Flash News
  • La scuola della vita Quest'anno ho dedicato non poco tempo a studiare come migliorare le mie relazioni personali. Un contribuito importante, oltre a varie letture, è venuto dal canale…
  • Una Pandemia lunga 16… Un altro anno è passato. Un anno con poco blogging, ma comunque ricco di contenuti. Meno condivisione in pubblico, più comunicazione in privato, più relazioni…
  • I bias della comunicazione… Nicholas Carr sa essere perfido quando vuole, ma coglie il punto. I mezzi di comunicazione digitale non sono neutrali e stanno influenzando il nostro modo…
  • Internet come Disneyland Today the internet is much more like Disneyland. If I’m building a restaurant in Disneyland and Disneyland thinks I’m making too much money, they may…
  • 10 competenze sviluppate dai… Leggere aiuta a sviluppare tante utili soft skill. Reading a lot of books isn’t about passing a few moments before bedtime. It takes discipline and…
Facebook Twitter Linkedin

Il pianto della stampa italiana

Continua l’agonia della stampa italiana. Non ho confrontato gli ultimi dati sulla diffusione di stampa quotidiana, settimanale e mensile, rispetto a un anno fa, ma i numeri parlano da soli.

Il Corriere della sera è il più venduto con 230.000 copie di cui meno di 200.000 in edicola. Repubblica ha una media cartacea di 159.000, ma se togliamo i picchi del venerdì, del sabato e della domenica con Il Venerdì, D e L’espresso, siamo più vicini a 130.000 al giorno.

I settimanali che superano la soglia delle 50.000 copie sono giusto 21 in tutto. I mensili non vanno meglio.

È evidente che si tira a campare, scommettendo sulla morte dei concorrenti più deboli e riducendo il costo del lavoro, per mantenere un minimo di margine economico.

I soldi con i contenuti li fanno Facebook, Google, Mediaset, Discovery e Sky/Comcast. Punto.

Dati Ads: diffusione e vendita a ottobre di quotidiani e settimanali, a settembre dei mensili (TABELLE) | Prima Comunicazione

https://www.primaonline.it/2018/12/11/282059/dati-ads-diffusione-e-vendita-a-ottobre-di-quotidiani-e-settimanali-a-settembre-dei-mensili-tabelle/

La crisi dei giornali italiani Ed. Aprile 2018

Mi diverto a consultare ogni mese i dati ADS sulla vendita dei giornali italiani e notare il calo continuo di copie. Inarrestabile! Caso vuole che proprio un anno fa scrissi un post sull’argomento, quindi il confronto viene facile facile.

Dalla tabella dei dati ADS di aprile 2018 estratti da Prima Comunicazione ho lasciato le righe che per me contano: copie cartacea vendute, in edicola e in abbonamento, più le copie vendute in digitale a un prezzo reale (>30% del prezzo) e il totale carta e digitale. Se lo si confronta con le copie diffuse, si vede subito il trucchetto. Si spacciano copie gratuite, regalate o svendute e si sommano alle altre, per dire agli inserzionisti che le copie circolanti sono ben di più. Peccato che molte di queste copie in più non vengano neanche sfogliate: vedi Frecciarossa alle 11,30 del mattino con più della metà dei giornali neanche presi gratis dai viaggiatori business.

copie giornali italiani aprile 2018

L’unico stabile è Avvenire, ma Avvenire è un giornale strano. Di fatto circola nelle parrocchie, che lo sostengono in abbonamento. In edicola non fa alcuna opinione e in digitale non esiste. Continue reading “La crisi dei giornali italiani Ed. Aprile 2018”

L’informazione dei giornali (in inglese) con paywall, senza paywall

Ti sarà capitato almeno una volta. Una delle tue fonti preferite commenta e segnala un articolo che è possibile leggere solo pagando, protetto da quello che in gergo si chiama paywall. Non paghi? Non leggi. Fino a qualche tempo fa (ed è ancora valido per qualcuno di questi siti), il link dell’articolo condiviso su Twitter o raggiungibile da Google, era comunque accessibile a tutti. Oggi non è così automatico. Cosa fare? Continue reading “L’informazione dei giornali (in inglese) con paywall, senza paywall”

La vita digitale dopo la morte è un’industria!

Di che fine fanno le nostre informazioni digitali quando non ci siamo più, è un tema che mi appassiona da tempo. Oggi per caso sono finito, da Twitter, su un articolo pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour dove si parla proprio di questo tema, in termini di etica della gestione dei dati. Dall’articolo ne ho trovato un altro citato, dove c’è un elenco lunghissimo di servizi che, in un modo o in un altro, si interessano della vita dopo la morte dei dati digitali. C’è anche un termine per definirli: digital afterlife industry (DAI). Continue reading “La vita digitale dopo la morte è un’industria!”