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Formazione permanente

Impariamo insieme

Ognuno di noi ha un modo diverso di alimentare la propria sete di conoscenza. C’è chi preferisce leggere libri, chi articoli accademici, chi Twitter, chi video online, chi lezioni MOOC. Oggi ho scoperto che c’è chi usa i podcast e la ricerca su Listen notes per lo stesso scopo. Altri ancora amano un mix di quanto sopra, aggiunto a un confronto con conoscenti appassionati o esperti dello stesso argomento oggetto della conversazione.

Nascosti tra i lettori di Pandemia, tra quelli che seguono di rimbalzo su Twitter, tra quelli che leggono la newsletter o che mi seguono su LinkedIn, sono certo che ci siano persone appassionate a uno o più dei temi che appassionano anche me. Un confronto con te e con alcune di queste persone, ne sono certo, potrebbe attivare percorsi inesplorati e farci accendere reciprocamente delle lampadine.

Perché, mi sono detto, non provare a organizzare una o più conversazioni e proporle a chi è più interessato? L’obiettivo è uno scambio di esperienze, quindi il tutto è per definizione non scalabile: non possiamo vederci in 20, a meno che il tutto prenda la forma di un workshop permanente in più sessioni. Il filtro è dato dal tema, dall’interesse di chi vorrebbe partecipare e del percorso svolto dagli stessi partecipanti e altri fattori su cui non ho ancora riflettuto.

Il punto da cui cominciare è il più semplice: un metatema, come quello di come impariamo, di quali metodi e strumenti utilizziamo. Credo interessi tutti coloro che hanno un lavoro intellettuale che si basa sul leggere, scrivere, ragionare e produrre contenuti che danno vita a nuove idee, per se e per gli altri. Perché funzioni, la conversazione deve essere il più possibile orientata in partenza, pur lasciando liberi i partecipanti di divagare, pur rimanendo in tema. Potrebbe essere utile un momento preparatorio, con uno scambio di materiali prima e dopo, così da arrivare al momento di confronto, sicuri di usare al meglio il tempo dedicato alla conversazione.

I temi a cui sto pensando sono quelli su cui ho scritto più recentemente: personal knowledge management, come ottenere il massimo dalla lettura e come prendere ed elaborare note, scrivere per pensare e per imparare.

Se gli argomenti ti appassionano, se hai già avviato un tuo percorso personale, se ti fa piacere metterlo a confronto con altri lettori, fatti notare e scrivimi una email (info a lucaconti punto it). Ti terrò informato personalmente sugli sviluppi dell’idea. Grazie.

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Lavora meglio Media & Social media

#ijf13 /6 Costruire community con gli spunti di Reuters e Guardian

Qualche spunto interessante è emerso discutendo di community e testate giornalistiche. Qui i relatori, sotto gli appunti presi rispetto alle opinioni di ognuno.

Emily Bell: il Guardian è stato il primo giornale online ad aprire gli articoli ai commenti con “Comment is free”. Con i commenti e le discussioni generate è nata la community. Non è necessariamente un beneficio sul piano economico avere tante pagine viste, quindi ci siamo chiesti se valga la pena investire nella moderazione dei commenti e nella community. Dobbiamo coltivare la community per restare rilevanti e se è vero che non abbiamo ancora un modello economico, è vero anche che senza pubblico non lo troveremo di certo. Le persone si abbonano al New York Times perché sentono di farne parte. Il coinvolgimento della community è parte del rapporto tra testata e abbonato pagante.

Le modalità di interazione tra community e giornalisti sono evolute nel tempo. Gawker Media ha rivoluzionato il rapporto tra articolo e commenti con una nuova piattaforma che fa sì che un commento può diventare un blog post Su BuzzFeed un contributo di un lettore può essere valorizzato ad articolo messo in evidenza nella homepage ed entrare tra i top 50 contributor. Dobbiamo superare il modello scrivi e la community risponde.

Sui commenti anonimi sono dell’idea che gli svantaggi dell’identificazione dell’utente sono maggiori dei vantaggi, quindi sono contraria a rendere l’identificazione obbligatoria.

La miglior community online di una testata è Glen Black The Blaze, con centinaia di migliaia di utenti registrati, paganti e molto attivi, come per la campagna a favore delle armi negli USA.

Antony De Rosa: la community ha valore se integrata con il resto dell’azienda editoriale, compresa la parte redazionale per coinvolgere gli utenti nel dare informazioni. Esempio: ripercussioni del taglio attuato dal “sequester” sul bilancio USA rispetto i viaggiatori negli aeroporti per la riduzione degli operatori della sicurezza. Non c’è infine una monetizzazione diretta della community, ma il fatto di ascoltare la community aumenta il valore dell’organizzazione, compresa l’autorevolezza.

Tumblr può essere utile per una testata nel puntareed evidenziare contenuti informativi interessanti, prodotti da altre testate o da singoli utenti della community. Reuters nel prossimo futuro non si limiterà a promuovere i propri contenuti ma aumenterà l’opera di segnalazione di contenuti altrui meritevoli di interesse e prodotti dalla stessa community (curation in pratica).

Non è necessario essere, come giornalisti, presenti su tutte le community. Scegliere quelle dove ci si trova meglio e dove si estrae più valore. Combattere l’anonimato nei commenti non necessariamente porta dei risultati. Online ci sono siti che raccolgono commenti sconvenienti fatti con il loro nome e cognome, magari con l’identità di Facebook.

La miglior community online di una testata è quella di Gawker Media per la piattaforma Kinja che ha trasformato il valore dei commenti dei lettori.

Steve Buttry: Il coinvolgimento della community ha un valore economico per la testata. Coinvolgendo i lettori con Newsroom Cafè siamo riusciti a chiudere un bilancio in positivo e gli inserzionisti percepiscono maggiormente il valore della nostra testata.

All’epoca dell’attentato a Oklahoma sulle email circolavano un sacco di speculazioni e il lavoro del giornalista è stato verificare le notizie e darle al pubblico. Nell’attentato recente di Boston è avvenuto lo stesso fenomeno, senza il filtro del giornalista e abbiamo visto gli effetti sulla circolazione di notizie non verificate.

Rimarrà il ruolo del giornalista nell’essere una risorsa credibile per capire dove sta la verità.

Le miglior community online di una testata sono Guardian, New York Times per la capacità di sperimentare.

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Media & Social media

Italia 2.0, il Web 2.0 e le aziende

Tra gli eventi meglio riusciti alla Social Media Week di Torino c’è l’evento Connexia su brand e community, ricco di dati e di casi studio italiani da approfondire, come Bricocenter, ING Direct e Pirelli.

A seguire una ricerca sugli Italiani e le community online

Comportamenti e attese verso i brand 2.0 from Connexia

Connexia sulle brand community

Che cos'è e a cosa serve una brand community? from Connexia

I casi studio sono sullo spazio Slideshare Connexia

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Il business dei social network