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Esperienze

Ritorno alle origini, più un ragionamento su blog e social web

L’età d’oro dei blog personali si è chiusa da tempo. Con questa si è chiusa anche l’utopia del citizen journalism e del dialogo dal basso che genera conoscenza, cambiamento dal basso, ribaltando l’agenda dettata dai grandi media e dagli interessi che li governano, inclusa la politica e le lobby. 15 anni fa si sognava di poter influenzare l’opinione pubblica, attraverso il passaparola della blogosfera, amplificato dal potere dell’algoritmo di Google, che amava fortemente i blog, nel bene e nel male.

Cambia l’algoritmo e cambiano le abitudini

Negli anni l’algoritmo di Google è cambiato e quasi un terzo dei siti web è diventato un blog, considerando la quota di mercato di WordPress soltanto. I contenuti sono cresciuti in maniera esponenziale. Le aziende hanno cominciato a comunicare in massa e il pubblico televisivo è approdato in rete dalla porta del social web (o dovrei dire Facebook). Anche cittadini digitali emancipati e istruiti (tra cui la maggioranza dei blogger della prima ora) usano Facebook per ospitare testi lunghi e conversazioni visibili soltanto a chi è iscritto e loggato su Facebook, abbandonando di fatto il supporto all’open web. La grande conversazione si è spostata quindi dai blog a Facebook, su piattaforme proprietarie, senza particolari resistenze. I nuovi cittadini digitali non si pongono neanche il problema. Creano contenuti dove c’è interazione. Chi ha un interesse di business si è adeguato e ora è costretto ad aprire il borsellino per pagare per avere attenzione, ma lo fa ben volentieri, riducendo gli investimenti pubblicitari su altri mezzi (carta e pubblicità locale) meno misurabili e interattivi.

Addio rilevanza, ma non è cosa nuova

In questo scenario è onesto dire che questo blog ha perso la rilevanza conquistata nei primi anni. Il traffico in ingresso dai motori di ricerca si è notevolmente ridotto, non essendo più Pandemia l’equivalente di un giornale online specializzato frequentemente aggiornato, quale era questo spazio negli anni d’oro. Per scelta personale ho ridotto gli aggiornamenti, pensando di usare Twitter per commenti veloci e segnalazioni di link da conoscere. Per scelta personale ho azzerato la distribuzione di link sulla pagina Facebook e sul profilo LinkedIn, per non incentivare l’uso di piattaforme proprietarie. Per scelta ho deciso di togliere dalla mia rete personale su Facebook 4000 persone di cui ero amico, lasciando 50 persone amiche in giro per il mondo, lasciate poi a bocca asciutta, senza aggiornamenti per mesi e mesi.

In e out

Negli ultimi due anni, a corrente alternata, ho ripreso a bloggare con entusiasmo per alcune settimane o mesi, per poi tornare a un digiuno di pubblicazioni per altrettante settimane o mesi. La discontinuità non paga e il prezzo pagato per questa libertà è stato un calo drastico dell’interesse verso questo spazio. Come biasimare i lettori? Molti non se ne sono neanche accorti, col collo chino sul newsfeed del proprio profilo Facebook, già abbastanza ricco da non farsi domande su cosa non c’è più o su cosa sta altrove. Chi continua a frequentare questo spazio è perché probabilmente ha conosciuto il sottoscritto in questi 15 anni di presenza attiva sul web e in 10 anni di attività professionale a sostegno di organizzazioni e aziende. Una parte lo scopre da Twitter e una parte viene da Google, ma in quantità molto limitate.

Eureka!

Considerando questa fotografia, oggi ho avuto una illuminazione. Pensando che per questioni di ottimizzazione per i motori di ricerca, questo spazio dovesse essere popolato soltanto da articoli lunghi, articolati, ben formattati, originali e pensati sul lungo termine, ho finito per disaffezionarmi e scrivere con una frequenza a dir poco saltuaria. Quasi un lavoro. Chi c’è passato o chi ha letto qualche libro di psicologia sa bene che quando una passione si interseca con un compenso, il piacere diminuisce e il lavoro diventa quasi un peso. Non c’è più lo stesso trasporto e lo stesso entusiasmo.

Da oggi questo spazio subisce una nuova metamorfosi, come ne ha subite diverse. In termini cinematografici si potrebbe usare il termine reboot. Un riavvio, non partendo da zero, ma tornando a cosa questo blog è stato per anni, prima che nascesse lucaconti.it e decidessi di trasformarlo in uno spazio di conversazione intorno alla mia sfera professionale: internet, media, tecnologia e poi social media e marketing. Oggi voglio fare un passo indietro e provare (sì, è un tentativo, senza aspettative di successo sicuro) a riprendere il piacere della scrittura, qui e su lucaconti.it, con meno pressioni, per me, per intercettare eventualmente un pubblico con interessi e affinità culturali simili a me.

Stimoli culturali e niente di più

Se vorrò condividere qualcosa relativo a marketing, social media e temi di carattere professionale, lucaconti.it sarà lo spazio privilegiato che ospiterà questi contributi. Pandemia invece tornerà a ospitare suggerimenti di carattere culturale, che spaziano da articoli e link, libri, film, idee che vale (secondo me) la pena conoscere e approfondire. Se qualcuno troverà questi contenuti interessanti e vorrà diffonderli, condividerli, commentarli, ne sarò felice. Se no, sarò comunque contento di aver lasciato sul web qualche contributo volto a stimolare riflessioni, così da crescere tutti insieme, un passo per volta.

Non mi interessa arrivare primo su Google, né di raggiungere x visitatori o fare x pagine viste. Questo spazio parla di me e contribuisce certamente alla mia immagine, ma non ha alcun obiettivo di business da raggiungere. Aggiungerò immagini quando le troverò utili, ma non sempre. Niente commento all’attualità fine a se stesso, niente ricerca di visibilità per personal branding. Chi vuole raggiungere questi obiettivi usa scientificamente Facebook e il formato video per poi vendere qualcosa. Legittimamente per altro. Pandemia non è e non sarà niente di questo. Non ho intenzione di correre in questa competizione. Non è una novità. Tornerò a distribuire i link dei miei post, ma non pubblicherò contenuti nativi, se non su Twitter, ma con moderazione. Chi vuole veramente conversare con me può farlo qui. Il motivo per cui ho cominciato a scrivere online è stato il piacere di condividere. A questo si è aggiunta la consapevolezza che la scrittura online è una palestra che aiuta a chiarire le proprie idee e a comunicare meglio, in forma scritta e non. Negli anni ho perso questa abitudine e oggi è il momento di riprenderla, senza inibizioni e senza obiettivi specifici.

Ci divertiremo.

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