Nascondere le applicazioni ti cambia la vita

Vivi meglio

Apex Launcher, l’app per Android che permette di personalizzare la home dello smartphone e il lancio delle applicazioni ha introdotto una funzione perfetta per aggiungere quel piccolo attrito sufficiente a cambiare comportamenti. Per non prendere il telefono in mano e, lasciandosi andare alla noia momentanea, avviare la prima app informativa che ti viene a genio (Twitter, Feedly, Repubblica+, il browser, l’app del tuo magazine preferito, Pocket o il New York Times), basta aggiungere queste app alle app nascoste e ovviamente averle già cancellate o non averle inserite nella home.

A questo punto, ogni volta che la noia prende il sopravvento e ti trovi il telefono in mano, le uniche app che posso lanciare sono il meteo, il lettore di ebook, la programmazione del cinema, l’app per il fitness e altre app che non contengono flussi di informazioni (banca, Spotify, telefono, messaggi, Signal). L’unica tentazione viene dall’avviare una conversazione su WhatsApp, ma su questo ho sto migliorando.

Se proprio devo avviare il browser o controllare Twitter per lavoro, posso andare sulle impostazioni e sbloccare l’app da controllare, ma lo sforzo richiesto fa sì che lo faccia solo c’è un vero motivo contingente. Se è noia, al più apro l’ebook reader e leggo un brano di qualcosa che ho in lettura. Neanche a dirlo, da quando ho reso drastico questo esperimento, togliendo qualsiasi flusso, browser compreso, il tempo perso sullo smartphone si è ridotto enormemente. Se qualcuno mi manda un link, l’app relativa si apre e posso verificare, quindi nessuna riduzione della comunicazione. Ciò che è ridotto è il tempo del cazzeggio, a favore della lettura di libri, sul telefono, sull’ebook reader o con un libro di carta, a seconda delle circostanze.

Basta aggiungere un piccolo scalino, una spinta gentile, e la vita cambia. Pensaci… e magari prova. Ne vale la pena.

In che mondo viviamo…

Esperienze

Sono un grande amante dei viaggi e sono stato nel Sud Est Asia più di una volta nella mia vita. Per quanto in Italia e in Europa ci possiamo sforzare a incentivare pratiche meno insostenibili, il resto del mondo in via di sviluppo non ci viene dietro abbastanza velocemente. I consumi si impennano e la curva del riciclaggio e degli standard non si impenna altrettanto, purtroppo.

Tre esempi presi poco fa dal Guardian. In Thailandia si macellano i maiali con la massima crudeltà. In Cambogia c’è un solo macello, con pratiche comparabili e che preferisco non commentare. Le spiagge del Vietnam cominciano a essere invase dalle confezioni in Tetra-Pak dell’industria alimentare e non c’è nessuno che separa e ricicla, perché costa troppo.

Non c’è neanche da prendersela con l’Asia, perché gli USA, quelli che sulla carta hanno più risorse, hanno un tasso di riciclaggio in calo e un livello di consumo n volte superiore. Basti pensare al fenomeno del coffee to go, che negli USA è la norma, con miliardi di bicchieri e coperchi che vanno in discarica o nei fiumi e nell’oceano.

Per quanto la nostra coscienza ambientalista sta crescendo, i danni che abbiamo già fatto sono enormi e, pur con lo sforzo dei media e delle organizzazioni no profit e del governi (alcuni), stiamo solo rallentando, ma non abbiamo invertito la tendenza. Il motivo è semplice: far emergere i costi ambientali significherebbe tassare i prodotti, qualsiasi prodotto industriale, tanto da causare effetti recessivi evidenti. Il modello di sviluppo non va. Non è popolare dirlo, ma è così. La tecnologia non ci salverà. Aumenterà l’efficienza del consumo di risorse, ma ne consumeremo comunque troppe.

Non si tratta di essere pessimisti, ma realisti. Le scelte etiche sono possibili, ma difficili e impopolari. Nel gergo aeronautico si usa l’espressione “brace for impact”. Ci siamo capiti.