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L’utopia del tempo ben speso

Un altro articolo messo da parte si inserisce sulla scia della critica ai podcast, criticando gli audiolibri. L’occasione è buona per fare un’altra autocritica, attività che mi riesce abbastanza bene ultimamente, più del solito almeno.

Per anni, nel periodo più produttivista della mia vita, coincidente con il momento in cui lavoravo di più viaggiavo di più ed ero sempre connesso, con poco tempo veramente libero e un consumo di media alle stelle, ho applicato e teorizzato che ogni minuto della mia vita doveva rendere al massimo. Non in termini economici, ma di rendimento in senso lato. Continuo a pensare che il tempo per sedersi davanti alla tv e fare zapping (sul digitale terrestre, Sky o Netflix cambia poco) è passato da tempo e che i contenuti (film, serie tv, musica, libri) devono essere scelti con cura, promuovendo diversità di opinione e di punto di vista. Non penso più però che ogni minuto libero debba essere valorizzato. Non sono il solo, a leggere in giro (il grassetto è mio):

There’s no ideal relationship with time, either, though attempting to use it perfectly might be among the worst things a person could do. Bellamy’s hyper-efficient utopia was so aesthetically offensive that William Morris, a leader of the Arts and Crafts movement, wrote an entire book in rebuttal. And what Donald Katz calls “dead time” is artistically and intellectually invaluable: it’s when writers get book ideas and readers find room to reflect on the books they have read. In that sense, it’s not only the Amazonification of reading that’s suspect, but of every small task—walking to the grocery store, browsing the aisles—that once created space for thinking about nothing.

Complici avvenimenti della vita, dolorosi e non (lutto incluso), sono cambiato. Ho capito che perdere tempo può aiutare a ricaricarsi. I contenuti, grazie al digitale, si moltiplicano e diventano accessibili come non mai, ma proprio per questo se ne può fare a meno. Posso decidere di non accendere la televisione, se non per guardare qualcosa in compagnia. Posso decidere di lavorare o leggere un libro in silenzio. Posso camminare per la strada ascoltando ciò che vedo, senza bisogno di una colonna sonora che mi accompagni. Posso cucinare senza stimoli sensoriali che non sia me che taglio la verdura. Non ho bisogno di leggere quello che tutti stanno leggendo, vedere tutto quello che gli altri stanno vedendo (in tv o al cinema). Posso avere tempo per scrivere qui, scrivere la mattina su un diario cartaceo, posso parlare con i miei amici tenendo il telefono in tasca anche quando non mi ricordo qualcosa di cui stiamo discutendo. Sono perfino riuscito a spegnere la televisione quando pranzo dai miei, senza generare rivolte sociali.

Nella nostra era in cui in qualsiasi momento possiamo accedere a milioni di ore di video online, migliaia di serie tv e film on demand, libri per tutti i gusti (e tralascio gli inutili contenuti social pubblicati da influencer, aziende, amici che non sono veramente amici), il vero lusso è non consumare. Pensaci. te lo dice uno che comunque lavora online e passa tanto tempo a consumare media

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