Vado controcorrente ma è necessario. Per gli early adopter (i primi a buttarsi sulle novità) italiani Pinterest è diventato il pane quotidiano. Per gli addetti ai lavori (comunicazione online) è diventato un cavallo di battaglia. Per i media desiderosi di pagine viste (blog soprattutto) è un argomento da citare ogni volta che si può. Ognuno impegna il suo tempo libero come crede, consiglia i suoi clienti come meglio può e scrive di ciò che vuole, tutto legittimo.

Consiglierei Pinterest per una strategia sul social web in Italia oggi? No!

Il perché? Non ci sono evidenze alcune che Pinterest stia qui per durare, abbia una massa critica di utenti reali e attivi, sia entrato nelle abitudini della massa, generi ricavi o numeri di qualsiasi genere interessanti in chiave business. Su blog specializzati in social media circolano ormai da mesi infografiche a più non posso che non dicono nulla: i numeri sono strabilianti ma, salvo la crescita di utenti certificata da Nielsen o Comscore, gli effetti sul business (traffico e ricavi) sono estratti da campioni discutibili, raccolti senza metodologia dichiarata da chi ha interesse a promuoversi, ovvero agenzie che vendono servizi a clienti per andare sul social web e su Pinterest ovviamente. Affidabilità di tali fonti, parziali e con palese conflitto di interessi? Nulla dal mio punto di vista.

L’ultima infografica su Pinterest è italiana. Stimo e conosco chi l’ha realizzata ma la critico e la considero inutile per una semplice ragione. I dati ben eleborati, anche rispetto all’Italia, non riportano valori assoluti, né certificati, né stimati con attendibilità, perché le fonti da cui sono estratte, Alexa e Google Trends in primis, offrono tendenze, ma nulla comparabile con le statistiche che contano, ovvero i campioni pesati e i numeri certificati di Nielsen, Audiweb, Comscore, che credo non abbiano ancora speso una parola sul traffico generato da Pinterest in Italia.

Perché se ne parla tanto?

Perché la novità genera genuino entusiasmo in chi guarda sempre un po’ avanti e a cascata c’è chi prende questo entusiasmo e traccia linee di tendenza tutte da dimostrare, per fare pagine viste, per accreditarsi come colui che interpreta il nuovo. Non è il caso né di Pier Luca Santoro, né di Guido Arata, che hanno generato questa mia riflessione, che hanno tutta la mia stima, personale e professionale.

In un paese, come il nostro, in cui la penetrazione di Internet è a livelli da ultimi della classe in Europa, in cui si cresce come navigatori ma mediamente si naviga meno (evidente che internet, salvo il nocciolo duro, è considerato accessorio e saltuario), in cui la fascia ultracinquantenne non naviga neanche la metà di quanto si naviga in Europa, in cui si parla tanto di Twitter ma pochi milioni sull’insieme dei navigatori lo conosce e lo usa, dove si passa tanto tempo su Facebook ma poi si aprono profili personali per il business invece che Pagine, forse è un paese che ha bisogno di pochi proclami, poche fughe in avanti e di un impegno serio e quotidiano sull’aiutare, stimolare i navigatori italiani a navigare meglio, usare meglio i motori di ricerca, essere più consapevoli e fare qualche piccolo passo in avanti quotidiano.

Ciò che sta avvenendo, da un po’ di tempo ormai, è la fuga in avanti di una avanguardia che non si accorge di andare avanti sola, sempre più sparuta, che non si tira dietro nessuno. Il divario tra chi usa internet al 100% e chi no, cresce. Basta vedere i dati Nielsen, Audiweb, Eurostat e interpretarli un minimo per rendersene conto.

L’interesse di media lungimiranti e di addetti ai lavori altrettanto lungimiranti dovrebbe essere quello di cavalcare il vecchio, che ancora è nuovissimo per chi non l’ha scoperto. Vedi alla voce PMI italiana. Mostrare la pepita di Pinterest a gente che non ha ancora capito come funziona un sito web e una Pagina su Facebook, è fumo negli occhi. Non serve a far crescere il sistema paese, non serve a guadagnare (che mercato può avere la consulenza su Pinterest in questo scenario? minima!), non serve a raggiungere alcun obiettivo di medio termine, se non a fare qualche pagina vista in più o attendere che la profezia si autoavveri.

La prossima volta che ti presentano una infografica su Pinterest o qualsiasi altra moda del momento, vai in fondo a leggerti le fonti e la metodologia. Se il campione di aziende non è specificato o è ristretto o la fonte non è chiara o generica, chiedi altre informazioni o diffida.