Prendo a prestito il titolo di Evgeny Morozov, L’ingenuità della rete* (Codice Ed., consigliato), per descrivere quanto è successo e sta succedendo dopo l’annuncio di Twitter di censurare messaggi di singoli utenti nel caso in cui singoli governi glielo chiedano, nel paese interessato e non negli altri.

A distanza di poche ore si è scatenato un pandemonio con discussioni infuocate e la condanna di Twitter, la protesta inscenata sullo stesso Twitter con il tag #Twittercensorship, sdegno e primi tentativi di boicottaggio con la ritirata verso identi.ca o Diaspora, per finire con uno sciopero degli utenti Twitter di 24 ore, oggi, e un altro tag di protesta #Twitterblackout.

Twitter fa notizia, considerando come in occidente sia secondo in popolarità (nel social web) solo a Facebook, forte di una community di utenti affezionata e coinvolta, tra media e attivismo digitale. Comprensibile quindi che tutte le testate giornalistiche, media online e blog professionali, abbiano subito coperto la notizia, attirando l’attenzione di tutti gli utenti socialmente responsabili.

Da parte mia, quasi sempre offline nelle ultime 48 ore per ragioni di lavoro, ho provato a farmi una idea, andando alla fonte primaria e cercando poi opinioni autorevoli dalla mia rete selezionata nel tempo. Questa l’opinione che mi son fatto.

Twitter ha reso noto in maniera trasparente come d’ora in poi risponderà alle richieste delle autorità dei singoli paesi per censurare singoli messaggi considerati in quel paese illegali. Fino ad oggi Twitter ha già censurato circa 4000 messaggi per rispettare la legge USA sul copyright (DMCA). Pensandoci un attimo, Twitter segue la stessa strada percorsa da Google, ovvero di informare gli utenti delle pressioni dei governi, sia per rispettare la legge (internet non è un mondo a parte), sia per essere trasparente sul proprio comportamento. Come Google, Twitter segnala il sito dove sono raccolti i tweet censurati.

Prima osservazione: se Google attua lo stesso comportamento di Twitter, qualcuno degli stessi che protesta e boicotta Twitter ha boicottato o non usa Google in favore di altri motori di ricerca e servizi? Pochi o nessuno, per quel che mi risulta.

Ho cercato quindi opinioni per capire se l’idea che mi ero fatto fosse o meno corretta e mi sono imbattuto nella posizione dell’EFF. EFF è l’organizzazione no profit che più di ogni altra, dall’avvento di internet, si è battuta e si batte per i diritti civili nel mondo digitale. EFF scrive che non c’è alcuna ragione per stracciarsi le vesti, che Twitter ha agito correttamente e che gli utenti dovrebbero vigilare che l’azienda tenga fede ai propri impegni e non vada oltre. L’articolo si chiude con l’informazione che la censura può essere facilmente aggirata semplicemente dicendo a Twitter di essere in un paese diverso da quello censurato.

Seconda osservazione: prima di gridare al complotto, inveire contro qualcuno, boicottare e scappare, criticare e protestare, forse sarebbe bene cercare di informarsi bene e capire se l’opinione sommaria che ci siam fatti sia o meno corretta. Conoscere l’inglese aiuta. Attendere che si posi un attimo la polvere e respirare profondamente prima di esprimersi è altra cosa buona e giusta.

Morale della favola

Twitter è una azienda profit, che ha uffici in diversi paesi del mondo ed è tenuta a rispettare le leggi nazionali e internazionali dei paesi dove agisce. Gli utenti hanno il diritto di pretendere il massimo della trasparenza dalle aziende di cui si servono. Non si può però pensare che internet sia un mondo a parte, dove le regole non esistono. Chi lo pensa è un ingenuo.

Ne hanno scritto anche Giovanni Boccia Artieri e Fabio Chiusi.