Ieri a Roma si è tenuto un incontro, promosso da Confindustria Digitale, per stimolare il Governo e l’opinione pubblica a muoversi in fretta nella promozione dell’economia digitale, prima che sia troppo tardi, accelerando investimenti dedicati e promuovendo politiche di incentivo a tutti i livelli.

Tralascio sugli interventi nostrani per evidenziare l’intervento del Vicepresidente della Commissione Europea Neelie Kroes, già ascoltata con le mie orecchie nel novembre 2011 al Forum d’Avignone. Per chi la segue su Twitter e sul web ciò che ha detto ieri Kroes non è una novità. vale la pena a mio avviso sottolineare un passaggio del suo discorso, il seguente:

First, we need digital skills.

Remember that our young people face horrific unemployment. Well, here’s one sector where vacancies could soon outstrip supply: a talent shortage of around 700,000 ICT professionals by 2015. This is a huge opportunity for Italy – where the share of graduates studying computing is just a third of what it is in other big western European countries

If we didn’t do that, and weren’t ready to meet tomorrow’s human capital needs, we would do a great disservice to our people and our economy And look at the other end of the skills spectrum, too. When so many things are best found online, you have to worry about the risk of a digital divide

41% of Italian adults have never used the Internet. 41% of citizens missing out on all those online opportunities. That’s two to three times the levels seen in France, Germany or the UK. What will happen to them?

Digital skill, ovvero competenze digitali, in un momento in cui il 41% degli Italiani non si è mai connesso ad Internet. Cosa succederà a questo 41% quando tutti i servizi saranno solo digitali?

Incentivare le startup, defiscalizzare gli investimenti sul digitale, promuovere la banda larga con interventi pubblici nelle zone di fallimento di mercato, digitalizzare la pubblica amministrazione. Tutte attività sacrosante, oggi in testa all’agenda su cui si preme sul Governo perché ci sono dietro imprenditori, investimenti, posti di lavoro, profitti potenziali che premono. Tutto sacrosanto e benedetto, visto il ritardo accumulato, ma poi?

Non sarebbe forse il caso che ogni attore – associazioni di categoria, editori, imprese web, imprese tecnologiche, telecom, enti locali, enti di ricerca – si spendesse un minimo per diffondere la cultura digitale, oltre che tecnologie e connessioni a basso costo?

Sarò stato distratto, ma per politiche che contrastino il divario culturale ho sentito poco fino ad ora.

Un plauso poi al Vicepresidente Kroes per i suoi discorsi commentabili puntualmente online, come quello di ieri. A quando una operazione simile da parte di ministri, deputati, segretari di partito, che ora giocano con Twitter e Facebook, ma che forse sarebbero i primi ad aver bisogno di un po’ più di competenze digitali?