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Libreria: la farmacia dell’anima? Sul serio?

Da lettore forte, posso dire che l’idea di riaprire le librerie, ora che il commercio è chiuso quasi totalmente, è una cattiva idea? Chiunque potrà quindi farsi un giro, con la scusa che ha bisogno di curare l’anima con un libro? Meglio l’anima che il fisico a rischio contagio da COVID-19? Sul serio?

Una settimana di chiusura in più o in meno non cambia certo il destino dell’editoria in Italia, ma per la curva dei contagi conterebbe eccome! Un appello ha fatto pressione sul governo, con questo tono:

Nei giorni passati, ci si è ingegnati a mandare in giro video e musica, per intrattenerci. Grazie, ma sono distrazioni molto brevi. Un libro ti tiene compagnia per tutto il tempo che vuoi.
Dateci pane per i nostri denti spirituali. Non di sola tachipirina vive l’uomo.

Mi dispiace, ma il COVID-19 non si combatte a colpi di paracetamolo. Se il presunto mondo della cultura non l’ha capito, non mi sembra ci sia tanta cultura dentro questo mondo.

L’appello poi, volutamente, nasconde il fatto che i libri continuano a circolare, molto più di prima a quanto mi dice una fonte del settore, attraverso il digitale con gli ebook. Chi legge in digitale non ha smesso certo di leggere, anche con i libri regalati generosamente da qualche editore.

L’industria editoriale e le librerie contano meno della salute pubblica, ma questi signori fanno finta di non saperlo.