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Cosa faresti al posto di Twitter per evitare la censura?

29 gennaio 2012 8 commenti

Il post di ieri su internet, censura e l’ingenuità della rete ha scatenato un dibattito molto interessante. Per tua informazione, la pagina relativa al post è stata vista più di 1500 volte in 24 ore ed è circolata su Twitter in oltre 220 diversi tweet.

L’articolo ha suscitato in larga parte consensi, ma ci sono state voci discordi e Fabio Chiusi ha scritto poco fa sul perché non possiamo comunque rallegrarci. Sul suo post ho lasciato un commento, che voglio espandere qui a seguire, quale ulteriore contributo al dibattito. Se ne parli sul tuo blog, lascia un commento con il relativo link.

Non c’è da gioire sulla decisione di Twitter ma da parte mia credo la decisione di Twitter sia logica, realistica, naturale nel mondo in cui viviamo. Mi limito a prenderne atto. Non che sia il migliore dei mondi possibili, ma forse quella di Twitter è la soluzione migliore per il mondo in cui viviamo. Invito tutto a stare con i piedi per terra e mettersi nei panni di Twitter.

L’alternativa non è la libertà o l’anarchia, senza limiti, o l’opposizione ai governi, infischiandosi delle leggi nazionali, ma il modello Cina. Il governo cinese, in mancanza di garanzie, chiude tutto e favorisce cloni locali dei servizi esteri di cui non si fida. E’ successo con Yahoo!, Microsoft, Google, scese chi più chi meno a patti, ed è successo con Facebook e Twitter, che non sono ancora scese a patti. Nel capitalismo di mercato, le aziende cercano di mantenersi sul mercato rispettando i propri valori, ma non possiamo aspettarci che diventino martiri della libertà. Sono società per propria natura profit. Il compito di diffondere diritti civili e libertà di espressione sta alle istituzioni internazionali e ai governi, non a singole aziende.

Internet è transnazionale, non il diritto e la giurisdizione della rete. Non dimentichiamolo mai.

Al posto di Twitter cosa faremmo quindi? Duri e puri, ma bloccati e invisibili o aperti, trasparenti, rispettando le leggi locali? Vorrei il nome di una azienda internet sopra la legge, che ha provato a rifiutarsi di applicare una decisione come quella di Twitter, ancora sul mercato, accessibile su scala globale, senza oscuramenti. Non ne conosco.

L’alternativa non è non censurare nulla, lasciare gli utenti liberi di fare qualsiasi cosa e lavarsene le mani. Non funziona. Non funziona né quando gli utenti offendono o diffamano altri utenti, né quando gli utenti si esprimono contro i regimi autoritari e i regimi reagiscono oscurando il servizio. Non possiamo e non dobbiamo idealizzare alcun servizio del social web come salvifico, santo, libertario per natura, senza macchia e senza paura, perché significa distorcere la realtà. Non è questione di lasciare Twitter o Facebook o Google per altro, ma conoscere i limiti di ognuno di questi e decidere in coscienza se i pro ad usarli siano superiori ai contro e ai compromessi che queste aziende adottano. Ognuno ha il proprio limite di tolleranza, superato il quale non ci si limita però a scioperare per 24 ore, ma si abbandona la piattaforma in favore di altri servizi.

  • http://twitter.com/fabiochiusi Fabio Chiusi

    (Ti rispondo anche qui perché penso i tuoi lettori potrebbero essere interessati)

    Grazie, Luca. La tua è una posizione estremamente ragionevole e realistica – virtù che riconosco (in parte) anche a Twitter. Io resto tuttavia convinto che sia il momento di provare a gettare lo sguardo più avanti, e immaginare a cosa stia conducendo questa ‘sinergia’ (involontaria credo) tra governi ignoranti/disinteressati/corrotti, aziende approfittatrici (non è necessariamente il caso di twitter, ma pensa al mercato della sorveglianza digitale dei regimi nutrito da aziende occidentali) e cittadini digitali inconsapevoli e/o strumentalizzati se protestano. Ecco, a me sembra il cocktail sia pericoloso, micidiale. E che sia il tempo di provare a cambiare le cose tutti insieme. Senza una collaborazione di tutti e tre questi tipi di attori temo sia molto difficile prevedere un futuro roseo per la libera circolazione delle idee online. Troppo pessimista?

  • http://www.massimilianodeconca.org/ Massimiliano

    Continuare ad utilizzare twitter per diffondere pensieri, idee, riflessioni
    http://blog.massimilianodeconca.org/?p=54

  • http://www.facebook.com/jack.insopportable Jack Insopportable

    credo che il problema è legato alla condizione in cui si trova la società  che sta a capo del Social Network. il problema è infatti legato al fatto che twitter è una società privata e quindi deve accettare, per continuare a vivere, le richieste dei governi. Se analizziamo un momento quali sono i servizi che non temono le rappresaglie dei governi scopriamo che questi sono rappresentati da servizi opensources con tecnologia P2P dove ogni utente è client e server, riuscendo quindi a superare qualsiasi blocco da parte dei governi. Utilizzare un servizio fornito da una società privata come sttrumento di libertà avrà sempre i suoi limiti, ma internet permette di creare appunto centri di discussione liberi nati dalla cooperazione di più persone. Twitter è solo un prodotto commerciale che darà vita a futuri social opensources,   

  • Pingback: social | Pearltrees

  • Alessandro Capriccioli

    Io, dopo averci riflettuto un po’, credo di vederla così. Disponibile a cambiare idea, come sempre, se qualcuno mi mostra aspetti che ho trascurato. http://metilparaben.blogspot.com/2012/01/dare-twitter-quel-che-e-di-twitter.html

  • Pingback: free as a bird? | Alaska

  • Luca Conti

    Grazie Alessandro :-)

  • Luca Conti

    Grazie Massimiliano