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Coronavirus: dispacci dal mondo

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The New York Review of Books ha un pandemic journal dove i collaboratori della rivista, sparsi per il mondo, raccontano come stanno vivendo l’emergenza Coronavirus nel proprio paese. NYRB avrebbe potuto gestire meglio il tutto con un blog multiautore, ma si sa che il mondo dell’editoria libraria non è esattamente il più tecnologico… C’è da accontentarsi della finestra sul mondo, anche se il formato non è quello ideale.

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Ritorno al blogging, grazie al Coronavirus

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Nel mio Feedly entra un nuovo blog collettivo pensato per riunire vecchi blogger e tornare a segnalare link e altre amenità, col pretesto del dover stare in casa causa Coronavirus. Il blog si chiama Indoor Voices e ha decine di blogger associati.

Sarebbe bello replicare l’idea con un network di blogger o ex blogger italiani. Non ho la forza di andare a recuperare contatti e a invitare gente, ma se c’è qualche volenteroso che volesse mettere in piedi qualcosa, sarei ben felice di dare un contributo. Intanto mi leggo Indoor Voices.

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Contro il consumismo culturale

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Il film del momento. Le serie tv del momento. Il libro del momento. I media (= i giornali online) prosperano nel segnalare continuamente cosa dovremmo leggere, vedere, soprattutto in tv e in streaming. Presi dal correre tutto il tempo sulla ruota del criceto, vogliamo investire al meglio quel poco tempo libero che ci rimane, vero? O ci facciamo consigliare dall’algoritmo, come nel caso dello streaming, o seguiamo i consigli delle nostre fonti preferite, che vengono anche dal social web. Anzi, che rimbalzano sul social web. Ogni settimana escono nuovi film, nuovi libri, nuove serie. Sono così tante e numerose che neanche gli addetti ai lavori riescono a starci dietro. Figuriamoci un pover’uomo (o povera donna) che ha da portare a casa la pagnotta, curare la famiglia e nel frattempo sopravvivere. Spesso ci dimentichiamo, come in tutte le attività in cui andiamo avanti col pilota automatico senza pensare, che ciò che … Continua a leggere

C’era una volta Il Sole 24 Ore

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Leggere i dati sulla vendita e diffusione dei quotidiani italiani è ogni mese drammatico. Gli ultimi dati certificati ADS per il mese di maggio 2019 confermano una tendenza in corso, ma per alcuni si aggrava.

Il Sole 24 Ore, giornale per cui ho scritto molti anni e che una volta diffondeva tranquillamente 350.000 copie, oggi è in calo verticale. In edicola segna -24% e vende appena 47.000 copie al giorno. Gli abbonamenti, sempre stati il suo forte, segnano un -12% per quelli di carta e un -28% per quelli digitali (le copie digitali vendute a un prezzo almeno parti al 30% del prezzo di copertina sono quasi tutti abbonamenti). Il totale è un -23% che significa che la vendita galleggia a 107.000 copie. Se continuasse così, entro la fine dell’anno scenderebbe già sotto le 100.000.

La Stampa è scesa sotto le 100.000 vendute in edicola (97.000) e con le copie … Continua a leggere

Il fascismo su Twitter che facciamo finta di non vedere

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Negli Usa è in corso un dibattito, da tempo, sulla reticenza di Twitter a intervenire per censurare i contenuti del movimento dei white suprematist. Forse, forse, Twitter farà qualcosa, forse.

Un po’ come se in Italia contenuti esplicitamente fascisti fossero espressi liberamente, senza alcun intervento della piattaforma. Ci interessa? Poco o nulla, sembra.

https://www.vice.com/en_us/article/ywy5nx/twitter-researching-white-supremacism-nationalism-ban-deplatformContinua a leggere

Quando l’intrattenimento diventa una commodity

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What’s striking about this isn’t the fact that some people don’t like season eight – plenty of people dislike plenty of things – but the sense of personal betrayal and disappointment. It’s to do with viewers’ ‘investment’, which feels newish as a metaphor for having sat in front of a TV programme. A barbarous sign of late capitalism, perhaps, an index of commodified leisure, of our enslavement by and impotent resentment of the attention economy.

‘Game of Thrones’ dal London Review of Books: https://www.lrb.co.uk/v41/n11/contentsContinua a leggere