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Day 2 in Afghanistan: la polvera cancella il programma

26 giugno 2011 Nessun commento

Per la prima volta il meteo del mio telefono registra la situazione della città in cui mi trovo, Kabul, come mai mi è successo prima: polvere. Proprio polvere potrebbe essere la parola chiave del giorno, visto che proprio le cattive condizioni di visibilità ci hanno impedito di portare a termine il programma del giorno.

Sulla carta tutto non poteva essere più interessante – posso rivelarlo, visto che non potremo purtroppo più andare, causa impossibilità di riprogrammare l’agenda da qui a mercoledì – un giorno da turisti, in una delle zone più sicure e tranquille dell’Afghanistan: Bahmian. Magari il nome non ti dice molto, ma è tristemente famoso per i grandi Budda scavati nella montagna, opera monumentale protetta dall’UNESCO e distrutta dai talebani, quando erano ancora al potere.

Sveglia alle 5,10 per essere pronti alle 5,30. Ci rechiamo all’aeroporto dell’ambasciata USA a Kabul per prendere un elicottero che ci porterà sul luogo prestabilito, ma alle 6,30 ci viene comunicato il primo ritardo, causa bassa visibilità. Il sole, già alto alle 6,00, appariva infatti come un cerchio bianco pallido, proprio per il pulviscolo nell’aria. L’attesa si protrae, mentre l’aeroporto – una struttura oserei quasi dire di fortuna – si riempe di almeno 50 persone in attesa di prendere aereo o elicottero per recarsi in varie parti dell’Afghanistan. Si tratta di personale diplomatico o associato a USAID, l’agenzia di cooperazione internazionale americana.

La situazione migliora, i voli si attivano, ma il nostro elicottero è pronto a partire solo verso le 10,45. Saliamo sull’elicottero, un MI8 russo, e poco prima del decollo siamo fatti scendere per un guasto meccanico che richiede una riparazione. Torniamo al terminal e, dopo un tira e molla di “20 minuti ed è pronto”, “ci siamo, altri 5 minuti”, “stanno chiudendo tutto, siamo quasi pronti”, verso le 12,30 ci comunicano la cancellazione definitiva del volo. Arriva una prima macchina per portarci in albergo e tre di noi, me compreso, ci muoviamo se non che la radio chiama e ci dice di tornare indietro: un altro elicottero è pronto a trasportarci. Torniamo indietro e alle 13,30 siamo pronti a partire. Dopo un’ora non siamo però a destinazione, come sperato, ma torniamo alla base perché la scarsa visibilità ci impedisce di valicare le montagne e raggiungere la meta.

Stanchi e affamati torniamo infine in albergo a pranzare dopo le 15,00.

L’unica cosa che ci inventiamo è un giro in una famosa via a 5 minuti a piedi dall’albergo. Consultati con l’ambasciata, usciamo in 5 a fare un giretto soli e senza scorta di alcun genere – tutti gli altri spostamenti fatti fino ad ora sono stati in auto blindata – senza incontrare problemi di alcun genere.
A dare un po’ di pepe alla giornata è un uomo anziano che parla inglese e ci invita con insistenza a bere un the nel suo negozio, chiacchierando un po’ di Afghanistan, soprattutto passato. La conversazione è divertente e riusciamo quindi a parlare finalmente con un locale, con lingua sciolta a parlare di come gli afghani non siano talebani e che i russi hanno imparato la lezione, ma meno propenso a parlare della situazione attuale e del governo Karzai.

Finita la chiacchierata torniamo in albergo e ci prepariamo alla giornata di domani, per cui è prevista un’altra tappa fuori dalla capitale. Vedremo se riuscirò a scrivere qualcosa domani sera o solo al ritorno a Kabul martedì. Nota positiva, l’appuntamento per domani è alle 8,15 e forse riusciremo tutti a dormire finalmente un po’.

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