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Differenze tra Italia ed Europa

Me la hanno girata per email ma sapevo che c’era anche su internet! Qui trovate una gustosa animazione in flash (anzi 2) molto molto divertente. Fatevi due risate di gusto.


EUROPE versus ITALY parla poi della nostra congenità diversità come italiani dalla ‘buona pratica’ e dalle buone regole di comportamento della cultura europea.

Conservare la biodiversità

Monti Sibillini
Il centro faunistico, situato a Castelsantangelo sul Nera, dedicato al cervo, rappresenta il primo passo finalizzato alla reintroduzione di questa specie, estinta nei Sibllini in epoca storica recente. Di straordinaria importanza in termini conservazionistici è il progetto di realizzazione di un’area faunistica dedicata al camoscio per il quale si prevede la reintroduzione nel Parco nei prossimi anni, grazie ad un accordo con il Parco Nazionale d’Abruzzo. Meritevole di considerazione è stata l’operazione di reintroduzione del pino mugo (nell’alta valle dell’Ambro), specie che, una volta caratterizzava la fascia superiore della faggeta. Questo progetto ha permesso al parco di vincere il premio “Panda d’oro” riconosciuto dal WWF Italia per i migliori progetti di conservazione.

Gran Sasso – Monti della Laga
L’intervento di maggior pregio per la conservazione della natura intrapreso dal Parco è relativo alla salvaguardia del Camoscio appenninico. Portato a termine un progetto Life Natura, cofinanziato dall’Unione Europea, oggi è in corso un nuovo Life, con la partecipazione dei Parchi nazionali dei Monti Sibillini e della Majella, per poter proseguire le attività intraprese per la salvaguardia di questo animale, che ha rischiato anche l’estinzione. Attualmente sulla catena del Gran Sasso vivono in libertà oltre 130 camosci. L’Ente Parco gestisce e coordina un intenso programma di ricerche scientifiche pure e applicate alla gestione del territorio.

Sasso Simone e Simoncello
Due sono i progetti sui quali si è concentrata l’attenzione del Parco. Il primo volto alla conservazione della diversità ecosistemica e paesaggistica nelle aree pascolive e prato-pascolive del Parco. Con le azioni del programma si intende ripristinare la condizioni originaria di ampie aree, interessate oggi da un parziale abbandono e dall’assenza di normali interventi colturali, un tempo effettuati dai pastori e coltivatori. Gli interventi riguarderanno: la bonifica dei pascoli e prati-pascoli realizzata attraverso il decespugliamento di arbusti, la strigliatura e la demuschiatura attraverso erpicature e rastrellature per ricostituire il cotico erboso e prepararlo ad eventuali semine. L’intervento verrà effettuato su vaste aree pubbliche dislocate su tutto il territorio del parco per una superficie complessiva di circa 170 ettari. Il secondo progetto si prefigge il ripopolamento del gufo reale, in collaborazione con il WWF Italia, per ricostituire, o comunque incrementare, la popolazione locale di Bubo bubo. Due le fasi in cui si articola l’intervento: costruzione di un’area faunistica didattica costituita da cinque voliere che ospiteranno alcuni esemplari di gufo reale; realizzazione di uno studio di fattibilità per analizzare le principali caratteristiche ambientali e le aree con condizioni ecologiche ottimali al rilascio. Gli individui reintrodotti in natura saranno muniti di radio-tracking e verranno continuamente monitorati per la durata di due anni, al fine di studiarne il comportamento. L’area faunistico-didattica sorge in località Pian dei Prati, al margine orientale della Cerreta dei Sassi. La superficie dell’area è di circa 5.5 ettari e presenta prati, zone con cespugli di biancospino, ginestre, siepi e piccoli boschetti, a lato del torrente Seminico.

Monte S.Bartolo

L’Ente Parco ha lavorato per approfondire la conoscenza del territorio del Parco, in maniera da avere una visione completa della realtà esistente e programmare con consapevolezza gli interventi sugli ambienti naturali. Gli studi scientifici hanno coinvolto pressoché tutti i settori. Per il settore faunistico si è fatta un’analisi della migrazione visibile e degli uccelli svernanti, una ricerca sulla fauna terrestre riparia e sulle zoocenosi marine bentoniche della fascia costiera. Per il settore floristico e vegetazionale è stata redatta una Lista floristica ed atlante delle specie vegetali presenti nel territorio del Parco, sono stati censiti gli alberi monumentali e di rilevante interesse naturalistico; ultimo un progetto di attivazione di sentieri, con sistemazioni naturalistiche e conservazione dell’ambiente naturale.

Gola della rossa – Frasassi

Il maggior progetto del Parco è stata la reintroduzione del Nibbio Reale, dal momento che nell’area protetta vi sono le condizioni ideali per la ricostituzione di una popolazione di questo raro rapace diurno. Non rari sono gli ambienti aperti, come incolti e coltivi a mosaico con boschi, le siepi alberate e i prati-pascoli con pastorizia allo stato brado{bovini e ovini) .Questo rapace diurno è molto elegante in volo con coda forcuta fulvo rossiccia ed evidenti macchie chiare sulla parte inferiore delle ali. La sua apertura alare va da 145 cm. a 170 cm. Il Nibbio reale nidifica generalmente su alberi ad alto fusto, che dominano ambienti aperti. Nell’ecosistema del parco il suo ruolo all’interno della catena alimentare è fondamentale per l’equilibrio naturale, poiché è sia uno spazzino, sia un selezionatore e controllore delle specie descritte in precedenza, portando un reale beneficio alle attività agricole e pastorali presenti. In Europa la specie è considerata “vulnerabile” ed è stata recentemente reintrodotta anche in Gran Bretagna. Dopo un iniziale studio di fattibilità, realizzato secondo i criteri dell’I.U.C.N. e dell’I.N.F.S. da zoologi e ornitologi italiani, e l’acquisizione di esemplari adulti e giovani provenienti dalla Spagna, si è provveduto alla realizzazione di un Centro di Riproduzione ed Acclimatamento con apposite voliere nell’Oasi WWF Bosco di Frasassi. Successivamente i rapaci sono stati lasciati liberi e osservati tramite radiotracking per monitorarne la presenza e studiarne il comportamento.

Torricchio

La Riserva è la sola area protetta nelle Marche, nata con finalità di ricerca e conservazione ambientale, ad essere gestita direttamente da una Università, l’Università di Camerino, tramite il suo Dipartimento di Botanica ed Ecologia. La stessa è gestita per la quasi totalità del suo territorio come riserva naturale “integrale” e l’ingresso nella stessa è consentito solo per finalità di ricerca e studio dell’ambiente. A partire dal 1970 è stato dato l’avvio a diverse ricerche scientifiche, i cui risultati sono stati raccolti principalmente nella Collana “La Riserva Naturale di Torricchio” arrivata oggi alla pubblicazione del 10° volume. Un ulteriore interessante progetto ha preso l’avvio in questi ultimi anni e consiste nella sistematica rilevazione, censimento e catalogazione di tutte le componenti il patrimonio naturale dell’area, con lo scopo di creare una interessante banca dati fruibile, grazie ad un data base “dedicato” con requisiti di specificità e spiccata flessibilità, ad una utenza diversificata, anche con l’ausilio di Internet.

Abbadia di Fiastra

Nel settore della ricerca e della conservazione ambientale sono stati avviati alcuni progetti, fra i quali: il recupero, nel 1985, di una cava di ghiaia con la creazione del lago artificiale “Le Vene”, così denominato per via della presenza di una falda freatica sita a poca profondità, in cui è possibile oggi osservare Gallinella d’acqua, Folaga e Airone cenerino e la piantumazione di oltre 8.000 metri lineari di siepi e oltre 1000 piante.

Flora e fauna delle Marche

Riserva Montagna di Torricchio

Tra le principali essenze forestali c’è il leccio, presente a piccoli gruppi in posizioni rupestri nella parte inferiore della Val di Tazza. La roverella e l’orniello sono i principali componenti dei cedui, insieme al faggio, che forma boschi al di sopra di 850/900 m; nelle faggete sono presenti anche l’agrifoglio, il tasso (raro), l’acero montano ed altre specie. Grandi alberi isolati di faggio si trovano sparsi in più punti della zona dei pascoli, o riuniti in gruppi detti “meriggie”, sotto ai quali si rifugiavano le greggi durante la stagione più calda. Nella riserva sono presenti diverse specie di animali tipiche dell’Appennino: Lepre, Scoiattolo, Volpe, Donnola, Tasso e Faina; tra gli uccelli spicca la Coturnice, insieme a Picchio verde, Merlo, Pettirosso e Scricciolo. Uno degli aspetti più interessanti dell’area è costituito dalla ricca e particolare flora. Le 652 entità (appartenenti a 77 famiglie e 310 generi) rinvenute nella Riserva annoverano nell’elenco alcune entità del tutto nuove per la flora marchigiana (Thlaspi brachypetalum, Rosa subcollina) ed altre solo raramente rinvenute (Arabis auriculata, Festuca curvula, Gentiana ciliata). Sono inoltre presenti numerosi endemismi di elementi dell’Appennino.

Parco dei Monti Sibillini

Numerose specie interessanti vegetano nella zona; tra queste: il giglio martagone, la potentilla appenninica, l’uva orsina, il genepì e la rara stella alpina dell’Appennino. Sono presenti 225 specie di vertebrati, tra cui numerose specie rare o in via di estinzione, quali Lupo, Martora e Gatto selvatico.. Di rilievo è anche la presenza dell’Istrice, del Capriolo, recentemente reintrodotto, dell’Arvicola delle nevi e, fra gli uccelli, dell’Aquila reale, del Falco pellegrino, del Picchio muraiolo, del Fringuello alpino, del Gracchio corallino e del Sordone. Fra i rettili va segnalata la Vipera dell’Orsini. Tra gli invertebrati la specie più nota è il Chirocefalo del Marchesoni, dal nome del suo scopritore, specie dal vivace colore rosso, che vive nel Lago di Pilato a 1.940 m s.l.m..

Parco Gran Sasso Monti della Laga

Nel territorio del parco vivono più di 2000 specie di piante. La notevole ricchezza e diversità floristica e vegetazionale va ricercata sia nelle quote elevate, che sfiorano i 3000 metri, sia nel differente substrato geologico dei massicci montuosi principali. Mentre il gran Sasso si caratterizza, in particolare nel versante aquilano, per la grande estensione dei pascoli, i Monti della Laga sono per buona parte ricoperti da foreste. Alle quote inferiori sono presenti i querceti e i castagneti. La faggeta è la formazione forestale più estesa e si sviluppa dai 1000 ai 1800 metri di quota. Sulla Laga sono presenti anche boschi di Abete bianco e alcuni nuclei di Betulla, testimonianza vivente di eventi climatici passati che molto hanno influito sulla vegetazione attuale. La specie animale più interessante del Parco è rappresentata dal Camoscio d’Abruzzo, ungulato esclusivo della montagna appenninica, che fino al secolo scorso aveva nel Gran Sasso la sua roccaforte. La persecuzione diretta dei “cacciatori di camozze” ne causò sul finire del secolo scorso la scomparsa. Dopo cento anni il camoscio è tornato sul Gran Sasso, dove attualmente è presente con un nucleo di circa 50 individui, grazie ad una riuscita operazione di reintroduzione.

Parco Monte Conero

La macchia mediterranea costituisce l’aspetto più significativo (quasi il 50%) della vegetazione del parco: i versanti nord – orientali sono costituiti da boschi di leccio, alloro, carpino nero, roverella, terebinto, acero d’Ungheria e dall’agrifoglio. A sud, nelle boscaglie, nelle macchie e nei versanti più soleggiati, il leccio è accompagnato da orniello, corbezzolo, fillirea, lentisco, caprifoglio mediterraneo, con la presenza delle liane mediterranee come la smilace e la robbia.
I versanti occidentali del Conero sono ricoperti da boschi impiantati dall’uomo, costituiti da conifere come pini, cipressi e cedri, oggi in fase di successione con la vegetazione forestale spontanea di leccio, orniello, e carpino nero. Le falesie costiere ospitano alcune delle specie vegetali più preziose del parco come il ginepro rosso, l’euforbia arborescente e l’euforbia veneta. A Portonovo sono presenti gli unici esempi di stagni salmastri retrodunali delle Marche.
Gli uccelli rappresentano la parte più rilevante della fauna: nell’ultimo decennio sono state censite oltre 200 specie tra stanziali, svernanti e migratrici. L’istituzione del parco ha consentito la conservazione della popolazione del Falco pellegrino, grazie anche all’aumento di altre specie di uccelli che fanno parte della sua dieta. Da segnalare la presenza di colonie di Rondone pallido e Rondone maggiore, specie che sul Conero raggiungono il punto di nidificazione più settentrionale lungo il litorale adriatico. Il promontorio del Conero è inoltre un importante punto di riferimento per la rotta degli uccelli migratori.

Parco Sasso, Simone e Simoncello

Il Simoncello, i boschi della Cantoniera e la Costa dei Salti sono Aree Floristiche protette.
Nei pascoli del M. Carpegna crescono la stellaria, varie specie di ranuncoli e bellissime orchidee Gli ambienti rupestri, come le pareti dei Sassi, sono popolati da specie quali il raro ieracio, la campanula ed il garofano selvatico. Degna di nota la presenza sui prati sommitali dei massici del giglio rosso di S. Giovanni, e del giglio martagone nei boschi a quota superiore ai 1000 m. Tra i mammiferi più segnalati troviamo: Lupo, Istrice, Tasso, Scoiattolo, Donnola e Moscardino. Numerosi i rapaci notturni e diurni: Barbagianni, Allocco, Assiolo, Gheppio, Sparviere, Astore e Albanella minore. Tra gli altri uccelli: Picchio rosso maggiore, Picchio verde, Merlo acquaiolo e Rigogolo. Due i rettili più rappresentativi: la Biscia dal collare e la Vipera. Presenti anche alcune specie di anfibi: Tritone punteggiato, Tritone crestato, Rana rossa e Salamandra pezzata.

Parco Monte San Bartolo
La vegetazione del Parco San Bartolo regala ai suoi visitatori piacevoli e suggestive emozioni. Uno studio sulla “flora vascolare” dell’area protetta ha rilevato la presenza di specie rare. Nella zona sovrastante “Baia Flaminia” per esempio, è possibile osservare il lino marittimo, unica presenza nelle Marche. Significativa la presenza del giunco e della carota delle scogliere. Tra la vegetazione pioniera presente nei versanti più scoscesi troviamo la cannuccia di Plinio. Nei terreni più asciutti e stabili si inserisce la ginestra odorosa, capace di regalare durante la fioritura indimenticabili e contrasti di gialli con il blu del cielo e il verde del mare. Dove la pendenza è più lieve, si possono riscontrare la robbia, il caprifoglio etrusco e giovani piante di pino d’Aleppo. Negli impluvi che mantengono più umidità anche durante i mesi caldi si riscontrano pioppi bianchi, pioppi neri e raramente salici bianchi. Come nell’entroterra si riscontrano le stesse associazioni di boschi misti a quercia e carpino nero, dove il cerro è sempre più raro ed è molto più comune la roverella, l’acero campestre e l’olmo campestre. I boschi, ridotti rispetto all’estensione originaria, sono stati colonizzati da piante esotiche come la robinia, l’alloro e l’ailanto. Note interessanti giungono anche dalle spiagge dove vivono colonie di carice, una specie rara che riesce a convivere con la presenza umana perché non danneggiata dal calpestio.
Oltre al capriolo, tra gli altri animali si possono citare il Tasso, l’Istrice, la Donnola ed il Ghiro. L’ambiente ospita anche diverse specie di rettili ed anfibi, ma il parco è famoso per la presenza e la migrazione di numerose specie di uccelli. Tra le presenze importanti, si deve registrare quella del Falco pellegrino che è tornato dopo molto tempo a popolare stabilmente la falesia.

Parco
Gola della Rossa Frasassi

Sono presenti quasi mille specie botaniche, di cui almeno venti specie endemiche. La vegetazione dell’area, soprattutto nei versanti esposti a sud, è caratterizzata da specie più spiccatamente mediterranee quali il terebinto, la filirea, il corbezzolo; nei versanti esposti a Nord prevalgono le specie più mesofile, quali l’orniello, il carpino nero o il faggio. I settori più elevati del territorio, disboscati in epoca storica, ospitano prati-pascoli densi. La fauna del parco vede la presenza di specie di notevole valore naturalistico, molte delle quali inserite nelle Direttive dell’Unione Europea per la conservazione degli habitat naturali. L’area del Parco offre inoltre rifugio a numerose specie di notevole interesse quali Lupo, Aquila reale e Falco pellegrino. Nelle numerose grotte del comprensorio sono stati rinvenuti il Geotritone italico ed altri rari invertebrati come Nesticus eremita, Meta merianae.

Riserva Gola del Furlo

Numerose e diversificate sono le formazioni vegetazionali presenti nell’area del Furlo: dalla vegetazione ripariale, alla lecceta con relitti di vegetazione mediterranea, dai querceti e orno-ostrieti ai boschi mesofili, sino ad arrivare ai prati e pascoli sommitali. Tra le specie rare e di interesse naturalistico da segnalare: il Citiso nero, lo Spino quercino, il Giaggiolo, numerose orchidee, il Corbezzolo e il Bagolaro. La presenza di numerose specie di Rapaci, che utilizzano le pareti della gola per nidificare e i prati sommitali per la caccia, accreditano un elevato valore naturalistico alla Riserva. Tra i più interessanti si possono osservare: Aquila reale, Pellegrino, Lanario, Sparviere, Albanella minore. Altri Uccelli degni di nota sono: il Rondone alpino, la Rondine montana, il Passero solitario, l’Ortolano, il Gracchio corallino e il Calendro. Tra le numerose specie di Mammiferi si segnalano quelle di maggior interesse naturalistico, quali Lupo, Istrice e Puzzola. Salamandra pezzata, Tritone crestato, sono tra gli Anfibi più interessanti. Anche i Rettili popolano l’area con numerose specie, tra queste: Cervone, Saettone, Vipera comune, Natrice tessellata.

Riserva Ripa Bianca di Jesi

Nelle vicinanze del fiume domina il salice rosso con la presenza del salice da vimini, salice bianco, pioppo nero e pioppo bianco. Sulle rive e nelle zone più umide si sviluppano canneti di canna domestica con altre specie lianose come il luppolo, il vilucchio, la vitalba. La vegetazione acquatica sommersa è costituita in prevalenza da alcune specie di Potamogeton e Zanichella, la vegetazione natante è costituita da lenticchia d’acqua e callitriche. Il bacino del fiume Esino rappresenta, con i suoi diversi habitat, il sito di nidificazione, svernamento ed estivazione di numerose specie di uccelli, con aree idonee alla sosta e all’alimentazione dell’avifauna migratrice.
Tra le specie nidificanti nella garzaia troviamo la Nitticora, l’Airone cenerino, la Garzetta e il Tarabusino. Da segnalare la presenza di una colonica di alzavole e di cormorani. Tra le specie ornitiche di maggior pregio: Cavaliere d’Italia, Spatola, Picchio rosso maggiore e Gruccione.

Imparare nel verde

Monti Sibillini

L’educazione ad uno sviluppo sostenibile, per il Parco è un elemento di primaria importanza.
Per questo sono stati avviati diversi progetti. A quasi 10 anni dalla sua istituzione, il Parco può vantare realtà consolidate: nell’area sono attivi 9 Centri di Educazione Ambientale (CEA). L’attività da essi svolta risulta assai diversificata prevedendo percorsi educativi differenziati a seconda delle esigenze degli utenti ma anche in rapporto alle oggettive peculiarità del territorio.
Oltre 10.000 sono stati gli studenti che hanno usufruito del servizio dei CEA nel 2001; ad essi vanno aggiunti i giovani, appartenenti alla scuole ricadenti nei Sibillini ed ai quali è diretto un nuovo progetto di educativo, finalizzato alla realizzazione di sentieri natura scolastici. Il Parco dispone inoltre di 51 Guide (interpreti ambientali) formate con appositi corsi che, da quattro anni, sono impegnate nell’iniziativa “Alla scoperta del Parco Nazionale dei Monti Sibillini”, volta a far conoscere le peculiarità del territorio, favorendo una fruizione attenta, ragionata e rispettosa dell’ambiente. Particolarmente importanti risultano le iniziative di conoscenza del territorio attivate attraverso una specifica collana di volumi a carattere tecnico-divulgativo sulla geologia, sulla vegetazione, sulla fauna e sul paesaggio.

Gran Sasso – Monti della Laga

È consolidata la convinzione che i Parchi siano laboratori privilegiati di educazione ambientale dove i progetti di conservazione e tutela delle diversità naturali e culturali consentono di garantire la salvaguardia e l’incremento di un patrimonio di grande valore. Questo Parco ha sempre ritenuto interlocutore privilegiato per lo sviluppo di programmi educativi le scuole di ogni ordine e grado; sia all’interno del Parco, per accrescere il senso di appartenenza al proprio territorio, sia all’esterno, per aumentare la consapevolezza del significato dell’esistenza di un’area protetta.
Fondamentale la collaborazione degli operatori già attivi sul territorio, quali Centri di Educazione Ambientale, Associazioni culturali e ambientali, Cooperative e Società del settore. Nell’area operano con grande professionalità alcuni tra gli Interpreti Naturalistici che l’Ente Parco ha formato, offrendo l’opportunità ad operatori di Educazione Ambientale di acquisire nuove e più efficaci metodologie di comunicazione. L’intento di formare nelle scuole uno “Scaffale Verde” ha portato alla produzione e diffusione di materiale specifico: “Occhi di Parco” depliant conoscitivo dell’area protetta, “Saltacamoscio” gioco e depliant per spiegare i positivi risultati del progetto comunitario “Life” per la reintroduzione del camoscio d’Abruzzo nel Parco, “Parco in aula” schede didattiche di supporto agli insegnanti al fine di conoscere gli aspetti peculiari del Parco, depliant illustrativi in occasione della “Giornata Mondiale dell’Acqua”.

Monte Conero

Il Centro di Educazione Ambientale – CEA del Parco del Conero, con sede nella frazione Poggio di Ancona, opera da anni sul campo. Il Parco offre ambienti estremamente vari e affascinanti, luoghi ideali dove armonizzare attività didattiche ed esperienze a contatto con la natura: per apprezzare il territorio non può dirsi sufficiente una semplice escursione giornaliera; proprio per questo motivo il CEA propone servizi ed attività ad un’utenza diversificat,a per promuovere la conoscenza e la valorizzazione del territorio. Tra le attività più importanti l’attivazione di un percorso di orienteering aperto a tutti in località Poggio ed un accordo con l’Associazione Inconero per lo sviluppo e la crescita del turismo naturalistico scolastico nel periodo primaverile, con servizi di alta qualità, sia ricettiva, sia educativa, che ha già dato i primi risultati positivi. In fatto di visitatori si stima che gli escursionisti che hanno usufruito del servizio svolto dalle guide naturalistiche nell’area protetta nei primi 8 mesi del 2002 siano oltre 2500, in continua crescita.

Sasso Simone e Simoncello

Due le proposte educative del Parco. La prima è rivolta alle scuole nel territorio del Parco, si struttura in interventi educativi differenziati per tipologie scolastiche. I progetti di educazione per gli a.s. 2001/02 e a.s. 2002/03 hanno previsto le iniziative “Costruisci il manifesto promozionale del Parco per visitatori junior” ed “Un manuale guida al Parco visto dai bambini e ragazzi”. L’attività è gestita in collaborazione con il WWF Italia e la Cooperativa di Servizi Ambientali “Il Grande Albero”. La seconda si articola in 10 escursioni e altrettante visite guidate all’interno dell’area Parco. Le tipologie sono differenziate in base all’approccio ed alla osservazione del territorio: il torrente, le tracce degli animali, i segreti dello stagno, la scoperta dell’avifauna, il giardino botanico, i guardiani della notte. L’attività è gestita in collaborazione con la Cooperativa “Città del Sole” di Carpegna. Tra le strutture rivolte all’educazione ambientale da segnalare il centro didattico multimediale in località San Sisto di Piandimeleto.

Monte S.Bartolo

Il territorio del Parco è un luogo unico le cui risorse ambientali, sociali ed economiche, costituiscono un ricco laboratorio di ricerca e un’importante palestra per lo svolgimento di attività didattico-educative. Per questo il Parco, in collaborazione con il WWF, organizza annualmente un calendario di attività rivolto alla scuola dell’obbligo, con percorsi educativi che approfondiscono le più importanti tematiche ambientali. Nei percorsi educativi proposti si è ricorso all’utilizzo di strumenti espressivi quali la favola, l’esplorazione dei miti, il teatro e la simulazione.
Sfruttando la manualità e la creatività dei ragazzi, sono stati intrapresi percorsi educativi rivolti all’individuo e al gruppo. Attraverso il gioco, si è cercato di sviluppare processi logici, cognitivi ed emotivi che coinvolgessero i cinque sensi, il cuore ed il cervello. Tra le attività che hanno riscosso maggiore successo si possono ricordare “La grande vita nel parco”, rivolto a sviluppare la conoscenza del territorio, la capacità di orientamento e la conoscenza degli elementi biologici caratteristici della nostra zona; “Biodiversità dove sei” volto a far comprendere le diversità biologiche dell’ambiente attraverso i cinque sensi, “L’omino della pioggia” che mira a far conoscere l’ambiente fluviale ricostruendo il ciclo dell’acqua e tanto altro. Tra le novità di quest’anno si ricorda “Approdiamo al Parco”, in cui l”’approdo” rappresenta l’inizio di una nuova esperienza ricca di sorprese ed imprevisti alla scoperta di un territorio e dei suoi tesori.

Gola della rossa – Frasassi

L’educazione ambientale è affidata all’associazione CAD (Centro Multimediale Audivisivo Distrettuale); le attività sono rivolte principalmente al mondo della scuola. I progetti “Insieme nel parco”, “Adotta Castelletta”, “Adotta Avacelli” sono volti a stimolare la curiosità dei ragazzi nei confronti del mondo della Natura. Presso la sede del Parco a Serra S. Quirico è visitabile un erbario didattico. Da segnalare la realizzazione di una guida per la navigabilità dei fiumi Sentino ed Esino per la canoa.

Abbadia di Fiastra

La Riserva Naturale Abbadia di Fiastra è un punto di osservazione privilegiato per lo studio
dell’evoluzione dell’ambiente naturale e delle tracce che l’uomo vi ha lasciato. Qui è possibile ritrovare testimonianze di straordinario valore, sia naturalistico, sia storico-architettonico. La peculiare ricchezza del territorio ha permesso alla Riserva di costituire il fulcro di varie attività di educazione ed interpretazione ambientale- Quasi 30.000 sono i visitatori che usufruiscono del servizio di interpretazione ambientale della Riserva, grazie alle guide del CEA, con un’off
erta diversificata. Per l’utenza scolastica sono stati realizzati laboratori didattici, fra cui quello per la scoperta degli affreschi dove i giovani, sotto la guida di un pittore-restauratore, sono impegnati a preparare l’intonaco, lo spolvero e quindi l’affresco stesso, che poi potranno portare, come prezioso ricordo a casa. Anche la scoperta dell’ambiente naturale, attraverso numerosi sentieri sia pedonali, sia ciclabili, “per tutti” ma anche automobilistici, costituisce, insieme alle diverse guide pubblicate, un’occasione straordinaria per vivere e comprendere appieno l’ambiente di un territorio così fragile e delicato.

A spasso nella natura (delle Marche)

A spasso nella Natura

Gran Sasso – Monti della Laga

Lungo l’antica Via Salaria da Ascoli verso Roma si incontra il centro abitato di Acquasanta Terme. Nota già in epoca romana per le proprietà terapeutiche delle acque termali che vi sgorgano, il paese presenta una struttura urbanistica dall’impronta tipicamente medievale, con le interessanti chiese di San Giovanni Battista e di Santa Maria Maddalena (XIV sec.).
Dalla vicina Paggese, dove nella Chiesa di S. Lorenzo (XIII sec.) si possono ammirare un bellissimo tabernacolo in travertino e un trittico di Pietro Alemanno (XV sec.), un bel sentiero conduce al borgo medievale di Castel di Luco, con l’originale Castello a pianta circolare. Da Paggese, in auto, si raggiunge anche S. Paolo da dove si può seguire il “Trekking del Brigante” in direzione di S. Gregorio. Si scende quindi a S. Martino, tappa segnalata nel “Sentiero Italia”, per seguire in direzione di Accumoli o del Ceppo. Dalla vicina frazione di Collefrattale splendidi sentieri risalgono la Valle del Rio Castellano, permettendo di raggiungere la Foresta di S. Gerbone e la vetta del Pizzo di Sevo (2419 m.). Tornati ad Acquasanta, risalendo la Valle del Garrafo, sulla quale si affacciano grotte di origine carsica, si raggiunge Umito. Da qui alcuni sentieri, percorribili anche a cavallo o con la bici, permettono di raggiungere la Cascata della Prata e quella della Volpara. Oltrepassata Acquasanta troviamo Quintodecimo, da dove partono alcuni interessanti sentieri che conducono a Matera o verso le pendici del Monte Scalandro. Proseguendo sulla Salaria si raggiunge Trisungo, dove sono tuttora visibili i resti dell’antica strada romana. Si sale poi per Spelonga, la quale nella Chiesa parrocchiale di S. Agata conserva un’antica bandiera turca, bottino di guerra della battaglia di Lepanto (1571). Da qui un grazioso sentiero sale al Monte Comunitore (1695 m.), raggiungibile anche dalla vicina frazione di Colle. Riprendendo la Salaria si torna ad Arquata del Tronto, il cui territorio, posto a cavallo della Valle del Tronto, è ricompreso in ben due Parchi Nazionali: Monti Sibillini e Gran Sasso – Monti della Laga. Il paese è sovrastato dall’imponente Rocca duecentesca, ampliata nei secoli successivi e ricostruita nel XV secolo. Degni di interesse sono la Torre civica e le chiese di S. Francesco e dell’Annunziata.

Abbadia di Fiastra

Visitare la Riserva Naturale costituisce un’esperienza unica ed indimenticabile per l’armonia e la compostezza del paesaggio, per i suoni soffusi che invadono l’aria, per i colori che, in ogni stagione, caratterizzano questo territorio. “Vivere” la Riserva significa quindi scoprire i suoi gioielli più preziosi e nascosti, attraverso le variegate possibilità offerte a tutti i visitatori, per realizzare infine una visita distensiva ma anche ricca di cultura. Insieme ai diversi percorsi pedonali o ciclabili, è possibile muoversi lungo interessanti sentieri natura, per i quali sono stati predisposti apposite guide, anche di tipo sensoriale (audiocassette e mappe tattili), disponibili presso il centro visita della Riserva. Abili e meno abili hanno tutti l’opportunità di vivere al meglio le esperienze dell’area protetta. Oltre a questi sono stati realizzati tre differenti percorsi automobilistici che si sviluppano e si diramano lungo l’area contigua alla Riserva Naturale e le zone circostanti, permettendo un’attenta visita ai centri storici di Tolentino, Loro Piceno, Petriolo, Mogliano, Urbisaglia, senza tralasciare l’area archeologica di Urbs-Salvia.

Monte S.Bartolo

Il primo itinerario proposto si snoda comodamente lungo strade comunali e brevi tratti della Provinciale Panoramica, per una durata di tre ore circa. Si parte all’imbocco della Strada S. Bartolo, dove un affresco riporta le caratteristiche territoriali e le emergenze storico – architettoniche. Da qui si può subito visitare la magnifica Villa Caprile, eretta nel 1640, che conserva ancora in ottimo stato il giardino all’italiana, arricchito da divertenti giochi d’acqua. Terminata la visita comincia il percorso pedonale. Mentre si sale verso la Provinciale, inizia si apre la vista su Pesaro. Superato il Centro di Tecnologie Ambientali della Provincia, il percorso è attrezzato con cartellini didattici per la botanica, con quaranta specie arboree ed arbustive. Si prosegue sempre ombreggiati fino ad incontrare sulla destra il parco privato di Villa Imperiale, splendido esempio di architettura rinascimentale. La villa, una delle più raffinate residenze rinascimentali, presenta numerose sale affrescate da noti pittori quali Dosso Dossi, Raffaellino del Colle e il Bronzino ed è circondata da un parco di 35 ettari. Proseguendo, alla confluenza di Strada Bocca del Lupo con via dell’Altarello, la vista si apre sulla campagna armoniosa e ricca di siepi di separazione, soprattutto a tamerice. Si giunge poi alla Provinciale Panoramica e, dopo averla attraversata, si prosegue su una antica strada comunale ormai riconquistata dalla vegetazione. Qui si possono ammirare scorci panoramici sul mare sotto Santa Marina Alta, la cui visita meriterebbe un’apposita tappa. In seguito, tornando sui propri passi, si arriva al Piazzale dell’Hermitage, con un’ampia vista sul mare e sulla falesia. Più avanti si giunge al faro, si ritrova Villa Imperiale e quindi si scende di nuovo verso il punto di inizio.

Il secondo percorso può essere suddiviso in due parti. La prima, con partenza dalla località “le Logge”, rappresenta una vecchia scorciatoia per raggiungere il paese di Fiorenzuola di Focara, che permette di passare rapidamente da un ambiente urbano ad uno naturale, ricco di silenzi e di tranquillità. Giunti a Fiorenzuola di Focara, piccolo centro d’altura che conserva numerose testimonianze della sua origine medioevale, si può percorrere il Sentiero dell’Amore, dal quale si può ammirare una splendida vista sul mare. Terminata la visita al paese, inizia la seconda parte del percorso, che scende fino al mare, lungo una strada chiusa al traffico, con ampie vedute e scorci sulla falesia. Lungo il percorso si notano ancora i segni della presenza di antiche attività di coltivazione (alberi da frutto, viti rinselvatichite) e si osservano, a distanza molto ravvicinata, tratti di falesia che mostrano l’alternanza degli strati di arenarie e argille che compongono l’intero sistema di colline a picco sul mare. In 10-15 minuti si arriva alla spiaggia, recente frutto dell’innalzamento delle scogliere. Da qui si può percorrere ancora qualche centinaio di metri per vedere i caratteristici cogoli, pietre di arenaria arrotondata nelle forme più svariate.

Sasso Simone e Simoncello

Numerosi sono gli itinerari escursionistici; di seguito sono sintetizzati i principali.

San Sisto – Sasso Simone. L’itinerario inizia a S. Sisto, meta degli appassionati di funghi e sede del laboratorio del C.E.A. per proseguire lungo gli ampi pascoli del versante orientale del Sasso Simone; a metà percorso si giunge al Peschio, collina calcarea ricoperta dal bosco. Prima della salita al Sasso si consiglia la sosta all’ombra del grande faggio.

Miratoio – Sasso Simone. Dall’area di sosta di Miratoio inizia un gradevole sentiero che conduce al Sasso Simone, sfiorando gli spettacolari calanchi varicolori del versante meridionale dei Sassi. Giunti all’interno della Cerreta, in corrispondenza della Banditella, un bivio immette nel sentiero proveniente dal Passo della Cantoniera; si prosegue a destra per raggiungere la vetta del Sasso Simone.

Pontecappuccini – Eremo della Madonna del Faggio – Monteboaggine. Il percorso ha inizio dal Centro Visite e sale verso il passo del Trabocchino, attraverso il bosco di conifere che ricopre le pendici orientali del M. Carpegna Giunti sui prati sommitali, il panorama spazia dalla costa adriatica ai monti Nerone e Catria. Dall’eremo si prosegue verso Monteboaggine, dove un cimitero abbandonato e la torre di vedetta, recentemente r
estaurata dall’Ente Parco, proteggono la tranquillità del luogo. Il ritorno avviene alle pendici della Costa dei Salti, fino a Paterno e di nuovo al Centro Visite.

Scavolino – M. Carpegna. Scavolino conserva i ruderi delle mura del palazzo, feudo dei principi di Carpegna dal sec. X al XIX. Lasciato il centro abitato si sale verso il passo del Trabocchetto, fiancheggiati da ampi prati. Arrivati al passo, il panorama si apre sull’intera Valmarecchia e sulle distese prative del Monte Carpegna. Il ritorno avviene dal sentiero al Passo dei Ladri, immerso in una piccola ma suggestiva faggeta.

Passo della Cantoniera – Sasso Simone. Il percorso attraversa la Cerreta del Sasso, estesa più di 800 ettari, tra le più grandi d’Europa; nel bosco si riconoscono faggi, frassini, aceri, carpini e sorbi. Nei periodi di fioritura è possibile osservare il giglio martagone ed il giglio rosso. Usciti dal bosco si attraversa un vero e proprio fiume di detriti rocciosi staccatisi dal Sasso Simone, ricchi di fossili. Si prosegue in direzione del faggio solitario, nei pressi del quale si prende la mulattiera che porta alla cima del Sasso Simone.

Pian dei Prati – Sasso Simon. L’itinerario inizia a Pian dei Prati dove si trova un’area faunistica, per seguitare su un’ampia carrareccia, che attraversa i prati pascolo del versante sud-orientale del Sasso Simone. Arrivati sul pianoro del Sasso, tra i muschi e la felci, si intravedono le rovine dell’antica città-fortezza edificata da Cosimo I de’ Medici nel XVI secolo.

Gola della rossa – Frasassi

Il Parco propone trentuno itinerari escursionistici di una o metà giornata che hanno per meta località panoramiche e borghi ricchi di storia. Si può percorrerli in Mountain Bike: sulla Carta Escursionistica sono riportati alcuni itinerari proposti per la pratica di questa attività, che si svolgono in massima parte su sterrate e carrarecce, distribuite per decine di chilometri sia in quota che nei fondovalle. Largo spazio all’Escursionismo e all’arrampicata: sulle pareti verticali calcaree delle Gole e dei principali rilievi montuosi sono state aperte nel corso degli anni molte vie di roccia, sia nello stile dell’alpinismo classico, sia della moderna arrampicata sportiva. Con canoa e rafting i fiumi Sentino ed Esino, che attraversano rispettivamente le Gole di Frasassi e della Rossa, presentano lunghi tratti idonei. Nel pianificare una discesa, come per tutti i corsi d’acqua a carattere torrentizio, è bene tenere conto delle condizioni idriche locali, al variare delle quali possono cambiare significativamente la praticabilità e la difficoltà del percorso.

Numerosi anche gli itinerari escursionistici

Anello di Giano. È un percorso sentieristico che si sviluppa per 134 Km, attraverso gli ambienti più belli ed interessanti dei bacini idrografici dei fiumi Esino, Giano, Sentino. Un lungo tratto dell’anello attraversa il territorio del Parco quasi longitudinalmente, toccando alcuni caratteristici borghi rurali e montani, in un viaggio articolato e impegnativo.

Gola della Rossa – Monte Revellone: L’accesso alla Gola della Rossa per chi proviene da Sud è uno spettacolo che non delude. Tra creste frastagliate, masse calcaree ed anse sinuose si arriva a Pontechiaradovo. Attraversato il ponte sull’Esino, la sbarra e fiancheggiata la cava sulla destra, gli scarponi ritrovano il giusto assetto. Superato il ponticello della ferrovia, si prosegue a sinistra per un largo sentiero che conduce a Grottafucile. Sempre per la carrareccia si sale al valico I Colli. Lasciata la carrareccia si sale per l’ampio pendio prativo. Tenendosi al centro si trova il sentiero, man mano più evidente, che immette sulla seconda carrareccia. Si continua ancora diritti per la ripida cresta Nord, con la slanciata sagoma del Revellone all’orizzonte. Il sentiero devia a destra e guadagna l’ampio dosso, in pineta, della cresta Nord-Ovest per poi, costeggiando il versante Ovest, per offrire infine vedute aeree e panoramiche.

Avacelli – Rocchetta – Ponticelli – Genga
Appena a Sud del paese di Avacelli, una piazzola con edicola segna l’inizio del sentiero 142, che segue la strada per Rocchetta. Dopo circa 400 metri si imbocca la carrareccia che aggira Colle Busco. A quota 545 metri, si attraversa la strada e si sale ad una radura oltre la quale il sentiero continua ripido sino ad affacciarsi sulla vallata, verso il Trivio. Si prosegue quasi in piano per alcune centinaia di metri, poi con una discesa via via più ripida si scende alle case di Piano di Rocchetta e di qui alla strada proveniente da Genga. Si segue la strada a sinistra per circa 250 metri, per deviare a destra verso l’abitato di Rocchetta Alta. Prima su sterrata e poi su sentiero, si sale alla pineta sulla sella tra Colle Ameno e Il Picco. Si continua attraversando la testata di Valle Scappuccia tra la macchia e il bosco ceduo. Perdendo quota si arriva al valico presso Colle Bertone e di qui, con una discesa più ripida verso Sud, all’incrocio con il sentiero 107AG. Si prosegue in discesa sul versante Ovest del Monte Piano fino all’abitato di Monticelli. Si prosegue a sinistra, in piano, sino a traversare il fosso; ancora un Km e, prima di arrivare a Genga, si scende a destra alla strada provinciale.

Monte Conero

Il territorio dell’area protetta offre diverse possibilità di fruizione. Si presta sia a soggiorni balneari, sia a soggiorni di tipo escursionistico-naturalistico, sia ad itinerari enogastronomici, culturali ed artistici. Unica nel suo genere è la “Strada del Rosso Conero”. La vitivinicoltura ha un ruolo importante all’interno del Parco, con fulcro sul Rosso Conero, vino DOC dal 1967. Questo vino si ricava da un solo vitigno, il Montepulciano, con una possibile aggiunta (fino al 15%) di Sangiovese. Lungo il percorso, sostenuto anche dal Movimento del Turismo del Vino, il viandante può scoprire le piccole vigne che, ora aggrappate a costoni impervi, ora adagiate su morbide colline, fanno di questo un vino rinomato in tutto il mondo. Di notevole interesse anche una serie di escursioni naturalistiche. I sentieri ufficiali sono 18 e sono descritti nella cartina del parco, disponibile presso il centro visite. Da segnalare il ritrovamento, presso la frazione di Massignano, di tracce evidenti di cadute di asteroidi, simili a quelle scoperte nell’America centrale.

Monti Sibillini
Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ha attivato una serie di percorsi (escursionistici, ciclabili, accessibili ad ogni categoria di persone, ecc…) che stanno delineando l’ossatura fondamentale di fruizione del territorio e che offrono delle prime risposte alle differenti esigenze e richieste di fruizione. Il Grande Anello dei Sibillini si sviluppa ad anello intorno all’area protetta per una lunghezza di circa 120 Km. Diviso in 9 tratte giornaliere descritte nel dettaglio sul sito www.sibillini.net e nella nuova guida del parco, si snoda ad un’altitudine che varia dai 560 ai 1794 metri. Collega piccoli centri, spesso assai poco conosciuti, ma comunque ricchi di tradizioni, storia e cultura, permettendo altresì di scoprire immagini e sentieri insieme ad una Natura sorprendente.
Il Grande Anello in Mountain Bike, che si consiglia di percorrere in 5 giornate (Visso-Fiastra-Amandola-Montegallo-Norcia), si snoda a guisa di corona intorno al massiccio montuoso per oltre 165 Km, ed è arricchito da ulteriori 14 percorsi giornalieri che trovano il loro punto di partenza nei diversi comuni del parco. Esso è parte essenziale di una strategia più vasta che vede nella realizzazione di un “Sistema di fruizione ad Anelli”, la quale comprende anche la “Grande Via del Parco”, da percorrere in auto, per un nuovo modello di fruizione di un territorio fragile, da godere per questo con il giusto rispetto.