Dalle notizie della settimana non posso non segnalare tre fatti che testimoniano come il mondo dei media, grazie ad Internet e al digitale, stia mutando sotto i nostri occhi.Lagardère, gruppo editoriale francese tra i più grandi - capitalizzazione in borsa di 8,5 miliardi di euro -, ha annunciato una accelerazione degli investimenti online. Con un piano di ristrutturazione che prevede il taglio del 7-10% della forza lavoro, Lagardère conta di aumentare dall'1% al 5-10% entro il 2010 i ricavi derivanti dall'editoria digitale, a scapito dell'editoria tradizionale dove chiuderà numerose riviste. Lagardère ha sottovalutato l'impatto di Internet al punto tale per cui nuovi entranti, soprattutto sul versante dei femminili, hanno costituito posizioni importanti a discapito dei marchi del gruppo. Oggi è partita la rincorsa: meglio tardi che mai. Mr Lagardère l'ha capito dichiarando a Le Monde che "se la stampa non si muove, è condannata".Il New York Times non ha paura dei blogger e ha ragione. Il Sole 24 Ore titola "Nell'epoca dei blogger a vincere è il giornalismo" un bel pezzo di Vittorio Da Rold da Davos, dove son raccolte alcune dichiarazioni dell'editore del New York Times, Arthur Sulzberger. L'articolo è disponibile online. I buoni contenuti trionferanno, chiunque li produca. Gli stessi fondatori di Google, ripresi da Davos nel blog dedicato del New York Times, ne sono persuasi:
‘’I think the newspaper has a good future,” Mr. Brin told a small group of reporters at a briefing at the World Economic Forum in Davos. The reason? Quality journalism, he said. As search engines such as Google News turn spot news into a commodity, “unique content is going to become a lot more valuable,” Mr. Brin said, driving demand for “newspapers and writers that generate the best content.”