Edilizia, digitalizzazione e sostenibilità

Formazione permanente

Edilizia, digitalizzazione e sostenibilità sono tre parole apparentemente senza alcuna correlazione. Dopo aver partecipato al convegno dentro Klimahouse – fiera sulla bioedilizia e sull’efficienza energetica, giunta alla 15esima edizion – ho capito che digitalizzazione e sostenibilità sono le nuove frontiere del mondo delle costruzioni. Un mondo meno digitalizzato rispetto ad altre industrie, dove l’impatto ambientale, misurato in termini di consumo di suolo, consumo di energia, emissioni, rifiuti è ancora molto alto, troppo alto. Dal convegno di Klimahouse, dove sono stato ospite della fiera, ho imparato molto e voglio condividere con te alcuni spunti di approfondimento.

Sostenibilità

Il tema della sostenibilità dell’edilizia è un tema chiave per l’immediato futuro. Il tempo scorre inesorabile e abbiamo ormai pochi anni per ridurre le emissioni di gas serra, cercando di fermarci prima del superamento della soglia che renderà la crisi climatica irreversibile. Ogni industria deve per questo fare la sua parte, compreso il mondo delle costruzioni. Le Nazioni Unite hanno fornito dati, citate a Klimahouse, che fanno riflettere:

“Over the next 40 years, the world is expected to build 230 billion square metres in new construction – adding the equivalent of Paris to the planet every single week,” said Fatih Birol, Executive Director of the International Energy Agency, at a side event of the One Planet Summit in Paris.

“This rapid growth is not without consequences,” he warned.

In 2016, an estimated 235 billion square metres (m2) of total floor area was reached. Over the next 40 years, an additional 230 billion m2 buildings will be constructed – the equivalent of adding the floor area of Japan to the planet every year to 2060.

When upstream power generation is included, buildings and construction account for 39 per cent of energy-related CO2 emissions.

ONU

In 40 anni è previsto un raddoppio della superficie edificata su scala globale. Se questo non avverrà usando materiali a basso impatto ambientale, siamo spacciati. Su questo dovremmo essere tutti d’accordo. Cosa fare quindi? Utilizzare una superficie minore, aumentare l’efficienza energetica, utilizzare materiali naturali e riciclabili. Un aiuto viene dal legno e da quello che viene chiamato X-LAM (CLT), ovvero pannelli legno e acciaio da usare per edifici prefabbricati. Davanti a casa mia c’è proprio una casa costruita in questo modo, quindi non è fantascienza o il futuro, ma il presente. Dal convegno ho appreso che l’ingegneria degli edifici in legno sta superando nuovi traguardi. Attualmente l’edificio più alto è in costruzione in Norvegia e supererà gli 85 metri d’altezza. 18 piani, tutti in legno, a dimostrazione che la tecnologia è ormai rodata e tutti i pregiudizi sul materiale – si rovina facilmente, non è resistente quanto il cemento armato, altro – sono superati.

Durante il convegno ho scoperto un altro progetto, realizzato da poco, che dimostra come l’edilizia sostenibile sia una realtà del presente, a volerlo veramente. L’Hotel Jakarta di Amsterdam, 172 camere, è stato realizzato in due mesi e mezzo di costruzione di 176 moduli e 13 giorni di assemblaggio nell’arco di 4 settimane. 8 piani di edificio neutrale in termini di energia ed emissioni di gas serra.

Sapere che l’impatto ambientale possa essere ridotto oggi, con le tecnologie esistenti, mi ha entusiasmato, ma non è tutto.

Edilizia digitalizzata

Altrettanto entusiasmanti sono stati gli interventi di due docenti universitari: Achim Menges, Direttore fondatore dell’Istituto di progettazione e costruzione computazionale (ICD) dell’università Stoccarda e Benjamin Dillenburger, ETH Zurigo. Menges ha raccontato come la robotica possa trasformare l’industria delle costruzioni verso l’efficienza e il risparmio di energia. Due i progetti presentati: BUGA Wood Pavilion e BUGA Fibre Pavilion. Il primo formato da moduli in legno, assemblati da robot e messi in opera da umani, il secondo formato da moduli frutto dell’intreccio di fibra di carbonio e fibra di vetro. Entrambi mimetici rispetto a forme e principi della biologia e delle cellule. Il risultato? Strutture più leggere, materiali ridotti, meno energia nella produzione e nella messa in opera, minori tempi di realizzazione. Il prossimo stadio del progetto è aumentare la riclabilità degli edifici a fine vita. Due video mostrano come sono state realizzate entrambe le strutture.

BUGA Wood Pavilion
BUGA Fibre Pavilion

Benjamin Dillenburger ha mostrato i passi avanti della robotica applicata all’edilizia per costruire stampi e strutture in cemento, con stampanti 3D. In questo caso l’obiettivo è di progettare al computer forme alternative che mantengano le caratteristiche di resistenza fisica e di sicurezza, riducendo l’uso di materiale, scalando il tutto grazie alla creazione di stampi riutilizzabili su larga scala.

Altro progetto quello delle stampanti 3D che usano cemento fresco. Dopo studi e tentativi su tentativi – la scienza per progredire deve sbagliare e imparare dagli errori, è inevitabile – il risultato è stato raggiunto ed è già possibile creare pilastri portanti in cemento con una stampante 3D.

Non è lontano il giorno in cui queste tecnologie potranno essere usate su larga scala. Come già previsto, anche l’edilizia subirà un cambiamento della forza lavoro a causa dell’automatizzazione: più ingegneri a progettare al computer e meno operai a posare i materiali in cantiere. Il tema del convegno non era il futuro del lavoro, ma immagino che l’applicazione complessiva di manodopera si ridurrà. Ciò non significa che resistere al cambiamento sia una opzione.

Il Klimahouse Congress si è rivelato ricco di contenuti e spunti di riflessione. Dai siti linkati sopra e dai canali YouTube da cui ho tratto i video è possibile approfondire ulteriormente il tema dell’edilizia digitalizzata e sostenibile. Chissà che la tua prossima casa non si avvalga di una di queste tecnologie?

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