Stoop /2 e alcune newsletter che lascio

Esperienze

Stoop. Giusto 5 mesi fa parlavo dell’app che permette di dotarsi di una email dedicata su cui ricevere le tue newsletter. Nel frattempo l’app è diventata anche una web app, che funziona meglio dell’app per Android. Forse è lenta per via delle oltre 100 newsletter a cui sono abbonato. Sta di fatto che è diventata inusabile, ahime. Il bello però è che la web app funziona, almeno da desktop, a meraviglia. Per cui la consiglio a piene mani.

Detto questo, aver nascosto l’app dal mio smartphone e aver dedicato la mia attenzione più agli ebook che alle news quotidiane, ho deciso di ridurre anche gli abbonamenti alle newsletter di qualità. Anche se sono gratis e di qualità, per me sono troppe. Per chi ama leggere articoli è il massimo. Per chi, come il sottoscritto, preferisce aumentare di approfondimento a favore dei libri, anche le newsletter filtrate e ottime sono troppo. Per non vanificare però la selezione, anche a futura memoria se chissà tornassi ad aver fame di news di qualità, ne riporto qui alcune, nel momento in cui mi disiscrivo.

Le migliori newsletter

Aeon: tra scienza, filosofia e attualità. Temi alti e articoli lunghi.

Center for climate protection: per i duri e puri contro il cambiamento climatico.

Benedict’s Newsletter: riflessioni sulla settimana tech da uno che investe.

Brain Food: il nome dice tutto.

The Outline: solo per millennial.

The Idler: non l’avrei segnalato, ma dopo aver trovato questo, non posso esimermi.

Mi sono cancellato da tante altre e alcune le ho messe come lette per dar loro un’altra possibilità.

Buona lettura e ricorda che ridurre il flusso quotidiano a favore di qualcosa di più approfondito, come un libro, paga sempre.

C’era una volta Il Sole 24 Ore

Media & Social media

Leggere i dati sulla vendita e diffusione dei quotidiani italiani è ogni mese drammatico. Gli ultimi dati certificati ADS per il mese di maggio 2019 confermano una tendenza in corso, ma per alcuni si aggrava.

Il Sole 24 Ore, giornale per cui ho scritto molti anni e che una volta diffondeva tranquillamente 350.000 copie, oggi è in calo verticale. In edicola segna -24% e vende appena 47.000 copie al giorno. Gli abbonamenti, sempre stati il suo forte, segnano un -12% per quelli di carta e un -28% per quelli digitali (le copie digitali vendute a un prezzo almeno parti al 30% del prezzo di copertina sono quasi tutti abbonamenti). Il totale è un -23% che significa che la vendita galleggia a 107.000 copie. Se continuasse così, entro la fine dell’anno scenderebbe già sotto le 100.000.

La Stampa è scesa sotto le 100.000 vendute in edicola (97.000) e con le copie digitali e gli abbonamenti sta appena sopra 120.000 (-10%). I tempi delle 200.000 copie sono lontanissimi.

Altri cali a doppia cifra, anno su anno, riguardano Il Fatto quotidiano, La Gazzetta dello sport, Il giornale e Italia Oggi.

Repubblica e Corriera della Sera galleggiano intorno a un -6%, che diventa -7,9% per le copie di Repubblica vendute in edicola.

Corriere della Sera, Fatto quotidiano, Gazzetta dello sport, Il giornale, Italia oggi, Libero, il Manifesto, il Messaggero, Il resto del carlino, La repubblica, Il Sole 24 ore e La stampa, messi insieme, arrivano a vendere 968.000 copie al giorno, che diventano 1.109.000 se includiamo anche le copie digitali. Un rotondo -10,4% anno su anno, che non accenna a scendere.

Facile prevedere una nuova ondata di calo della pubblicità, tagli alle pagine, cassa integrazione, licenziamenti, calo della qualità e nuovo calo delle vendite. Il digitale, a differenza di quanto accade per New York Times e Guardian, non salverà nessuno (o quasi) in Italia, perché i ricavi da digitali sono molto lontani dal 50%. Molti editori neanche diffondono questo dato.

Una stampa sana e in salute è fondamentale per la democrazia. Gli italiani sembrano avere poca fiducia. Io non li biasimo.

Capitalismo della sorveglianza, not in my name

Formazione permanente

Il primo effetto della lettura del grande The age of surveillance capitalism, prevedibile per come sono fatto, è il desiderio di smettere di usare qualsiasi servizio di Google e di Facebook, per cominciare, e trovare alternative a tutti gli altri servizi promossi da società che fanno leva sulla raccolta di dati personali degli utenti per fare soldi.

Il libro ha una prima parte molto dettagliata in cui illustra come è nato il capitalismo della sorveglianza, che fa leva sulla raccolta di dati degli utenti, oggi per vendere pubblicità, domani per prevederne e influenzarne il comportamento a fini commerciali e politici. Google è il soggetto che per primo si è fondato su questo principio guida, con tutte le derive antidemocratiche e non etiche che ormai conosciamo bene. Il libro le mette in fila e le analizza una per una, dando una prospettiva diversa a quanto successo negli ultimi 15-20 anni. Come se camminassi su un mosaico fatto di tessere di un metro quadro e capissi veramente qual è il disegno, solo guardando il mosaico dal cielo, a un’altezza di 1000 metri da terra.

Non voglio essere partecipe di questo disegno e non voglio che Google (e le altre società che si fondano sullo stesso modello, Facebook ma non solo) accumuli dati su di me, per influenzare il mio comportamento e la mia vita. Potrei usare verbi e modi molto più aggressivi, ma mi limito a quanto sopra.

Ho già sostituito Google con DuckDuckGo, Gmail con FastMail, Google Calendar con FastMail. Per pigrizia sono tornato a Google Maps, ma ci sono n alternative da implementare, volendo. Toglierò Google Analytics dai miei siti. Il mio prossimo telefono non avrà Android. Niente Google Assistant o Google Home. Ho già alternative a Google Drive ed emuli di Office. Niente Google Play. YouTube è sostituito da NewPipe, con grande gioia. Hangout è di prossima dismissione. Niente Google Foto. Niente Google Chrome. Niente hardware Google.

Limitare l’influenza di Google nella tua vita è possibile. Vale sempre il concetto di comodità. Gratis, non significa in questo caso che tu sei il prodotto, ma che tu produci dati che Google usa per mappare la realtà e influenzare, a vari livelli, il comportamento delle persone a scopo di lucro. Pensaci bene e ripensaci. Non è un bello scenario quello che ci attende.

Nel libro si fa un parallelismo azzeccato tra i conquistatori dell’America e le perline date agli indigeni. I conquistatori del cyberspazio sono Google & Co., noi siamo gli indigeni e le perline sono i servizi gratuiti e comodi. Ne vale la pena? Considerando la fine che hanno fatto gli indigeni, direi proprio di no.

The age of surveillance capitalism. Fatti un favore e leggilo.

Il 6 luglio su Pandemia

Esperienze

WordPress ha un plugin fantastico che ti mostra cosa hai pubblicato, lo stesso giorno, negli anni precedenti. Nei 16 anni precedenti, ho pubblicato qualcosa in 8 di questi.

Nel 2003 scrivevo di natura e di WWF

Nel 2004 avevo la bellezza di 20 contatti su Skype!

Nel 2005 di politica e del Ministro dei trasporti

Nel 2007 raccontavo di essere in un evento a Milano al Sole 24 Ore

Nel 2011 Il Secolo XIX pubblicava un mio editoriale (!!)

Nel 2016 usciva un nuovo Facebook marketing insieme a Cristiano Carriero

Nel 2019 scrivo di due nuovi libri, su veganismo e uso di droghe

Tenere un diario pubblico è come aprire una finestra sulla storia dei tuoi interessi personali, su cosa ti colpisce e ti appassiona. Pochi lo ammetterebbero, ma il Luca Conti di oggi non è quello del 2003, non è lo stesso del 2005 e neanche quello del 2011 o del 2016. Si cambia, mese dopo mese, anno dopo anno.

Direi che si evolve. Per fortuna! Altrimenti che noia!