Un primo dato interessante è la crescita di
consumo di informazione, non solo online, con lo svilupparsi della crisi economica e l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali di novembre. Gli indici di consumo di pagine web dei grandi giornali si mescolano ad alcuni casi raccontati nell'articolo di continuo aggiornamento delle notizie, quasi compulsivo, di gente che guarda ore e ore di dibattiti tv, si porta il pc a letto per controllare le ultime prima di dormire e si sveglia nella notte per controllare gli indici di borsa (!!). Chissà quali sono le metriche italiane a tal proposito? Se hai link da seguire inseriscili nei commenti.
Un
secondo dato interessante è il
calo complessivo degli investimenti pubblicitari (dati del secondo trimestre e di luglio/agosto) sui giornali online americani, a dimostrazione di come la crisi abbia cominciato a colpire anche la pubblicità online. Non tutti sono colpiti allo stesso modo: i grandi, come il New York Times e CNN, sembrano continuare a crescere, con altre realtà più piccole che cominciano a vedere segni meno anche online. In Italia c'è stato un deciso rallentamento a luglio della pubblicità su Internet, anno su anno, ma siamo ancora in territorio positivo.
Terzo elemento,
scontato per chi è già avanti, è il
ricorso sempre più massiccio a link esterni nella produzione delle notizie dei grandi media online. Non è un fenomeno nuovo - per l'Italia siamo ancora all'anno zero (o uno forse) - ma fa specie leggere che molte risorse vengono impiegate per offrire spunti di navigazione esterni, pur di mantenere o accrescere la propria autorevolezza in rete. In Italia i giornali continuano a crescere online naturalmente, visto il ritardo nella diffusione della rete, ma prima o poi cominceranno a fare i conti anche con questo fenomeno, c'è da scommetterci.
Di giornalismo online almeno se ne discute, vista la nuova indagine promossa da
Lsdi, con un evento a Roma domani. Eppur si muove, direbbe qualcuno.
Pubblicato il 13/10/2008 alle 9.49 nella rubrica Media.