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Le tre leggi della scrittura da “Come non scrivere” di Claudio Giunta

come non scrivere copertina

Se scrivi professionalmente (e non), Come non scrivere di Claudio Giunta dovrebbe salire immediatamente in testa alla tua coda di lettura. L’inizio con le tre leggi della scrittura promette molto bene.

Legge di Borg

Una volta il giornalista Roberto Gervaso fece questa domanda al grande tennista Björn Borg: «La impegna di più un set con Lendl o un set con McEnroe?» (insieme a Borg, i due più forti tennisti dell’epoca). Rispose Borg: «Mi impegna tutto, anche un set con mio nonno». La prima cosa da tenere a mente, quando si scrive, è: bisogna impegnarsi. Ed è una buona norma anche quando si scrive un’e-mail, anche quando si scrive la lista della spesa. Se ci si impegna in queste cose semplici, cioè se si è accurati, scrupolosi, precisi, si sarà accurati, scrupolosi e precisi anche nelle cose più complesse e importanti. Chiameremo questa legge, la prima delle tre che ci daremo, Legge di Borg.

Legge di Silvio Dante

In una delle tante scene memorabili dei Soprano(cercate Gerry whacked in YouTube), il mafioso Silvio Dante è al ristorante col mafioso Gerry Torciano, che di lì a poco verrà ammazzato. Gerry vuole dire qualcosa a Silvio, ma lo fa con circospezione, dice e non dice, perché non sa bene come reagirà Silvio. A un certo punto Silvio, esasperato, lo ferma: «Wanna say something? And say it then, Walt fucking Whitman, over here!».Walt fucking Whitman, over here! Silvio Dante ha ragione, come sempre: i poeti come Walt Whitman possono parlare in maniera complicata, oscura (anche se Whitman in realtà non è affatto oscuro: ma lo è per Silvio, che non frequenta molto la poesia…); chi parla o scrive per farsi capire deve parlare e scrivere chiaro. Voi, a meno che non scriviate poesie, scrivete per farvi capire, dunque la seconda cosa da tenere a mente è: scrivete chiaro. È una regola che – come la Legge di Borg – non conosce eccezioni. Chiameremo questa seconda legge Legge di Silvio Dante.

Legge di Catone

La terza e ultima cosa da tenere a mente, quando si scrive, è condensata in una famosa massima latina:Rem tene, verba sequentur, cioè (come diremo più avanti, è quasi sempre meglio non usare il latino, quando si scrive in italiano) «Se conosci la cosa di cui vuoi scrivere, le parole verranno da sole». Vuol dire che difficilmente si riesce a scrivere di qualcosa che non si conosce: o meglio, se si scrive di qualcosa che non si conosce si finirà inevitabilmente per fare finta di sapere, per volerla dare a bere al lettore, e questa necessaria finzione ci renderà confusi e fumosi. E vuol dire che, se conosciamo bene un argomento, troveremo anche le parole per spiegarlo. Molte persone, che magari non hanno mai letto un libro, diventano straordinariamente faconde quando si tratta di raccontare una partita di calcio o di parlare di una canzone o di un film che amano: perché parlano di qualcosa che sta loro a cuore e che conoscono molto bene (per questo, a scuola, una cosa saggia da fare almeno ogni tanto è chiedere allo studente che proprio non riesce a mettere insieme due righe sui Sepolcri di Foscolo di scriverne una decina su qualche sua passione, che sia il calcio o il rap o il motociclismo: è probabile che se la caverà bene). Dunque non c’è proprio alternativa: per scrivere bene della poesia di Petrarca, o del cinema di Kubrick, o della storia del Novecento bisogna conoscere bene Petrarca, Kubrick e la storia del Novecento. La terza cosa da tenere a mente è perciò:per scrivere bene di una cosa, bisogna averla studiata seriamente. Chiameremo questa terza legge Legge di Catone, perché è al retore Catone che la frase Rem tene, verba sequentur viene attribuita.

Queste sono le tre cose, le tre leggi da tenere a mente, ogni volta che si prende la penna in mano, o si comincia a digitare sulla tastiera.

 

Come non scrivere, Claudio Giunta, UTET 2018

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