Tim O'Reilly

La lettura dell’articolo di Evgeny Morozov sulla retorica di Tim O’Reilly richiede almeno un’ora del tuo tempo, ma ne vale assolutamente la pena. Il povero Evgeny (lo chiamo per nome perché ci conosciamo) si è sbobbato in tre mesi tutti i discorsi video, tutti gli scritti (libri, archivi blog, tweet) di Tim O’Reilly e ne ha scritto, fondamentalmente per criticarne la retorica, in particolare rispetto a Web 2.0, open source, Government 2.0, architettura della partecipazione e altre espressioni (meme) fatte proprie e lanciate da O’Reilly.

Il prodotto finale, con lo stile provocatorio e sprezzante che chi legge Morozov conosce già, è una critica feroce, dissacrante, che smonta pezzo per pezzo il lavoro di Tim O’Reilly, reinterpretandolo come lo sfruttamento di termini e di concetti relativi a innovazione, trasparenza, partecipazione, per fini meramente speculativi, finanziari e di profitto personale.

Un’analisi al microscopio dei discorsi di O’Reilly sembra disegnare uno scenario in cui le battaglie per promuovere innovazione, apertura dell’amministrazione pubblica, diffusione di internet, sono in realtà operazioni tese a dominare una visione internet-centrica e privata della società, con lo scopo prevalente se non unico di aumentare le opportunità di business del privato, a danno del pubblico, senza preoccuparsi di distorcere con la retorica concetti su cui ognuno potrebbe essere d’accordo.

Morozov è ruvido e spigoloso, ma è fatto così, non è assolutamente costruito. Il risultato non può che generare polemiche e rigetti da parte di chi è criticato e in una nota finale lo stesso Morozov racconta che non ha intervistato Tim O’Reilly per scelta consapevole e che si attende un attacco di ritorno in grande stile da parte di O’Reilly.

Personalmente ho sempre abbracciato l’espressione Web 2.0 come efficace a raccontare un cambiamento in corso e ho seguito O’Reilly in varie occasioni, comprese alcune delle sue conferenze, negli USA e in Europa (Web 2.0 Expo NYC e Europe, TOC NYC e Francoforte). Rivisitato il recente passato con le lenti di Morozov, non nascondo di sentirmi in parte manipolato. Cercherò di non usare più l’espressione Web 2.0, il 2.0 appiccicato ovunque e altri dei meme di O’Reilly. Non voglio più contribuire a tale agenda.

Guardando l’Italia di oggi non mancano i Tim O’Reilly nostrani, che con lo stesso stile diffondono il verbo di open data, startup e innovazione per fini meramente di profitto personale. Tutti concetti benemeriti per riformare e risollevare l’Italia di oggi, ma siamo consapevoli che l’agenda di chi promuove queste rivoluzioni ha spesso un interesse diretto, non sempre dichiarato, che nella migliore delle ipotesi coincide con l’interesse pubblico, ma non sempre. Non faccio nomi, ma basta notare come la parola startup viene abusata e si capisce facilmente chi ci si è butatto per far soldi o riciclarsi e chi ci crede genuinamente.

Se di truffaldini si parla – l’articolo di Morozov è intitolato “il truffaldino del meme” – in Italia ne abbiamo più di uno da cui guardarsi.