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Leggere su carta o leggere in digitale?

Reader come home, di MaryAnne Wolf (tradotto anche in italiano), si interroga sulle differenze cognitive tra lettura su carta e lettura di schermo.

Spoiler: ciò che conta è leggere, per sviluppare uno spirito critico.

L’articolo che segue presenta e discute il libro.

https://scholarlykitchen.sspnet.org/2018/10/23/dear-reader-are-you-reading

P.s.

Il leggere su schermo è comunque inteso come leggere lunghi testi, non social media o brevi articoli giornalistici.

This is marketing

Un nuovo libro di Seth Godin è sempre un’occasione per riflettere, mettersi in discussione e cogliere nuovi spunti. L’inizio è nello stile di Seth Godin. I fan non rimarranno delusi, ne sono certo.


[Internet] It’s the largest medium, but it’s also the smallest one. There’s no mass, and you can’t steal attention for a penny the way your grandparents’ companies did. To be really clear: the internet feels like a vast, free media playground, a place where all your ideas deserve to be seen by just about everyone. In fact, it’s a billion tiny whispers, an endless series of selfish conversations that rarely include you or the work you do.

This is marketing

Scrivere in maniera inutilmente complicata, parla di te

Se invece vi rivolgete a un pubblico di persone che conoscono l’argomento di cui parlate, pensate che, se non sono sciocche, scopriranno il vostro bluff. Lo dico perché mi capita abbastanza spesso di leggere compiti scritti in cui lo studente scrive in maniera inutilmente complicata perché così crede di mostrare quante cose sa, e quanto profonde.

Lo sperimento tutti i giorni con i materiali che producono i miei studenti. Più la prosa è complicata, meno chiaro è il concetto trasmesso.

Brano tratto da Come non scrivere di Claudio Giunta, pubblicato da UTET.

Digital food marketing: consigli per promuovere un ristorante, con Nicoletta Polliotto

Nicoletta Polliotto

Nicoletta Polliotto ha pubblicato un libro indispensabile per chi si occupa di ristorazione in Italia oggi: Digital food marketing, pubblicato dal mio editore Hoepli. Ho pensato potesse essere interessante porre a Nicoletta qualche domanda per inquadrare il tema e capire meglio come il marketing digitale può aiutare il ristoratore a promuoversi meglio grazie a internet. Sei domande a cui Nicoletta ha risposta in maniera esaustiva e competente. Un ottimo antipasto prima di gustare il suo libro, disponibile in versione cartacea e digitale. Domande in grassetto.

Ristorazione e digitale: i bit non si mangiano e il gusto di un buon piatto non viaggia nella banda larga. Perché un ristoratore dovrebbe interessarsi di marketing digitale quindi?

Grazie Luca e un caro saluto ai tuoi lettori. La tua domanda è benvenuta e pertinente. Se partiamo dal tuo assioma e sostituiamo bit con carta stampata il prodotto non cambia. Sino a qualche tempo fa guide cartacee, publiredazionali e promozione sugli old media erano i canali utilizzati dai ristoratori per anticipare ed evocare bontà e profumi dei propri piatti facendoli arrivare nelle case dei loro futuri (si sperava) clienti.

Non penso che fosse molto più semplice (e soprattutto non così efficace!)

Nel libro (capitolo 1) parto con un’analisi sullo stato dell’arte della ristorazione italiana. Mi piace sempre partire dall’analisi dei dati che suggerisco sempre agli imprenditori della ristorazione. Sono imprese e quindi devono confrontarsi con numeri, tendenze, flussi turistici, nuove opportunità.

La ristorazione in Italia cresce ma non brilla, faticando ad abbracciare il “futuro”. Metà degli italiani scrive recensioni e cerca il locale da Mobile. Più di 4 milioni ordinano con il food delivery e il 70% vorrebbe prenotare il tavolo online.

Se tutti ora si spostano e viaggiano con uno smartphone in mano (al posto della Lonely Planet cartacea come succedeva 20 anni fa), che cosa dovranno imparare a utilizzare i ristoratori per farsi notare e diventare distinguibili, unici, irresistibili e quindi memorabili?

Questo nuovo manuale di Digital Food Marketing vuol essere una guida introduttiva, improrogabile, alla costruzione del piano di marketing digitale per il ristorante.

Digital-Food-Marketing

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Questione di virgole, perché la punteggiatura è importante

questione di virgole

Da persona che scrive professionalmente, mi piace leggere libri che suggeriscono come scrivere meglio. Questione di virgole è uno di questi. L’ho appena cominciato, ma promette bene:

Ma perché la punteggiatura è così sfuggente?

Nelle scuole primarie e secondarie, di interpunzione nessuno se ne vuole più occupare, all’università si scrive (e si corregge) sempre meno e pure chi dovrebbe dare il buon esempio, cioè giornalisti e scrittori, ha i suoi problemi.

La punteggiatura, come la dizione, sembra un accessorio da affidare al proprio istinto. Si ragiona «a orecchio» o, come si sente spesso dire, in «base alla respirazione».

La scrittura elettronica, ma anche quella dei periodici, sta contribuendo alla Grande Semplificazione. I catastrofisti dicono che rimarremo solo con il punto (o «soli con il punto»). Più che una scrittura telegrafica è un ritorno al telegrafo.

Questo libro tenta di fare chiarezza. Con semplicità e metodo, e la guida di mirabili scrittori, vengono illustrati gli usi corretti ed errati di virgola e punto e virgola, a partire da casi reali tratti da romanzi, saggi, periodici, ma anche da testi incrollabili come le leggi dello Stato, o effimeri, come la paccottiglia cartacea ed elettronica che ci si manifesta davanti tutti i giorni.

Questione di virgole