Chi era all'AcaCamp di Urbino, il BarCamp accademico, si ricorderà la mia presentazione sulla scienza nei blog e nei social media. Un passaggio importante l'ho riservato a Gravità Zero, un blog scientifico che ho segnalato per alcune qualità.
Qaualche giorno dopo sullo stesso blog appare un articolo sugli ebook, palesemente contrario. In particolare mi soffermo sull'ultimo passaggio:
Pensate ai libri a download libero, chi controllerà la scientificità
dei contenuti. Quali autori avranno voglia di scrivere o tradurre testi
solo per la gloria di vedersi scaricare e citare in internet. Forse che
i nostri governanti non amano i libri e non pensano che la cultura
debba essere un patrimonio da conservare e amare? Come faranno i nostri
figli ad imparare ad apprezzare il fascino di un libro?
D'impulso, ho inserito un commento, in cui stigmatizzavo quanto sopra, chiedendomi e chiedendo conto all'autore dell'articolo se avesse mai avuto in mano e provato un ebook reader. Ho dubitato, cortesemente e legittimamente, che l'autore parlasse senza cognizione di causa, viste le conclusioni tutto sommato discutibili.
Ritorno sul post ieri per controllare le repliche e noto che non c'è alcun commento. Scrivo tempestivamente una email alla redazione per chiederne conto e non ottengo alcuna risposta. Controllo sulla cache di Google, sempre ieri, e mi appargono sedici commenti. Al mio, il primo, ne seguono altri, tra cui uno a firma di un altro autore del blog in cui vengono esplicitamente tacciato di marchetta.
Oggi sul post sono riapparsi i commenti ma il mio e alcuni altri sono stati rimossi senza alcuna spiegazione, né pubblica, né privata. Ognuno a casa sua e sul suo blog fa ciò che vuole, ma trovo altamente scorretto che, senza alcuna policy, i commenti non condivisi vengano censurati.
Lascio a te giudicare un simile comportamento. Da parte mia Gravità zero ha oggi credibilità zero e non ci spenderò più neanche un secondo, visto che se la conversazione non è a senso unico, questa viene cassata. Non ho altre parole.
Antonio Tombolini e
Tambu, parte di quella conversazione, non sono stati zitti.