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Fare a meno dei social network

rescuetime

Prima settimana lavorativa dell’anno, sepur con un lunedì festivo, e RescueTime offre il suo primo verdetto. Facebook e Twitter sono fuori dalla top 10 dei siti e delle applicazioni più usate, per 22 e 28 minuti rispettivamente. La categoria social network colleziona un modestissimo 7% di tempo e la produttività ne risente positivamente, con un 57% (50% è neutrale).

Il dato comprende il mio unico laptop e il mio smartphone personale. Non comprende il tablet, usato poco e senza Twitter/Facebook, né iPhone, per cui purtroppo RescueTime non è disponibile. Qui Twitter prenderebbe quota, ma non a cambiare il risultato finale.

Posso dire che il percorso sperimentale di azzeramento temporaneo e riduzione graduale sta producendo i suoi effetti positivi. Cambiare abitudini, non solo è possibile, ma fa bene. Basta volerlo e organizzarsi. RescueTime è gratis ed è utilissimo. Provalo.

Un nuovo equilibrio nell’uso del social web, edizione 2014

equilibrio

Il ritmo rilassato in mezzo alle feste di Natale, se non è passato in luoghi esotici, stimola nel sottoscritto riflessioni su come riequilibrare i propri comportamenti in relazione al tempo passato in rete, a pubblicare e condividere contenuti, a conversare (e non a parlarsi addosso!).

A leggere il recente passato, con la decisione due anni fa di ridurre Facebook e Twitter, a favore dei blog, la cancellazione da Facebook non è altro che un passaggio lungo lo stesso percorso. Un anno e mezzo fa, non a caso, denunciavo il mio discontento, meditando l’abbandono. Lo stesso dicasi per il nuovo approccio a Twitter. Quattro anni fa provavo a rivedere la mia partecipazione in rete, mappandola in modo puntuale. Un anno dopo, a metà del 2010, provavo a ottimizzare i canali, con una prima riduzione. In entrambi i posti, forse non a caso, non si parla di Tumblr, ora defunto. Si parla invece di Friendfeed, sul picco di una popolarità oggi ormai un lontano ricordo, seppur ci sia un nucleo di affezionati che continua a usarlo (buon divertimento!). Nello stesso periodo ragionavo sul ruolo di Friendfeed e Facebook, oggi usciti completamente dai siti più visitati. Sembrano passati secoli e invece sono giusto 3 anni fa.

Sempre un paio d’anni fa si discuteva con Giovanni Boccia Artieri di un ritorno ai blog. Rileggendolo ora e guardando la popolarità dei blog, direi che hanno resistito al richiamo e all’interazione facile dei social network solo pochi blogger della prima ora e poco altro. Valigia Blu forse è l’unico vero fenomeno in controtendenza.

Ripensando agli ultimi anni, dalla memoria ho recuperato un vecchio post in cui tentavo un accenno di dieta informativa, con orari e regole. Mancando di applicare il metodo di attribuire a ogni comportamento un momento preciso in agenda, il tutto non è diventato una abitudine purtroppo, seppur alcuni comportamenti abbiano resistito, anche in forma più restrittiva, soprattutto in estate (no email dalle 8 di sera alle 8 di mattina).

Sono sempre più convinto che il tempo investito in spazi propri è l’unico che resiste alla prova del tempo e che genera valore, a partire di chi cura questi spazi, siano essi di carattere personale o piùdi conversazione/informazione pubblica. Ricercare cose proprie su Facebook è di fatto impossibile, a meno di non ricordare esattamente il mese e l’anno. Su Twitter la ricerca è migliorata, ma non efficace quanto l’indicizzazione e la ricercabilità del proprio blog su Google. In poche parole questi due strumenti ci vincolano a un presente continuo che, personalmente, ha cominciato a stancarmi. Massimo Mantellini denunciava un fenomento simile sui risultati di Google.

Per tale ragione intendo usare questo spazio (e gli altri due più personali), distribuito su Twitter, come canale attivo tutti i giorni, ogni giorno, con testi lunghi o brevi, da pc o mobile una o più volte al giorno. Un ritorno al passato, quando c’era questo blog e nulla altro.

Pubblico queste riflessioni personali per stimolare altre riflessioni sulle tue abitudini personali, che non giudico in alcun modo. Il tempo e il modo con cui ti affacci al social web è affar tuo, con le conseguenze positive e negative sulle tue relazioni e sul formarsi delle tue opinioni. Pensaci. Inizio anno è il momento ideale per aggiustare la rotta.

Stop ai profili social inutilizzati: addio Tumblr, Instagram e…

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Perché mantenere online contenuti propri, in piattaforme inutilizzate, che continuano a vivere anche quando non esistiamo più? Tempo di pensare al futuro dei propri contenuti online, a cominciare da quelli che non ha più ragione che restino dove sono. Con due click o poco più oggi ho cancellato il mio account su Tumblr e il mio profilo Instagram. A differenza di Facebook, dove il sistema congela tutto per 14 giorni, tentando di farti cambiare idea, Tumblr e Instagram non hanno fatto tanti problemi, seppur avvisando correttamente che tutto sarebbe sparito e che i nomi utente sarebbero diventati disponibili per altri.

Gesto meditato, compiuto rapidamente ma non con leggerezza. Avevo già trasferito tutti i miei 2000 e rotti post su WordPress e avevo pure esportato i blog seguiti su Feedly, non pubblicando più nulla su Tumblr da più di anno. Per Instagram vale un simile discorso. Le foto al 99% sono o sul mio pc o su Flickr e non uso più l’applicazione dal febbraio dell’anno scorso. Non che ci sia nulla di male nell’uso di Instagram, ma se devo pubblicare foto per segnare un momento, mi basta Twitter e non ho alcuna intenzione di moltiplicare i flussi o di “perdere” tempo a navigare tra le foto altrui. Nei ritagli di tempo preferisco consumare altri contenuti meno frivoli, mia scelta personale.

Ho cancellato anche circa 100 documenti su Slideshare, lasciandone per il momento altri 140. Valuterò prossimamente se non ci siano altre presentazioni ormai datate e inutili, neanche come memoria storica, che possono tranquillamente prendere la strada dell’oblio digitale. Percorso analogo è previsto per delicious, con una manutenzione dei preferiti, perché siano utili e non archiviati per i posteri, ma per me prima di tutto. Di Facebook ho già scritto: il profilo vecchio di 7 anni è ora disattivato e tra 10 giorni circa morirà definitivamente, con tutti i suoi contenuti e relazioni. Non ne ho bisogno.

Twitter fa storia a parte. E’ l’unico canale importante al di fuori dei miei blog e continuerò ad usarlo. Non credo però che serva a qualcuno, se non solo a Twitter, che rimangano online tutti i miei 19.000 tweet attuali. Sto meditando se salvarne qualcuno o se cancellare il passato in blocco.

Se presente continuo deve essere – lettura di Present Shock altamente consigliata – che lo sia anche per le piattaforme e per chi monetizza i contenuti. Gli storici possono sempre ricorrere alla biblioteca americana del Congresso, che ha un archivio permanente di tutti i tweet pubblicati dal primo giorno.

UPDATE Alla lista dei profili deceduti si aggiunge anche Friendfeed, sul quale mi loggavo ogni tanto per seguire le attività di un gruppo. Pensare che tra il 2008 e il 2009 Friendfeed era il primo sito che aprivo la mattina e l’ultimo che controllavo prima di andare a dormire, passandoci tranquillamente più di un’ora al giorno, tutti i giorni. R.I.P.

Facebook, Twitter e i giornali italiani

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Da non perdere la ricerca Blogmeter pubblicata da Vincenzo Cosenza e presentata a margine del Festival del giornalismo 2013 sul rapporto che i giornali italiani hanno con Facebook e Twitter.

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Da notare l’alto livello di follower, fan e coinvolgimento generato da Repubblica, sia su Facebook, sia su Twitter. Ti lascio scoprire gli altri.

Facebook supera 1,1 miliardi di utenti, 189M solo mobile

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Tutta da scorrere la presentazione dei dati sull’andamento di Facebook, a margine della presentazione dei dati finanziari del primo trimestre 2013. Crescono gli utenti, crescono gli utenti mobile, crescono i ricavi, crescono i ricavi mobile. Si restringono leggermente i margini, ma anno su anno i risultati non sono niente male.

Il problema della monetizzazione mobile sembra ormai appartenere al passato.

Scorriti tutte le slide.

Seconda giornata al Festival del giornalismo #ijf13

Giornata festiva ma al festival è un’altra giornata ricca di appuntamenti, verso un weekend esplosivo. Oggi nuova giornata dedicata all’approfondimento, poi domani avrò due discussioni da moderare, di cui una con Google. Il programma che seguirò oggi:

Repubblica.it: dalla pratica alla teoria

Live! Sta succedendo adesso

Verso contenuti online migliori

La gamification dell’informazione funziona

Giornali su Facebook e su Twitter: la situazione italiana

Costruire comunità

Dieta di mantenimento dopo due settimane di sospensione social

Le due settimane di esperimento senza usare Twitter, Facebook, LinkedIn, volte a trovare un nuovo equilibrio nella ricerca e nel consumo di informazioni hanno dato i loro frutti.

Come puoi vedere dall’immagine sotto relativa alla seconda settimana di aprile, i siti di social networking non rientrano nella top 5 di categorie di servizi web utilizzati e nella top 5 dei singoli servizi non ci sono, a differenza delle settimane precedenti, né Twitter, né Facebook. In una calssifica settimanale tipo, avrebbero occupato tre posizioni, includendo anche l’uso di Twitter da mobile.

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Nelle due settimane, facendo ordine anche nelle priorità del tempo dedicato alla lettura di ebook, ho terminato 13 ebook aperti contemporaneamente e della lunga coda ne è rimasto soltanto uno ancora in lettura. Un riequilibrio generale ha liberato tempo per letture più di sostanza a danno del flusso, ma non mi sono sentito per nulla disinformato.

Nella dieta informativa è diventata una abitudine Reading.am, insieme a Zite e Techmeme. Per alcuni giorni avrò ancora gratuitamente le app di Corriere della Sera e di Sky Tg24, sostituite quando scadranno da Zite e YouTube, senza particolari rimpianti.

Le due settimane mi hanno permesso di riflettere su flusso e sostanza, su slow web e real time. La conclusione a cui sono giunto è che non ho bisogno di real time e nemmeno di stare immerso nel flusso in ogni momento. Aver cancellato l’applicazione di Twitter sul telefono ha azzerato le consultazioni del flusso in mobilità e durante le pause casalinghe, in parte a vantaggio dell’email e di altre attività o più attenzione verso ciò che mi circonda. Avevo già deciso in precedenza di non fare uso di internet a letto, né appena sveglio, né prima di addormentarmi, quindi il taglio è venuto quasi naturale.

Stop alla frenesia di sapere cosa sta succedendo in qualasisi momento o di dover essere sempre pronti a commentare o raccontare qualcosa. E’ impossibile stare dietro al flusso dei contenuti prodotti in rete, anche da un gruppo limitato di soggetti, quindi è bene mettersi il cuore in pace e abbeverarsi per assaporare la freschezza del momento, senza dover andare a ritroso a vedere cosa è successo prima e prima ancora. Il flusso fruito fuori dall’attimo perde le proprietà di freschezza e quindi diventa inutile, se non malsano.

Tutto ciò ha due conseguenze fondamentali: decidere come alimentare il proprio flusso e come immergersi nel flusso altrui, soprattutto durante eventi come il festival del giornalismo ormai prossimo.

Il nuovo regime prevede da domani un ritorno su Twitter, Facebook, LinkedIn e Google+ con alcuni cambiamenti sostanziali. Non aspettarti una presenza attiva continua e non aspettarti risposte o reazioni in tempo reale. Tornerò a segnalare gli articoli del blog e altre news meritevoli di attenzione, ma non sarò attento nell’immediato alle reazioni verso i miei contenuti. L’appuntamento su Twitter, nel controllo dei feedback e dei contenuti altrui, sarà limitato e organizzato in momenti precisi della giornata, come appuntamenti predefiniti e non come un controllo continuo. La ragione fondamentale è: non essere continuamente interrotto e non perdere tempo, oltre a dedicare il tempo risparmiato ad altro (lo studio di una nuova lingua, per esempio).

Per gli eventi a cui partecipo di persona ho intenzione di attuare un altro cambiamento. Stop al commento live, soprattutto su Twitter, a favore di pochi contributi, non in tempo reale, più meditati e più approfonditi sul blog, qui sì quasi in tempo reale. Più attenzione alle persone e meno allo schermo quindi. Funzionerà? Lo vedremo presto.

La vera sfida non è azzerare l’utilizzo, ma usare gli strumenti senza abusarne e senza diventarne dipendenti. Più facile a dirsi che a farsi, ma per nulla impossibile.

La triste storia dei blog abbandonati

blogroll

Il blog, quale strumento di espressione personale, non è affatto morto. I blogger invece sono diventati una specie in via d’estinzione. Molti blogger della prima era hanno subito una mutazione genetica, diventando una nuova specie, abbandonato il guscio/casa del blog, proiettati sulla piazza dei social network. I blogger puri, attivi soltanto all’interno del proprio blog, non esistono praticamente più. Quelli che hanno mantenuto attivo nel tempo il proprio blog, aprendosi ai social network, sono un po’ di più, ma neanche troppi. Chi è nato sui social network o sulle piattaforme di condivisione, se ha provato a crearsi casa propria con un blog, nella maggioranza dei casi ha fallito e ha abbandonato la casa. Esempi concreti?

Da quando ho deciso, dieci giorni fa, di fare a meno di Twitter, Facebook e LinkedIn, evitando di pubblicare contenuti, di collegarmi a vedere cosa hanno pubblicati gli altri e che feedback hanno lasciato sui miei contenuti, il tempo su questo blog si è moltiplicato, così come il tempo dedicato a leggere altri blog, dall’aggregatore di feed RSS o recuperandoli altrove.

Ho fatto quindi l’esperimento, partendo da qualche blog che ha linkato Pandemia e che ha generato una visita nelle statistiche, di andare a ritroso, consultare il blogroll (le liste di blog preferiti di un blogger) e vedere chi è ancora attivo e chi invece ha abbandonato casa. Il fenomeno dell’abbandono è molto frequente, anche tra i blogger più attivi nella prima era.

Dal blogroll del blog di Giovanni Boccia Artieri, su 41 blog, 19 hanno pubblicato almeno un post nel 2013, tra cui uno che annuncia la chiusura del blog stesso. Molti dei domini non sono più attivi e altri blog non sono stati aggiornati neanche nel corso del 2012.

Il blogroll di Luca De Biase vede ancora attivi 15 blog su 22 dei “Lunga durata”, 15 su 55 dei “Linx”, 9 su 16 degli “Animales” “Annales” quasi tutti stranieri.

Il blogroll di Massimo Mantellini è più vivace. Qui i blog ancora attivi nel 2013 sono 26 su 33.

Il blogroll di Loredana Lipperini vede attivi 30 blog su 49.

Il bogroll di Alessandro Gilioli, pur curato, ne vede attivi 53 su 66.

Se eliminiamo i blog ospitati da una testata giornalistica, quindi non su proprio dominio e spazio, il tasso di abbandono ovviamente sale.

Questa moria di blog mette tristezza. Vedere spazi una volta ben curati e frequentati, ora in stato di degrado non fa onore ai rispettivi autori. I casi con annuncio di trasloco o di una pausa di riflessione sono pochi. I più vedono un ultimo post e nulla più. Da qualcuno si presume che l’autore sia ancora in vita perché nella pagina appaiono i suoi ultimi tweet o sono linkati altri profili social con attività più recente.

Morale della favola.

Scopro l’acqua calda: i blog hanno perso peso e rilevanza nella scena del social web, certamente in Italia. Nell’immaginario collettivo i blog oggi sono diventati Giornalettismo, Beppe Grillo, Il Post o giornalisti che hanno un blog sulla propria testata. Un peccato, perché la varietà di opinioni, punti di vista, approfondimenti espressi attraverso i blog nei primi anni del 2000 hanno costituito una fonte di informazione, di stimolo intellettuale oggi venuta in gran parte meno. Mantenere la finestra aperta sul social web attraverso i blog è diventato un esercizio difficile, limitato nelle opinioni e nei contenuti. Twitter, Tumblr (comunità di blog chiusa) e Facebook hanno vinto.