anche in un altro libro letto recentemente (Tu non sei un Gagdet).
Il volume apre tanti punti interrogativi ma offre anche qualche suggerimento per venirne a capo. Gli spunti ad ogni modo sono così tanti che non posso non citare qualche piccolo estratto, per darvi una idea della sua prosa.
Le tre ideologie che negli ultimi due secoli hanno cambiato la vita della gente in modo massiccio e duraturo sono state il taylorismo (cioè l’ottimizzazione del lavoro gestita con il cronometro e la spinta alla massima efficienza), il marxismo e il darwinismo. Tutte e tre queste visioni del mondo si ritrovano nell’epoca digitale in una versione “personalizzata”, non come ideologia bensì come prassi di vita: il taylorismo sotto forma di multitasking, il marxismo sotto forma di informazioni gratuite (ma anche di una specie di “autosfruttamento” su Internet, aspetto che favorisce soprattutto Google) e il darwinismo sotto forma di vantaggio per chi accede per primo a una qualsiasi informazione decisiva.
I bambini di cinque anni nascondono i BlackBerry o li gettano nel wc per far sì che i genitori parlino con loro.
Ma non si tratta di intelligenza scarsa, in calo o di istupidimento. Perché l’intelligenza possa formarsi ed essere notata c’è bisogno di attenzione. Ed è proprio l’attenzione ciò che stiamo perdendo: la più importante fonte di energia per il nostro io emotivo e mentale, come sostiene Maryanne Wolf.
la maggior parte della gente si trova più volte al giorno nella situazione di aver dimenticato ciò che stava per dire o fare. In condizioni normali non è un problema: ci si concentra, si cerca un qualsiasi appiglio (“Che cosa avevo detto prima?”), si ripercorrono gli ultimi minuti prima del blackout come se fossero un racconto (“Dunque… prima ero in cucina… poi ho aperto l’armadio… poi è suonato il cellulare…”), si aspetta o si dichiara la cosa irrilevante (“Vuol dire che non era poi così importante”). Ma quando i blackout diventano sistematici e facciamo sempre più fatica a distinguere che cosa era importante e che cosa no, diminuisce sempre più anche la capacità di aiutare la memoria con questi stratagemmi.
Così ci troviamo in mezzo a questo paesaggio primitivo e fiutiamo la preda. Dobbiamo scoprire il cibo nel nostro habitat e valutare costi e vantaggi delle potenziali prede. Non possiamo farci sviare, e il dispendio di energia che ci costa la caccia o la raccolta deve avere un rapporto ragionevole con l’energia che ricaviamo. Se sentiamo bene l’odore della preda, perché è molto vicina o il vento soffia nella direzione giusta, raggiungiamo l’obiettivo. Se invece lo sentiamo poco, continuiamo a vagare senza meta. Ma vale sempre questa regola: l’attenzione che dedichiamo alla nuova informazione deve essere ripagata. In caso contrario, moriamo di fame. Tuttavia noi, i cacciatori della società dell’informazione, con il nostro comportamento di caccia abbiamo un netto svantaggio rispetto agli animali selvaggi: i nostri istinti peggiorano a vista d’occhio perché le distrazioni sono sempre maggiori. Siamo come un leone addomesticato che dà la caccia ai topi perché non è mai sicuro che al loro interno non possa nascondersi un bufalo. Per questo ci muoviamo nella catena alimentare dell’informazione con una fame insaziabile, sempre con il rischio di sprecare per niente la nostra attenzione e la nostra energia.
La società dell’informazione sviluppa tecnologie senza proporre alternative e, poiché si rinnova quasi ogni due anni, è tra le cose più emozionanti che la nostra generazione possa vivere. Perciò dobbiamo prendere in mano noi stessi questo cambiamento. Non subirlo.
Nell’economia dell’informazione ci troviamo sempre a rubacchiare qualcosa da mangiare, sempre affamati per un continuo calo della glicemia. Lo scambio di informazioni funziona come il metabolismo umano: ogni byte è un biscotto che, come sappiamo, ben presto fa venire ancora più fame. Per questo bisognerebbe riflettere bene su quanto in realtà si paga quando è tutto gratis: per l’all you can eat è il corpo che paga, per l’all you can read è la mente. Non abbiamo abbastanza risparmi mentali per ciò che crediamo di consumare
una reale conoscenza si ottiene solo quando ci si considera esseri non calcolabili: chi pensa al mondo e a se stesso come parte di un processo algoritmico, non è più in grado di difendersi dalla sorveglianza delle telecamere o dei software che valutano e calcolano ogni espressione della nostra vita.
Disclaimer: il libro in formato ebook è stato recensito grazie alla piattaforma The Review Engine, alla collazione di BookRepublic.it e a Codice Edizioni che lo hanno fornito gratuitamente.













