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I 9 grandi e l’intelligenza artificiale

Oggi è uscito un nuovo libro di Amy Webb, The Big Nine, che tratta un tema caldissimo: l’intelligenza artificiale e le applicazioni sviluppate dai nove grandi del tech globale: Amazon, Google, Facebook, Tencent, Baidu, Alibaba, Microsoft, IBM e Apple.

Lettura più che consigliata.

In rete si trovano diverse interviste all’autrice. Nel caso volessi qualche sintesi. Dalla biblioteca di San Francisco ho poca banda, quindi ti lascio usare i motori di ricerca per trovarle.

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Amazon, Apple, Netflix in violazione del GDPR

Sono proprio curioso di vedere come andrà a finire la campagna di questo attivista austriaco contro Amazon, Apple Netflix e altri.

https://techcrunch.com/2019/01/18/privacy-campaigner-schrems-slaps-amazon-apple-netflix-others-with-gdpr-data-access-complaints/

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Internet come Disneyland

Today the internet is much more like Disneyland. If I’m building a restaurant in Disneyland and Disneyland thinks I’m making too much money, they may raise the rent or change the rules.

That’s what building on Facebook or Google and Apple is right now. We live in this sort of Disneyland internet and I don’t think that’s good for a whole bunch of reasons. I just don’t think it’s as diverse and exciting and interesting and creative. I think it has destroyed the business models of creative people.

Tornando sul tema dell’innovazione frenata nel mercato digitale consumer, ottima lettura.

http://breakermag.com/why-venture-capitalist-chris-dixon-is-betting-on-a-decentralized-internet/

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Il culto della tecnologia è una religione come le altre

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Sono quasi diventato intollerante alle conversazioni in cui l’oggetto è il culto della tecnologia. Discussioni sul nulla. In genere gli eventi di lancio di nuovi prodotti, da parte di Apple, Google, Amazon, Facebook, generano online un seguito da folle adoranti che la settimana dopo si mettono in fila per comprare il nuovo prodotto. Ne parlano come di un totem da adorare, dimenticando che l’azienda dietro al prodotto ha il solo scopo reale di fare (legittimamente) più soldi. L’evento non è altro che PR, fumo negli occhi, marketing per convincere a comprare e a sostituire l’ultima versione del prodotto che ancora funziona benissimo. Gli adepti, incapaci di comprendere il gioco o felici di aderire a un nuovo culto, spendono parole, energie, tempo per decantare le ultime meraviglie e aderire pubblicamente al culto.

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Rompere i monopoli di Google, Apple, Facebook e Amazon per tornare a innovare

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Scott Galloway a DLD in 20 minuti riassume il 2017 e lancia le sue previsioni per il 2018. Tra i suoi cavalli di battaglia c’è l’intervento dell’antitrust per rompere i monopoli dei quattro cavalieri dell’apocalisse digitale: Facebook, Amazon, Google e Apple.

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Amazon e Facebook superano 500 miliardi $ di capitalizzazione, mentre Twitter crolla

Una giornata da segnare sul calendario. Ieri Facebook ha presentato gli ennesimi risultati positivi (9 miliardi di ricavi nell’ultimo trimestre) e il titolo è su nuovi massimi, di poco sopra 500 miliardi $ di capitalizzazione. Amazon tocca 513 miliardi in attesa dei risultati del trimestre presentati in serata e così Jeff Bezos supera Bill Gates nella classifica degli uomini più ricchi del mondo, con poco più di 90 miliardi $.

Vola tutto in borsa? No. Twitter continua a non crescere e a perdere ricavi pubblicitari e il titolo perde il 13% nelle contrattazioni. La capitalizzazione torna a scendere sotto i 13 miliardi. Snap (madre di Snapchat) rimbalza sui minimi e galleggia sui 16 miliardi di capitalizzazione.

Per avere una idea dei rapporti di forza, Google sta sopra 660 miliardi, Microsoft sui 570 miliardi e Apple oggi sfiora di nuovo gli 800 miliardi. I 5 cavalieri dell’apocalisse (Amazon, Apple, Google, Facebook e Microsoft) superano oggi insieme 3000 miliardi $ di capitalizzazione totale.

Così gira il mondo.

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Amazon, Facebook, Google, Apple: i 4 cavalieri dell’apocalisse digitale

Metti da parte 16 minuti e guardati la presentazione che Scott Galloway ha tenuto a DLD 2016, raccontando in slide molto facilmente comprensibili come Amazon, Apple, Facebook e Google stiano cambiando l’economia globale, un anno dopo l’altro. Il 2015 è stato un anno chiave in questo percorso.

In un passaggio, Galloway afferma “la pubblicità ormai è diventata una tassa sulla gente povera” che non può permettersi di pagare e di evitarla. Guarda caso risuona con la mia personale fuga dalla pubblicità. Un caso?

 

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Nook sempre peggio e la concorrenza negli ebook promette male

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Meno concorrenza, meno innovazione, prezzi più alti. Questo è il futuro, non prossimo, che ci attende, a vedere l’andamento del mercato USA degli ebook. Nook, principale concorrente di Kindle, se la passa proprio male e i dati finanziari non migliorano affatto, anzi. Secondo l’ultima trimestrale comunicata al mercato oggi, la divisione digitale di Barnes & Noble continua a sanguinare.

Un -32% di media comprende un -41% dalla vendita di hardware (ebook reader e tablet) e un -21% dalla vendita di contenuti. Il dato negativo è un mix tra minori volumi e prezzi più bassi dei libri e dei reader, per tentare con promozioni su promozioni di contrastare la concorrenza e mantenere quote di mercato. Il taglio di prezzi sui reader in particolare può aver contributo negativamente.

Certo che se Nook continua a ridurre i suoi volumi complessivi, nonostante gli sconti, e i bilanci sono in perdita, è difficile che l’avventura possa continuare all’infinito. La casa madre non se la passa così male, ma le librerie, al netto di chiusure di punti vendita, perdono comunque un 3,7% di fatturato. Se Microsoft e Pearson avevano acquisito quote di Nook apportando cassa, oggi probabilmente non hanno alcuna intenzione di rilevare il business in queste condizioni e stanno alla finestra, non potendo probabilmente proporre alternative che invertano la tendenza.

Amazon è uno schiacciasassi che non si ferma davanti a nulla. Questa è la verità. I suoi volumi di vendita di hardware sono tali da permettere di avere un prodotto al massimo di gamma o quasi, a un prezzo che più basso non si può. Gli altri competono sul prezzo, con prodotti inferiori, o sulla qualità, con prezzi superiori come l’ultimo Kobo Aura HD. I prezzi degli ebook sono uguali ovunque, salvo le promozioni che Amazon è in grado di ottenere dagli editori con maggiore facilità, grazie agli ampi volumi di vendita e di parco clienti.

In questo scenario è difficile vedere come la tendenza potrebbe essere invertita. Sull’hardware la concorrenza si sposta più su tablet contro ereader che tra diversi ereader, almeno sui grandi volumi. E’ evidente che Kobo al momento è l’unico che resiste, con una nicchia di mercato più o meno grande, sostenuto dall’azionista Rakuten, che ha spalle abbastanza grandi. Nook vedi sopra. Google non compete sui reader ma sui tablet, consapevole che gli ebook sono solo uno dei contenuti venduti nell’ecosistema e neanche quelli più importanti. Ciò che conta per Google è diffondere Android e l’uso di Google su dispositivi mobili. Il resto è funzionale a non dare ragioni per passare alla concorrenza di Apple.

Apple, con pratiche sanzionate dalla giustizia USA, aveva provato a fare fronte comune con gli editori contro Amazon, ma con la condanna ricevuta non può più fare leva sugli accordi precedenti e devo andare avanti col freno a mano, almeno per qualche anno. Gli altri soggetti, a partire da Sony e Samsung, vedono l’ebook come un business collaterale, ma non come un business fondamentale, quindi tutti i lori sforzi sul fronte hardware dedicato e negozi sono di fatto una mera operazione di facciata, per spartirsi le briciole di chi non vuole Amazon, per scelta culturale, ideologica o tecnica. In alcuni paesi le briciole sono comunque denaro sonante interessante, ma è solo questione di tempo prima che lo strapotere di Amazon, arginato forse soltanto da qualche legge locale (vedi Francia e Germania), si espanda al resto del mondo.

Di fatto, dove il mercato ha volumi molto importanti, USA e Regno Unito, Amazon è il leader incontrastato e Nook ne sa qualcosa.

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