Categorie
Web & Tech

NextDNS: privacy e adblock, tutto in uno

Il web è concentrato in poche mani, che controllano una fetta sempre più grande di dati. Il DNS è un punto nevralgico dell’esperienza internet e può essere la chiave di volta per risolvere, in un colpo solo, il problema della protezione dei dati personali e il tracciamento della pubblicità online. La soluzione che ho appena trovato? NextDNS.

In questo post:

  • L’importanza strategica del DNS
  • NextDNS e la privacy
  • NextDNS e la pubblicità
Categorie
Media & Social media

Bloccare la pubblicità è autodifesa… e il futuro

Da molto tempo uso tecnologie che bloccano la pubblicità navigando, sia da desktop, sia da mobile. Su desktop uso uBlock Origin e su Android uso AdBlock Browser.

Lo faccio per varie ragioni: non voglio essere distratto, soprattutto dai video pubblicitari e dai banner invasivi, non voglio attendere per il caricamento della pagina e da mobile voglio anche risparmiare dati. La ragione principale è che non voglio che la pubblicità occupi spazio nella mia mente e che riduca la mia attenzione, bene prezioso e limitato. Lo stesso vale per altri tipi di pubblicità, come gli spot pubblicitari, banditi da casa mia, visto che non vedo tv lineare da anni ormai. Non sai come si sta meglio, se non hai mai provato per un periodo sufficiente lungo a disintossicarti.

Si tratta di un comportamento poco etico? Niente affatto, dal mio punto di vista. Già adottando una app come Pocket, mi sono abituato a salvare articoli da leggere offline, senza la grafica e la pubblicità della pagina originale. Per gli inserzionisti è un risparmio di risorse, perché se non sono interessato, la spesa sarebbe comunque inutile. Gli editori e chi produce contenuti perde? In realtà ci sarebbero n ragioni per condannare un modello di business che ti spia, ti profila senza che nessuno te lo dica prima e che non ti lascia apparentemente scelta.

Da qualche tempo alcuni editori, ultimo Wired USA, hanno deciso di bloccare l’accesso a chi blocca la pubblicità. Nessun problema per me. Semmai dovesse veramente succedere (scommetto che salvando l’indirizzo della pagina su Pocket l’articolo si vede comunque, senza pubblicità), la scelta sarà facile: fonte eliminata e via su altri lidi. Le fonti di qualità, internazionali, sono tali e tante, che una in meno non cambierà l’offerta complessiva? Il web morirà di adblock? Chi morirà sarà chi non troverà un modello che fidelizzi il lettore e lo spinga a pagare per la qualità. La sfida non si vince certamente costringendo il lettore e ingoiare qualcosa che non vuole, in maniera coercitiva. Non sono l’unico a pensarlo. Chi parla è un giornalista, Bob Sacks:

I don’t want to be tracked by companies that want not only a large slice of my wallet but also the uninvited intrusion into my mind and how I’m thinking and where I am at any given moment. I am also offended that these unsought intrusions that slow down my web experience with bloated and unwanted downloads.

Sullo stesso argomento ho scritto un pezzo uscito sul primo numero dell’anno su Class, in edicola ancora per pochi giorni. Lo riporto a seguire:

Categorie
Lavora meglio Vivi meglio

Gli utenti bloccano la pubblicità online, ma Google, Amazon e Microsoft non stanno a guardare

Giusto domenica scrivevo sul Sole 24 ore dei dati relativi agli utenti che, su scala globale, bloccano la pubblicità, banner e annunci. Quasi 150 milioni di persone si sono attrezzate (compreso il sottoscritto) per fare a meno di distrazioni durante la navigazione.

A quanto pare, proprio domenica, il Financial Times racconta di come Google, Microsoft e Amazon si siano accordate con Eyeo, la società a capo del più popolare tra i software blocca pubblicità, ovvero AdBlock Plus, per far comunque passare i propri annunci.

L’estensione che consiglio per bloccare la pubblicità è uBlock, open source, gratuito e senza conflitto d’interessi alcuno. Lo puoi installare su Chrome, Safari e Firefox.

A seguire il pezzo che ho scritto per Il Sole 24 Ore.