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Pandemia: il perchè del nome

Come ogni blog che si rispetti, presto (lo spero) comparirà un link in tutte le pagine che spiegherà qualcosa ai curiosi pandemici sull’autore di questo blog e sui perchè della sua vita (del blog). Il nome è venuto naturale, niente a che fare con virus e quant’altro (anche se qui ci capitate in molti, alla ricerca di info sulle pandemie, direttamente da Google & Co. – vedi stat). Questo blog parla di ambiente (panda) e vorrebbe diventare globale (come una pandemia): tutto qua. Delusi? La soluzione più semplice è la più probabile (e non l’ho detto io).

Maggio 2003: odissea sui binari

Vado a Roma ogni tanto per lavoro, circa una volta al mese o ogni due. Comodo è il treno, anche se la linea che congiunge la costa adriatica con Roma è ancora tecnologicamente molto arretrata (a tratti con un solo binario). Ieri, all’altezza di Terni, il treno (ES) si ferma ‘causa incidente a Roma Tiburtina’ e la voce annuncia che ‘il ritardo è imprecisato’. Grazie al WAP riesco in due minuti a vedere i primi lanci Reuters e AGI che confermano l’incidente facendo un primo bilancio provvisorio (alle 10 circa). Qui trovate una bella foto che rende l’idea di quanto successo. Dopo un’ora circa riusciamo a salire su un pullman sostitutivo e arriviamo a Roma con circa un paio d’ore di ritardo. Per il ritorno, analogo se non peggior caos. Alle 18 la situazione è tutt’altro che a posto. Il treno IR delle 18,30 parte direttamente da Orte e per raggiungerlo tocca prendere un altro treno, che parte solo alle 19,30. Grazie agli MP3 suonati dal mio HP, alle ultime news e alla posta via wap, sono quasi riuscito ad arrivare non esaurito, quasi! Ritorno a Roma il 22: allertate la Protezione civile, non si sa mai!

Ultime letture: L’avversario, Carrère

Non lo faccio quasi mai, ma stavolta è successo. Tutta colpa del trailer, si potrebbe dire. Sto parlando de ‘L’avversario‘. Circa un mese fa, dopo un battage pubblicitario elevato (almeno nello spazio cinema RAI), esce il film e, da una recensione su ‘La Repubblica’, vengo a scoprire che la storia è tratta da un libro. Si tratta di una storia vera, sconvolgente: dopo 18 anni di bugie, un uomo uccide i suoi più cari affetti, moglie, figli, genitori, perché il suo gioco non regge più. Ieri, alla stazione di Roma Termini, ho cercato il libro e, d’impulso l’ho comprato. Oggi l’ho finito: straordinario. Una storia sconvolgente e inquietante. Einaudi, 8,5 euro, 160 pagine.

Obiettivo rifiuti zero

Prolungando nel futuro l’andamento crescente della quantità dei rifiuti prodotti, come è lecito nell’assenza attuale di iniziative concrete per la riduzione, le proiezioni indicano che nel 2010 ci troveremo con una produzione di RSU pari a circa 32.800.000 tonnellelate.
In questa ipotesi, per centrare l’obiettivo del trattamento termico del 50-70% dei rifiuti urbani, nel 2005 si dovrebbero inviare in impianti termici fra le 15 e le 21 milioni di tonnellate di rifiuto ed a discariche speciali circa 10 milioni di tonnellate di scorie solide costituite da ceneri, carboni attivi, fanghi ed inerti contaminati. Ciò corrisponderebbe ad utilizzare una capacità di incenerimento pari a quella di circa 300-400 inceneritori di media taglia.
Dati alla mano, sia in termini di riduzione delle emissioni di CO2 per miliardo di contributo, sia di contributo per MW installato, i rifiuti non rappresentano comunque un buon investimento.

Andrea Masullo sottolinea come nell’attuale normativa “il combustibile da rifiuto (CDR) non è più considerato un rifiuto ma addirittura un combustibile nobilitato al rango di fonte rinnovabile di energia. Ciò consente di bruciarlo ovunque, in impianti privati, in deroga ai piani di smaltimento, senza necessità di valutazione di impatto ambientale, autorizzata direttamente dal Ministero dell’Industria; il fatto che l’energia prodotta costi anche quattro volte di più, rispetto alla media, non costituisce un vincolo in quanto esso viene coperto dalle sovvenzioni previste per le fonti rinnovabili (CIP6). I cittadini si trovano dunque a pagare due volte per lo smaltimento degli stessi rifiuti, una prima volta con la tassa di smaltimento, una seconda con gli aggravi sulla bolletta elettrica necessari a compensare i costi elevati dell’energia prodotta dal CDR”
.
Una capacità di inceneritori eccessiva può divenire inoltre una barriera nei confronti degli sforzi di riduzione e riciclaggio, come già successo in altri paesi europei. Sono inaccettabili tutte le agevolazioni, le esenzioni e le scappatoie previste dalla legge per favorire l’utilizzo dei rifiuti in impianti termici industriali. L’incenerimento dei rifiuti deve rispettare gli stessi standard, ottemperare agli stessi obblighi ed essere soggetto agli stessi controlli dovunque esso avvenga.
L’incenerimento dei rifiuti non può essere considerato un mezzo per il conseguimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto. I rifiuti non sono una fonte rinnovabile di energia e la loro combustione non abbassa le emissioni totali di CO2.

Il WWF ritiene che debba essere incentivato il ricorso all’utilizzo di nuovi materiali biodegradabili di origine biologica in sostituzione dei materiali derivati dal petrolio. La scienza dei materiali sta aprendo interessanti prospettive, attraverso lo sviluppo di nuove tecniche di produzione di film e fibre artificiali a partire da molecole non fossili, rendendo in tal modo rinnovabili e biodegradabili questi materiali. La lignina, gli amidi, il glucosio, polisaccaridi estratti da alghe, microorganismi da prodotti agricoli di scarto o appositamente coltivati, sono i mattoni di questi bio-materiali per un futuro che ha già trovato applicazioni industriali.

Per affrontare il problema dei rifiuti che possa prescindere dai seguenti passi:
1. ridurre l’intensità di materiali nel sistema economico: dematerializzazione dell’economia;

2. ridurre l’uso di prodotti chimici pericolosi;

3. far sì che le apparecchiature di uso comune siano facilmente smontabili, progettate secondo logiche di modularità e intercambiabilità di parti aventi specifiche funzioni, comuni ad apparati diversi;

4. favorire la produzione e l’utilizzo di beni duraturi, riparabili e fatti di materiali riutilizzabili;

5. avversare la produzione e il consumo di beni usa e getta;

6. ridurre drasticamente gli imballaggi;

7. standardizzare gli imballaggi, nella forma e nei materiali, per favorire il loro riutilizzo come oggetti integri e solo in seconda istanza il riciclaggio dei materiali di cui sono fatti;

8. Sostituire i materiali non biodegradabili con nuovi materiali biodegradabili di origine naturale.

Dopo aver fatto tutto il possibile per ridurre la produzione dei rifiuti alla fonte, gli oggetti, dopo un tempo di durata prolungato e diversi cicli di riparazione e riutilizzo, devono essere riutilizzati nei processi produttivi come materiali, attraverso la raccolta differenziata seguita dal riciclaggio.

Se si realizzasse quanto qui detto ci accorgeremmo che l’obiettivo rifiuti zero non è un’utopia: la natura lo ha già realizzato da sempre.