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Smettere di leggere le notizie e leggere libri

Dal primo aprile, non è uno scherzo, ho smesso di leggere le notizie online (e già non guardavo telegiornali, non ascoltavo radiogionali e non leggevo giornali/riviste di carta), coronavirus incluso; da qui la mancanza di aggiornamenti, mi son messo a fare altro. Ho smesso perchè mi sono reso conto che era il caso di ritornare al digiuno che già ho praticato in passato. I motivi, caso vuole, li ho ritrovati in un libro, che li spiega meglio di quanto li possa aver percepiti: Smetti di leggere le notizie.

I vantaggi? Un’ora e mezza al giorno, minimo, recuperata a favore di lettura di libri, che l’italiano medio non ha mai tempo di leggere, vero? Un umore migliorato: inutile deprimersi, frustrarsi quando quello che i può fare è fondamentalmente stare a casa e pensare ad altro.

Il 99,9 per cento delle notizie sono al di fuori della vostra sfera di influenza. Non avete alcun potere su cosa-dove-come avviene nel mondo. È molto più ragionevole dedicare le vostre energie a ciò su cui potete intervenire. Si tratterà verosimilmente di un mondo più piccolo dell’intera sfera terrestre. Ma tant’è. Ciò che accade nella vostra vita, nella vostra famiglia, nel vicinato, nella vostra città, al lavoro, lo potete influenzare. Il resto dovete accettarlo.

La democrazia non viene meno e neanche l’impegno civico, visto che entrambi c’erano prima della nascita delle notizie e continueranno a esistere.

«partecipare attraverso il consumo di media» non è forse un’immensa illusione? Una vera partecipazione implica l’azione. Crogiolarsi nella compassione, guardando al telegiornale le vittime di un terremoto che strisciano fuori dalle macerie, non solo non è d’aiuto, ma anche odioso. Se davvero vi sta a cuore il destino delle vittime di un terremoto, dei profughi di guerra e di chi muore di fame, donate del denaro. Non attenzione. Non lavoro sul campo. Niente preghiere. Soldi.

Precisazione: con notizie si intendono le breaking news e le notizie spicciole, che corrispondono ad oltre il 90% del panorama dell’informazione. Si escludono il giornalismo d’inchiesta, il giornalismo esplicativo e gli articoli lunghi di approfondimento.

Quotidiani di qualità come il New York Times, la Neue Zürcher Zeitung o la Frankfurter Allgemeine Zeitung, per esempio, veicolano anche cose insignificanti, ma niente di spregevole o esageratamente sciocco. Nella Faz non troverete notizie su un tizio che ha fatto sesso col suo tostapane. Eppure c’è un numero crescente di media – specie tra le pubblicazioni gratuite o on line – nel cui modello di business rientra il diffondere la peggior spazzatura possibile nella maggior quantità possibile. E non è perché i proprietari di questi media abbiano una predilezione per un umorismo grossolano. Né perché i redattori siano tutti dei trogloditi. Al contrario, imprenditori e redattori del settore sanno benissimo ciò che fanno: pubblicano spazzatura perché i consumatori ne vanno pazzi, e così facendo ne incoraggiano la produzione.

Il senso comunque è evitare tutte le notizie che è inutile sapere e che, ci piaccia o no, che lo vogliamo ammettere o meno, sono intrattenimento puro e semplice. Superfluo quindi.

Per non dire dell’impatto negativo sul piano emotivo:

Quando il nostro cervello incappa in un’informazione ambigua senza poter intervenire, assumiamo con il tempo il ruolo della vittima. Il nostro istinto all’azione si affievolisce. Diventiamo passivi. Il termine scientifico per descrivere questa condizione è learned helplessness (impotenza appresa). Gli psicologi americani Peter Seligman e Steven Maier hanno scoperto la learned helplessness negli anni sessanta. Dapprima attraverso esperimenti su animali. Fissavano un cavo al fondo della coda dei ratti. Tramite questo cavo trasmettevano ai topi delle scosse elettriche, non propriamente dolorose ma «fastidiose». Il primo gruppo di ratti poteva girare dentro una ruota, interrompendo così le scosse. Essi avevano dunque il controllo della situazione. Nel caso del secondo gruppo, invece, girare nella ruota non sortiva alcun effetto. Questi ratti erano in balia del proprio destino. Sebbene entrambi i gruppi ricevessero lo stesso input (scosse elettriche nella stessa quantità e frequenza), dopo una serie di shock si comportavano in modo del tutto diverso. I ratti del primo gruppo non mostravano alcun atteggiamento degno di nota. Se ne andavano per la loro strada come se nulla fosse successo. Gli animali del secondo gruppo, invece, esibivano un evidente cambiamento di indole.

Neanche a dirlo, se ne va anche l’attenzione:

Nel caso dei consumatori di news i ricercatori Kep-Kee Loh e Ryota Kanai, dell’Università di Tokyo, hanno concluso che più è alta la frequenza con cui consumiamo contemporaneamente diversi media, meno cellule cerebrali abbiamo nella corteccia cingolata anteriore, l’area del cervello che, tra le altre cose, è responsabile dell’attenzione, delle considerazioni morali e del controllo degli impulsi. Ed è in effetti ciò che si osserva nei drogati di notizie: la concentrazione si riduce e hanno problemi a dominare le proprie emozioni.

Tutte buone ragioni per prendersi una pausa, dedicarsi ad approfondimenti e meglio ancora a libri.

4 risposte su “Smettere di leggere le notizie e leggere libri”

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