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La politica con la P maiuscola, in 3 libri da leggere prima delle elezioni

In questo inizio 2018 ho letto tre libri che hanno a che fare con la politica, quella con la P maiuscola. Ne consiglio la lettura, meglio se prima delle elezioni. Un po’ meno (inutili) talk show, telegiornali e sondaggi, un po’ più di libri. Ne vale la pena.

Teoria della classe disagiata

Raffaele Alberto Ventura scrive un bellissimo libro che descrive molto bene il sentimento di tutti gli under 40 italiani, la classe disagiata del titolo. Riporto un estratto dell’inizio del libro, molto efficace nell’introdurre il tema.

L’esperimento

Jacopo Iacoboni, giornalista de La Stampa, firma un libro inchiesta sul MoVimento 5 Stelle ricco di dati e analisi. Mette in fila tutti i momenti chiave della storia di questo partito e ne traccia un quadro che non ha bisogno di commenti. Da leggere senza pregiudizi, né a favore, né contro.

Uno scandalo molto inglese

Questo libro si legge come un romanzo, ma è tutto vero. La storia raccontata ha come protagonisti alcuni politici inglesi degli anni ’60 e ’70. Non si discute di politica, se non per alcune leggi chiave, ma vale la pena leggerlo per comprendere come ciò che non avviene davanti alle telecamere, tra scandali e compromessi, sia molto più interessante. Chissà che prima o poi qualcuno non scriva un libro altrettanto divertente sulla politica italiana degli ultimi anni?

L’estratto da Teoria della classe disagiata

Qualcuno dice che siamo stati educati a trasgredire i limiti, qualcun altro che i limiti bisogna conoscerli e rispettarli. La nostra tragedia, dico io, è che entro quei limiti non ci stiamo più. È come la storia di Auguste Langlois, avete presente?

Una sera il duca Jean des Esseintes si presentò al bordello assieme a un giovanotto di umili origini, Auguste Langlois appunto, raccattato per strada e fatto ubriacare per bene. Non appena il giovane si fu ritirato in camera assieme a una ragazza, il duca si rivolse alla tenutaria, Madame Laura, per illustrarle il suo piano machiavellico: «La verità è che sto semplicemente costruendo un assassino». In quel momento e ancora per pochi minuti, di fatto, il ragazzo è vergine e ha raggiunto l’età in cui comincia a ribollire il sangue, a sfrigolare l’ormone. «Potrebbe indirizzare questo desiderio verso le femmine del suo stato», fa notare Des Esseintes, «e accontentarsi della piccola quota di monotona felicità che la società riserva ai poveri. Invece in questo luogo di perdizione scoprirà dei lussi che non avrebbe mai nemmeno immaginato, e che resteranno scolpiti per sempre nella sua memoria».

Il duca accompagnerà Auguste al bordello ogni quindici giorni, così che il ragazzo finisca per abituarsi a piaceri che non potrebbe permettersi: secondo il suo diabolico calcolo, dopo tre mesi quei piaceri saranno divenuti per lui assolutamente irrinunciabili, mentre la loro frequenza non sarà stata sufficiente a saziarlo. Proprio a quel punto Des Esseintes smetterà di finanziarlo: «E allora lui ruberà, pur di continuare a venire in questo bordello! Farà ogni sorta di follia pur di rotolarsi su questo divano! E alla fine, costretto alla rapina, io spero che ammazzerà qualcuno!» Così il duca avrà ottenuto il suo scopo: «Creare un furfante, un nuovo nemico per questa odiosa società».

Per rendere infelice un uomo, suggerisce Des Esseintes, è sufficiente abituarlo a uno stile di vita che non può permettersi: l’infelicità alimenterà il suo risentimento nei confronti della società, incapace di garantire bisogni divenuti assolutamente necessari. E il risentimento fomenterà la rivolta. Per fortuna Des Esseintes non è altro che il personaggio di un romanzo scritto nel 1884 da Joris-Karl Huysmans, Controcorrente, e simili sadici non esistono davvero… Si sa, tuttavia, che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Per ottenere il medesimo risultato ci siamo affidati, noialtri, alla scuola dell’obbligo, alla propaganda dell’industria culturale e alle prediche degli intellettuali, che fin da piccoli ci hanno educati ai lussi dello spirito e alla dissimulazione di tutto ciò che, attorno a noi, è «economico» – ovvero la realtà che ci attende fuori dal bordello. Adesso che ci siamo in mezzo, vorremmo avere capito prima la trappola in cui ci andavamo a cacciare.