Stimolato da un post di Silvio Gulizia qualche settimana fa ho deciso di propormi come blogger per Huffington Post Italia e, dopo una piacevole chiacchierata con il responsabile dei blog Stefano Baldolini, il blog prenderà ufficialmente vita in settimana. Pubblicato questo post, mi metterò all’opera per il primo post del nuovo blog.

Perché aprire un blog su una testata giornalistica senza alcun compenso economico?

La ragione è semplice. Non attiverei mai un blog su una piattaforma terza se non ne avessi uno mio, dal quale gestire in autonomia la mia presenza in rete e le mie opinioni su qualsiasi cosa. Un blog su una piattaforma terza è utile a parlare con un pubblico diverso, aggiuntivo, e farsi conoscere da chi non ti conosce ancora, oltre a far circolare idee e raccoglierne di nuove. All’estero fior fior di professionisti partecipano o curano blog per conto terzi proprio con questo scopo. Faccio due esempi tra tutti: Garrett Goodman su Huffington Post e Dan Schawbel su Mashable.

Perché Huffington Post e non Il Sole 24 Ore o Wired?

Su Wired.it il buon Federico Ferrazza mi aveva offerto un compenso per scrivere due post a settimana e ha durato poco tempo: sentivo l’obbligo di dover scrivere su argomenti che avrei potuto trattare anche qui su Pandemia. Sul Sole 24 ore ho scritto per anni con piacere, fino al momento in cui ho realizzato che il compenso economico, modesto, era venuto meno, e che i contenuti non erano in alcun modo valorizzati all’interno del sito. Spiace dirlo ma è così, basta vedere il trattamento di visibilità del progetto Nova100 nel sito attuale.

Huffington Post mi piace, perché vuole combattere nella lega dei più forti nelle news online italiane e ha carte da giocarsi, sia per l’affiliazione col network internazionale di Arianna Huffington, sia per la visibilità diretta e indiretta che il Gruppo L’Espresso gli ha fornito. Mi piace che i blog abbiano una buona visibilità sulla home page del sito, più che altrove. Avrei potuto chiedere un blog ad altre testate dove scrive gente che stimo (Il Post, Linkiesta, Il Fatto quotidiano, L’Espresso) e forse me l’avrebbero dato, ma rispetto a Huffington Post in queste piattaforme i blog o sono marginali o le testate hanno una linea editoriale in cui non mi riconosco.

Cosa scriverò su Huffington Post che non posso scrivere qua?

Huffington Post mi offre piena libertà di manovra, potendo riprendere i contenuti prodotti per loro anche qui, se lo volessi, ma il punto è un altro. Il blog su Huffington Post vuole parlare a un pubblico più ampio, di non addetti ai lavori, ragionando sui cambiamenti della rete in questi anni, commentando l’attualità quando lo merita, cercando allo stesso tempo di contribuire ad aumentare la consapevolezza del potenziale di cambiamento del social web, al di là della superficie in cui sembra che tutti sappiamo usare tutti gli strumenti e che siamo già arrivati. Non è così.

Il nuovo blog vuole essere un ponte tra società, tecnologia e social web, con una frequenza di pubblicazione settimanale e interventi tempestivi sull’attualità, se valuterò il valore aggiunto di una mia opinione in merito.