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Contro la tirannia della convenienza

La convenienza ha spesso un costo, a cui non dedichiamo la necessaria attenzione.

Facebook permette di stare in contatto con gli amici e con i propri interessi senza fatica. Il prezzo è la scelta dei contenuti lasciata a un algoritmo e il rinchiudersi in un giardino recintato che non è internet.

Amazon è il negozio che ha tutto dentro e dove comprare con un click. Il prezzo è la riduzione della concorrenza e lo sfruttamento dei lavoratori con pratiche non sempre condivisibili.

Uno smart speaker in casa risolve tanti problemi. Il prezzo è una scelta limitata a poche opzioni e un sistema che raccoglie dati su di te e sulle tue abitudini.

Il GPS sempre attivo chi permette di usufruire di App geolocalizzate. Il prezzo è che tanti altri soggetti registrano e archiviano ogni nostro spostamento.

Dovremmo interrogarci di più sul prezzo che paghiamo per la convenienza di molti servizi, soprattutto digitali e valutare se vale la pena farne a meno o ridurne l’uso.

let’s reflect on the tyranny of convenience, try more often to resist its stupefying power, and see what happens. We must never forget the joy of doing something slow and something difficult, the satisfaction of not doing what is easiest. The constellation of inconvenient choices may be all that stands between us and a life of total, efficient conformity.

Tim Wu sul New York times

https://www.nytimes.com/2018/02/16/opinion/sunday/tyranny-convenience.html?emc=edit_th_180218&nl=todaysheadlines&nlid=42109107

Alexa sì o Alexa no?

Alexa

Dalla previsione di Gartner, secondo la quale al 2020 il 30% della navigazione online sarà vocale, ho pensato fosse necessario avere in casa Amazon Echo per poter capire e seguire lo sviluppo di Alexa e degli assistenti virtuali in casa. Da allora Amazon Echo è finalmente arrivato in Italia, è in promozione a 35 €, ma non mi sono ancora convinto di metterlo nel carrello. Anzi, nel carrello c’è, ma non l’ho ancora comprato. Perché?

Sì, sul piano del conoscere le tendenze per anticiparle, avere uno smart speaker in casa è fondamentale, ma ho molti ma che mi frenano. Voglio veramente un dispositivo in casa sempre in ascolto? Ho veramente bisogno di chiarire qualsiasi dubbio con una domanda ad Alexa? Sono così pigro da dover chiedere ad Alexa (in futuro) di accendere o spegnere la luce? Ho bisogno che Alexa mi faccia raccontare le ultime notizie al mattino mentre faccio colazione, se ho deliberatamente perso l’abitudine di accendere tv o radio? Ho bisogno di farmi mettere su musica da Alexa o di lanciarmi un podcast, se oggi ascolto ciò che voglio con due tocchi sul telefono e non ho alcuna voglia di avere sempre la mente impegnata con un tappeto audio sullo sfondo quando sto facendo altro?

La risposta a tutte queste domande è un secco e maiuscolo NO. Alexa quindi rimane nel negozio e, non so per quanto, continuerò a resistere alle sirene. Come l’anno scorso negli USA, aspettati una campagna massiccia, già in corso, per convincerti a comprare Amazon Echo o Google Home, con spot in televisione, pagine sui giornali e sconti incredibili. La posta in palio, per Google e Amazon, è mettere un piede in casa tua e abituarti a usare uno strumento con il quale ti abituerai a comprare e a scegliere (tra proposte limitate) cosa ascoltare, cosa leggere, cosa comprare.

Non ultima c’è anche una questione etica, ben raccontata dall’Atlantic che gli ha dedicato una storia di copertina, da cui è tratta limmagine di questo post. Un pezzo tutto da leggere.

Il culto della tecnologia è una religione come le altre

religione

Sono quasi diventato intollerante alle conversazioni in cui l’oggetto è il culto della tecnologia. Discussioni sul nulla. In genere gli eventi di lancio di nuovi prodotti, da parte di Apple, Google, Amazon, Facebook, generano online un seguito da folle adoranti che la settimana dopo si mettono in fila per comprare il nuovo prodotto. Ne parlano come di un totem da adorare, dimenticando che l’azienda dietro al prodotto ha il solo scopo reale di fare (legittimamente) più soldi. L’evento non è altro che PR, fumo negli occhi, marketing per convincere a comprare e a sostituire l’ultima versione del prodotto che ancora funziona benissimo. Gli adepti, incapaci di comprendere il gioco o felici di aderire a un nuovo culto, spendono parole, energie, tempo per decantare le ultime meraviglie e aderire pubblicamente al culto. Continue reading “Il culto della tecnologia è una religione come le altre”

Lavoratori sfruttati nella fabbrica dove si producono Amazon Echo e Kindle

Niente di nuovo verrebbe da dire, purtroppo. Ieri il Guardian pubblica l’ennesima inchiesta dove emerge che la produzione cinese di tecnologia non rispetta neanche le leggi cinesi sul lavoro. Nel caso specifico si tratta della fabbrica Foxconn dove si producono Amazon Echo e Kindle.

L’articolo si chiude persino con la dichiarazione di Amazon che conosce la questione e l’ha già segnalata al suo fornitore. Ciò che manca ancora in queste storie è una presa di distanza del committente, non a parola, ma con i fatti. Come? Cambiando fornitore e assicurandosi che tutto ciò non avvenga più. Nella realtà dei fatti non interessa a nessuno. A Foxconn men che meno. Al governo cinese neanche, perché è pur sempre lavoro. All’Amazon di turno, archiviato l’articolo di giornale, importa avere il prodotto da vendere nei tempi e nei modi che preferisce. Non interessa neanche al consumatore finale, per cui conta il servizio offerto e il prezzo finale.

Se poi qualche lavoratore sfruttato si infortuna, si esaurisce, viene licenziato o si suicida, alla fine della fiera, non interessa proprio a nessuno. Il minimo che possiamo fare, io per primo, è non riempire la casa di nuovi gadget tecnologici di cui possiamo fare a meno, tanto o poco che costino, e non ricambiare il parco dispositivi finché non è proprio necessario. Sono orgoglioso di avere uno smartphone comprato nel dicembre del 2014, vecchio ormai di 3 anni e mezzo, e di avere un computer portatile che uso dall’ottobre del 2012, quasi 6 anni fa. Non ho rimpiazzato il tablet diventato obsoleto. Non ho uno smart speaker in casa. Ho un ebook reader da 5 anni e funziona ancora benissimo.

 

Il costo umano del tuo Kindle

Il report di China labor watch