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14 anni e non sentirli

Oggi 14 anni fa, nel lontano 13 Dicembre 2002 scrivevo il mio primo post su questo blog, che all’epoca era all’indirizzo http://pandemia.clarence.com. Può far sorridere a molti, ma all’epoca il blog era l’unico mezzo per esprimere i propri pensieri su internet, in un modo accessibile ai più. Niente Twitter, niente Facebook, niente Snapchat, niente YouTube, niente Instagram o Flickr o Pinterest. All’epoca i blog erano di nicchia e i giornalisti li cominciavano appena a scoprire.

In 14 anni è cambiato il mondo in cui viviamo e il modo in cui ci esprimiamo. Il blog è stato il primo strumento che ha avviato il cambiamento che oggi è diventato la norma. All’epoca era abbastanza ardito immaginare un mondo in cui metà o quasi della popolazione ha un dispositivo collegato a internet in tasca, che usa per comunicare in tempo reale e in forma multimediale con i propri amici, con i colleghi, per piacere, per lavoro, per partecipare alla vita pubblica con le proprie opinioni.

Le conseguenze politiche e sociali sono quelle che viviamo tutti i giorni. Gente che si fa influenzare da notizie non verificate che vengono condivise dai propri amici, gente che pubblica la prima cosa che gli venga in mente su qualsiasi argomento, gente che non ha alcuna inibizione nel condividere in pubblico momenti della propria vita privata, figli minorenni inclusi. Il social web, come piazza della condivisione e del dibattito pubblico, è diventato invivibile. Chiudersi nella propria bolla non è la soluzione purtroppo.

Nel mio piccolo, non ho mai smesso di contrastare l’uso improprio di questi magnifici strumenti con l’esempio, condividendo casi positivi, buone pratiche, stimolando a essere curiosi, uscire dai sei siti solitamente navigati, sperimentando, senza farsi usare dalle piattaforme e senza cadere nelle abitudini sbagliate della massa (lo fanno tutti, quindi è giusto, no? No!). Nessun dito puntato, nessuna polemica da alimentare. Di fronte a certi fenomeni preferisco parlare d’altro o non parlare, per non alimentare chi trae vantaggio dalla polemica stessa. Se mi sono tenuto lontano da certi dibattiti, ora sai il motivo.

Nel 2017, come è quasi ovvio che sia, proverò a sperimentare qualcosa di nuovo, affiancando altri strumenti a quelli che amo e che continuerò a usare (blog e Twitter). Indizio: sentirai più spesso la mia voce.

Quest’anno ho dovuto cancellare un nuovo viaggio versi climi più temperati, col vantaggio che avrò modo di scrivere ancora, condividendo qui e su lucaconti.it un bilancio di questo 2016.

A rileggerci qui per altri 14 anni e oltre. Ne abbiamo fatta di strada insieme e il cammino continua.

Buon viaggio!

1 risposta su “14 anni e non sentirli”

Eheh, stiam diventando tutti quattordicenni. E’ strano vedere, raccolto in un archivio, un pezzo di strada lungo “anni”. Inizia a mostrarti non solo cosa fai, ma anche chi sei.
In bocca al lupo per i prossimi.
Ciao,
Emanuele

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