Day 5 in Afghanistan – Progetti di sviluppo dopo l’attacco all’Intercontinental
La quinta e ultima giornata in Afghanistan si è ufficialmente conclusa e tra poco più di 7 ore c’è il volo per l’avvicinamento all’Europa, via Dubai. Dire che è stata una esperienza unica è dire poco. Non capita tutti i giorni di poter conoscere un paese in guerra da una posizione privilegiata. Certamente, di parte e filtrata, ma comunque con un punto di vista ricco di spunti e capace di generare riflessioni a non finire.
Riflessioni sulla vita nella capitale di uno dei paesi più poveri al momento, sull’essere in costante pericolo di attacco terroristico, sulla vita delle diverse parti chiamate a combattere, ad offrire aiuto in termine di cooperazione, ad organizzare le relazioni media di chi sta combattendo, ovvero ISAF/NATO/USA.
A questo si è aggiunta la possibilità di vivere questa esperienza insieme ad un gruppo di altri cinque giornalisti, professionali, preparati, amalgamati in poche ore, capaci di ragionare insieme sullo scenario, di scambiare opinioni ed esperienze, di ridere e di divertirsi insieme, perché pur presenti in un paese in guerra l’essere umano ha un naturale bisogno di momenti di svago e di socializzazione.
Per queste ragioni ho accettato di partecipare a questa missione di blogger embedded, consapevole dei rischi (limitati), dell’opportunità che mi è stata offerta e dei limiti che il tutto avrebbe comportato: ho già scritto, del resto, che i costi della missione sono coperti integralmente da NATO e Governo USA e che per queste ragioni il supporto logistico e i progetti di cooperazione, così come la base militare visitata, sono stati forniti dagli americani.
Oggi posso dire di avere elementi in più per capire quale è la situazione oggi in Afghanistan, quale lo scenario da qui al 2014 e quali i rischi e le opportunità di un progressivo disimpegno ISAF/NATO dopo questa data. L’unico rammarico che posso avere è sulla durata del tour. Cinque giorni molto intensi sono il minimo indispensabile per formarsi una idea ma ne servirebbero almeno altrettanti per poter vivere un po’ di più la città, frequentare di più i militari, estendere gli incontri anche a diplomazie e organizzazioni non profit di altri paesi, così da avere un quadro più completo della situazione.
Da approfondire poi anche il concetto di embedded blogger – chissà che non ci sia l’occasione di ripetere questa esperienza in un altro paese, anche con un altro governo – e quello di eDiplomacy, con i social media considerati ormai uno dei terreni dove si forma il desiderio di democrazia nei paesi con regimi autoritari, con tutto quel che comporta in termini di comunicazione, di canali diplomatici ufficiali e di coinvolgimento delle community attive sui social media in termini di diplomazia.
Da domani comincia il volo di ritorno in Europa ma non in Italia, visto che sarò ancora per dieci giorni circa all’estero, questa volta per una missione vacanziera. Cercherò di essere online per pubblicare alcune storie, in particolare di ieri e di oggi – visita al centro sperimentale per una agricoltura sostenibile, colloquio con il capo della diplomazia ISAF a Kabul, cena di saluto con i diplomatici americani, il curioso percorso professionale da giornalisti a diplomatici, Paywast il mobile social network afgano, guidare sulle strade di Kabul – sul blog e su Twitter, prima di tracciare un bilancio a mente fredda della missione, con foto (circa 450 da selezionare e altre scattate dai colleghi) e video (una decina).
A meno di cinque ore dalla prossima sveglia è l’ora di chiudere questa quinta giornata.













