7 gennaio 2009
in Web 2.0
Prendendo spunto da
Business Week e dalle sue previsioni su cosa non succederà nel 2009, mi accodo in scia, con qualche riflessione espressamente rivolta al mercato italiano.
Nessun giornale italiano importante chiuderà i battentiSeppur la condizione dei giornali a livello globale sia in forte crisi, in Italia non ci sarà nessun terremoto e tutti i principali quotidiani continueranno a dormire sonni felici. Nessun giornale con una diffusione superiore alle 30.000 copie, non sostenuto da finanziamenti da organi di partito, interromperà la stampa. Potremo assistere ad una riduzione della fogliazione, ad un congelamento degli organici e al pensionamento in massa dei poligrafici, ma nessun trauma colpirà la stampa quotidiana italiana. Gli editori compenseranno le perdite con i guadagni delle altre attività industriali difese col potere dei giornali stessi, nessuna novità.
Mediaset non perderà il dominio del mercato televisivo e della pubblicitàIn tempi di crisi la televisione non perde il suo appeal per gli investitori pubblicitari e Mediaset non soffrirà affatto del calo del mercato pubblicitario. Non al punto di cambiare strategia nei confronti di Internet. La rete rimarrà un mercato marginale per il gruppo, senza investimenti sostanziali.
Gli investimenti pubblicitari su Internet non cresceranno più a due cifreInternet in Italia rimarrà stazionario, senza investimenti massicci da parte degli inserzionisti pubblicitari. Le risorse resteranno limitate e l'obiettivo dello IAB del 10% del mercato entro il 2010 rimarrà un sogno. La quota della televisione non subirà alcun calo e Internet non arriverà al 6%, segnando un divario crescente con il resto d'Europa.
I media tradizionali non perderanno potere rispetto al citizen journalismPer ridurre i costi e ridurre la distanza che separa giornali e lettori, tutti i media tradizionali incrementeranno la quota di contenuti generati dagli utenti sfruttati come fonte giornalistica. più video in tv al posto dei servizi professionali e più pagine dedicate ai contenuti dei lettori, per compensare il calo del lavoro delle redazioni, con meno personale. Lo sfruttamento delle masse potrebbe aprire nuovi canali editoriali basati su contenuti di questo genere.