Flash News
  • La scuola della vita Quest'anno ho dedicato non poco tempo a studiare come migliorare le mie relazioni personali. Un contribuito importante, oltre a varie letture, è venuto dal canale…
  • Una Pandemia lunga 16… Un altro anno è passato. Un anno con poco blogging, ma comunque ricco di contenuti. Meno condivisione in pubblico, più comunicazione in privato, più relazioni…
  • I bias della comunicazione… Nicholas Carr sa essere perfido quando vuole, ma coglie il punto. I mezzi di comunicazione digitale non sono neutrali e stanno influenzando il nostro modo…
  • Internet come Disneyland Today the internet is much more like Disneyland. If I’m building a restaurant in Disneyland and Disneyland thinks I’m making too much money, they may…
  • 10 competenze sviluppate dai… Leggere aiuta a sviluppare tante utili soft skill. Reading a lot of books isn’t about passing a few moments before bedtime. It takes discipline and…
Facebook Twitter Linkedin

Lavoratori sfruttati nella fabbrica dove si producono Amazon Echo e Kindle

Niente di nuovo verrebbe da dire, purtroppo. Ieri il Guardian pubblica l’ennesima inchiesta dove emerge che la produzione cinese di tecnologia non rispetta neanche le leggi cinesi sul lavoro. Nel caso specifico si tratta della fabbrica Foxconn dove si producono Amazon Echo e Kindle.

L’articolo si chiude persino con la dichiarazione di Amazon che conosce la questione e l’ha già segnalata al suo fornitore. Ciò che manca ancora in queste storie è una presa di distanza del committente, non a parola, ma con i fatti. Come? Cambiando fornitore e assicurandosi che tutto ciò non avvenga più. Nella realtà dei fatti non interessa a nessuno. A Foxconn men che meno. Al governo cinese neanche, perché è pur sempre lavoro. All’Amazon di turno, archiviato l’articolo di giornale, importa avere il prodotto da vendere nei tempi e nei modi che preferisce. Non interessa neanche al consumatore finale, per cui conta il servizio offerto e il prezzo finale.

Se poi qualche lavoratore sfruttato si infortuna, si esaurisce, viene licenziato o si suicida, alla fine della fiera, non interessa proprio a nessuno. Il minimo che possiamo fare, io per primo, è non riempire la casa di nuovi gadget tecnologici di cui possiamo fare a meno, tanto o poco che costino, e non ricambiare il parco dispositivi finché non è proprio necessario. Sono orgoglioso di avere uno smartphone comprato nel dicembre del 2014, vecchio ormai di 3 anni e mezzo, e di avere un computer portatile che uso dall’ottobre del 2012, quasi 6 anni fa. Non ho rimpiazzato il tablet diventato obsoleto. Non ho uno smart speaker in casa. Ho un ebook reader da 5 anni e funziona ancora benissimo.

 

Il costo umano del tuo Kindle

Il report di China labor watch

Google e Facebook: favoriti o svantaggiati dalla nuova normativa sulla privacy (GDPR)?

Il 25 maggio entra in vigore la nuova normatica europea sulla privacy (GDPR). Te ne sarai accorto, anche da semplice utente, perché tutti i servizi web a cui sei iscritto hanno cominciato ad aggiornare le proprie policy per la privacy, semplificandole secondo le nuove norme, notificando il tutto agli utenti.

Il dibattito continuerà per molto tempo, ma c’è già chi comincia a ragionare se tutto questo favorisca o penalizzi gli attuali monopolisti della pubblicità basata sulle informazioni personali degli utenti dei servizi: Google e Facebook. Continue reading “Google e Facebook: favoriti o svantaggiati dalla nuova normativa sulla privacy (GDPR)?”