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Le misure di contenimento ritardano soltanto l’inevitabile?

A due settimane dall’allentamento delle misure restrittive delle libertà personali in Italia, è utile riflettere e ragionare su cosa ci aspetta. Questa libertà durerà a tempo indefinito o torneremo ad altri periodi casalinghi forzati? Queste misure di contenimento (lockdown) sono efficaci? Dovremmo seguire l’insegnamento dei paesi che non hanno attuato misure così drastiche, con effetti negativi sull’economia e sul lavoro? Il dibattito è aperto.

Il modello svedese

Unherd, sito di informazione alternativo inglese, pubblica una intervista al Professor Johan Giesecke, epidemiologo e consigliere del governo svedese. L’intervista viene sintetizzata sul sito con diversi punti; questi sono alcuni:

  • UK policy on lockdown and other European countries are not evidence-based
  • The correct policy is to protect the old and the frail only
  • This will eventually lead to herd immunity as a “by-product”
  • The initial UK response, before the “180 degree U-turn”, was bette
  • The flattening of the curve is due to the most vulnerable dying first as much as the lockdown
  • The results will eventually be similar for all countries
  • Covid-19 is a “mild disease” and similar to the flu, and it was the novelty of the disease that scared people.
  • The actual fatality rate of Covid-19 is the region of 0.1%
  • At least 50% of the population of both the UK and Sweden will be shown to have already had the disease when mass antibody testing becomes available

Il dibattito

Ho trovato l’articolo su HackerNews, aggregatore dove si trovano sempre piccole perle. Sullo stesso sito, frequentato prevalentemente da sviluppatori americani, c’è un vivace dibattito dove, numeri americani alla mano, si contestano le affermazione di Giesecke:

  • Il tasso di fatalità allo 0,1% è inverosimile perché questo è già il tasso attuale nella città di New York: circa 8,8 milioni di persone e circa 9.000 morti
  • Il 50% della popolazione con anticorpi: campioni svolti in alcune città mostrano numeri di un ordine di grandezza più bassi e ancora meno
  • I numeri svedesi non sarebbero poi così confortanti dopo tutto

Come se ne esce?

Ognuno può avere la sua opinione a questo punto della storia e non la si può contestare più di tanto, fino a tanto che i numeri accumulati non cominciano a prendere una certa forma. Sempre che i numeri vengano raccolti con un certo criterio e che siano confrontabili. A questo punto ci si può fidare soltanto dell’ISTAT e dei tassi sulla mortalità nella popolazione raccolti da agenzia analoghe in altri stati

Mi fa riflettere però un ragionamento che ho trovato linkato nei commenti del dibattito su HackerNews, ovvero sul fatto che le misure contenitive, incluso il nostro lockdown, sarebbero misure che appiattiscono la curva nel breve termine, vero, ma che non impediscono il contagio a tutta la popolazione e neanche i morti, che sul lungo termine rimangono gli stessi, lockdown o no.

Questo ragionamento contesta il fatto che chi dice che il contenimento riduce la mortalità, include nel ragionamento il vaccino in 18 mesi, cosa che è tutt’altro che scontata a questo punto:

The duration of containment efforts does not matter, if transmission rates return to normal when they end, and mortality rates have not improved. This is simply because as long as a large majority of the population remains uninfected, lifting containment measures will lead to an epidemic almost as large as would happen without having mitigations in place at all.

But mitigations themselves are not saving lives in these scenarios; instead, it is what we do with the time that gives us an opportunity to improve the outcome of the epidemic.

Ciò che salva le vite è ciò che facciamo col tempo che prendiamo, con il lockdown. Come stiamo impiegando questo tempo? Questa è la vera domanda, a mio avviso.

11 risposte su “Le misure di contenimento ritardano soltanto l’inevitabile?”

Non condivido per nulla il contenuto del post. Costruire? Forse c’è da dematerializzare, non aggiungere, salvo dove c’è sottosviluppo.

Penso sia sempre stato chiaro che il lock down serve per rallentare e mantenere il numero dei malati accettabili rispetto alle strutture ospedaliere. Altrimenti avrebbero dovuto tutti superare la malattia nelle proprie case, e, vista la patologia, sarebbe stata più frequentemente fatale, anche per i middle aged.

Rispetto all’analisi dei numeri, credo che i confronti saranno molto difficili visto che parliamo di centinaia di variazioni del virus, in centinaia di nazioni con climi differenti, tempi differenti e trattamenti differenti. Certo un’idea ce la faremo ma sarà cmq molto approssimativa.

@Luca: se vai oltre la soluzione del costruire, rimane la domanda. Si parla di questa minaccia (virus delle vie aeree) da oltre vent’anni.

Perché nessuno si è predisposto in alcun modo ad affrontare la minaccia? È come quella climatica. Il solo fatto che è “di la a venire” non implica che bisogna ignorarla.
Ed invece lo abbiamo fatto per entrambe…

non condivido il modo di pensare dell’autore dell’articolo e neanche il suo approccio ai problemi. Molto americano, molto orientato al business, molto soluzionista. Preferisco dare credito e ascoltare voci diverse, quando posso.

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