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La pubblicità su Internet in Italia – Ed. 2017

mercato pubblicita internet italia

La pubblicità su Internet in Italia continua a crescere. Il nuovo rapporto dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano parla chiaro. Stiamo parlando di 2,6 miliardi di €. Clicca sulle immagini per ingrandirle.

Il peso di internet, tra tutti i mezzi, continua a crescere, ma resta ben lontano dalla televisione. La tv, seppur in leggero calo come quota di mercato, mantiene un solido dominio al 50% e nel 2016 inverte la tendenza e guadagna un punto percentuale. Da notare come a livello globale si prevede un sorpasso del digitale a danno della tv, proprio quest’anno. Nel Regno Unito internet è già il primo mezzo, ma la BBC a differenza della RAI non ha pubblicità.

Chi perde, nettamente, è la carta stampata. Dal 2008 al 2016 perde la metà della quota di mercato. L’inizio del 2017 non promette bene, considerando che solo aprile ha visto -19% di ricavi sul 2016.

formati pubblicita

Tra i formati più preferiti dagli inserzionisti c’è un boom, previsto, del video e della pubblicità sui social (=Facebook e Instagram). La pubblicità su Google AdWords è stabile, ma perde complessivamente quote di mercato. Il native advertising è ancora poca cosa. Incredibile ancora la quota di classified (annunci di lavoro su LinkedIn?).

device

Il desktop raccoglie ancora più della metà del mercato, ma smartphone e tablet crescono velocemente. In paesi dove il digitale è più sviluppato, il mobile copre già più del 50% del mercato. In Italia non ci siamo ancora, ma è solo questione di un paio d’anni al massimo.

Dove va la pubblicità? Google e Facebook (più Microsoft, Amazon, Twitter e LinkedIn) si stanno mangiando presto tutta la torta, a scapito soprattutto degli editori e delle loro concessionarie.

concentrazione

Ultima nota. I media in Italia derivano ancora metà dei ricavi dalla pubblicità. Non è un buon segno, considerando come il Prof. Scott Galloway consideri, giustamente, la pubblicità come una tassa sui poveri. Ci stiamo impoverendo e non abbiamo risorse per comprare i media che consumiamo?

Il comunicato dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano