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L’Italia è il paese europeo del social web. Nuova ricerca Forrester con dati su Facebook, Twitter, LinkedIn, YouTube, Google+ e Pinterest

forrester

Leggi la tabella di cui sopra e l’Italia diventa il paese europeo più social, dopo la Spagna. Scontiamo una penetrazione di Internet tra le più basse in Europa, ma gli Italiani che navigano ci danno dentro. Il dato è relativo agli utenti che si collegano almeno una volta al mese a uno dei sei siti citati: Facebook, Twitter, LinkedIn, Pinterest, YouTube e Google+.

Secondo Forrester Facebook e YouTube sono in testa affiancati. Google+ segue al secondo posto con la metà del seguito e Twitter si piazza in quarta piazza con un terzo del pubblico dei leader. LinkedIn distaccato e Pinterest quasi non pervenuto.

Ciò che sorprende è il numero di Google+ (quanti minuti passano gli utenti sul network?) e il misero risultato di Pinterest.

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Fare a meno dei social network

rescuetime

Prima settimana lavorativa dell’anno, sepur con un lunedì festivo, e RescueTime offre il suo primo verdetto. Facebook e Twitter sono fuori dalla top 10 dei siti e delle applicazioni più usate, per 22 e 28 minuti rispettivamente. La categoria social network colleziona un modestissimo 7% di tempo e la produttività ne risente positivamente, con un 57% (50% è neutrale).

Il dato comprende il mio unico laptop e il mio smartphone personale. Non comprende il tablet, usato poco e senza Twitter/Facebook, né iPhone, per cui purtroppo RescueTime non è disponibile. Qui Twitter prenderebbe quota, ma non a cambiare il risultato finale.

Posso dire che il percorso sperimentale di azzeramento temporaneo e riduzione graduale sta producendo i suoi effetti positivi. Cambiare abitudini, non solo è possibile, ma fa bene. Basta volerlo e organizzarsi. RescueTime è gratis ed è utilissimo. Provalo.

Un nuovo equilibrio nell’uso del social web, edizione 2014

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Il ritmo rilassato in mezzo alle feste di Natale, se non è passato in luoghi esotici, stimola nel sottoscritto riflessioni su come riequilibrare i propri comportamenti in relazione al tempo passato in rete, a pubblicare e condividere contenuti, a conversare (e non a parlarsi addosso!).

A leggere il recente passato, con la decisione due anni fa di ridurre Facebook e Twitter, a favore dei blog, la cancellazione da Facebook non è altro che un passaggio lungo lo stesso percorso. Un anno e mezzo fa, non a caso, denunciavo il mio discontento, meditando l’abbandono. Lo stesso dicasi per il nuovo approccio a Twitter. Quattro anni fa provavo a rivedere la mia partecipazione in rete, mappandola in modo puntuale. Un anno dopo, a metà del 2010, provavo a ottimizzare i canali, con una prima riduzione. In entrambi i posti, forse non a caso, non si parla di Tumblr, ora defunto. Si parla invece di Friendfeed, sul picco di una popolarità oggi ormai un lontano ricordo, seppur ci sia un nucleo di affezionati che continua a usarlo (buon divertimento!). Nello stesso periodo ragionavo sul ruolo di Friendfeed e Facebook, oggi usciti completamente dai siti più visitati. Sembrano passati secoli e invece sono giusto 3 anni fa.

Sempre un paio d’anni fa si discuteva con Giovanni Boccia Artieri di un ritorno ai blog. Rileggendolo ora e guardando la popolarità dei blog, direi che hanno resistito al richiamo e all’interazione facile dei social network solo pochi blogger della prima ora e poco altro. Valigia Blu forse è l’unico vero fenomeno in controtendenza.

Ripensando agli ultimi anni, dalla memoria ho recuperato un vecchio post in cui tentavo un accenno di dieta informativa, con orari e regole. Mancando di applicare il metodo di attribuire a ogni comportamento un momento preciso in agenda, il tutto non è diventato una abitudine purtroppo, seppur alcuni comportamenti abbiano resistito, anche in forma più restrittiva, soprattutto in estate (no email dalle 8 di sera alle 8 di mattina).

Sono sempre più convinto che il tempo investito in spazi propri è l’unico che resiste alla prova del tempo e che genera valore, a partire di chi cura questi spazi, siano essi di carattere personale o piùdi conversazione/informazione pubblica. Ricercare cose proprie su Facebook è di fatto impossibile, a meno di non ricordare esattamente il mese e l’anno. Su Twitter la ricerca è migliorata, ma non efficace quanto l’indicizzazione e la ricercabilità del proprio blog su Google. In poche parole questi due strumenti ci vincolano a un presente continuo che, personalmente, ha cominciato a stancarmi. Massimo Mantellini denunciava un fenomento simile sui risultati di Google.

Per tale ragione intendo usare questo spazio (e gli altri due più personali), distribuito su Twitter, come canale attivo tutti i giorni, ogni giorno, con testi lunghi o brevi, da pc o mobile una o più volte al giorno. Un ritorno al passato, quando c’era questo blog e nulla altro.

Pubblico queste riflessioni personali per stimolare altre riflessioni sulle tue abitudini personali, che non giudico in alcun modo. Il tempo e il modo con cui ti affacci al social web è affar tuo, con le conseguenze positive e negative sulle tue relazioni e sul formarsi delle tue opinioni. Pensaci. Inizio anno è il momento ideale per aggiustare la rotta.

Stop ai profili social inutilizzati: addio Tumblr, Instagram e…

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Perché mantenere online contenuti propri, in piattaforme inutilizzate, che continuano a vivere anche quando non esistiamo più? Tempo di pensare al futuro dei propri contenuti online, a cominciare da quelli che non ha più ragione che restino dove sono. Con due click o poco più oggi ho cancellato il mio account su Tumblr e il mio profilo Instagram. A differenza di Facebook, dove il sistema congela tutto per 14 giorni, tentando di farti cambiare idea, Tumblr e Instagram non hanno fatto tanti problemi, seppur avvisando correttamente che tutto sarebbe sparito e che i nomi utente sarebbero diventati disponibili per altri.

Gesto meditato, compiuto rapidamente ma non con leggerezza. Avevo già trasferito tutti i miei 2000 e rotti post su WordPress e avevo pure esportato i blog seguiti su Feedly, non pubblicando più nulla su Tumblr da più di anno. Per Instagram vale un simile discorso. Le foto al 99% sono o sul mio pc o su Flickr e non uso più l’applicazione dal febbraio dell’anno scorso. Non che ci sia nulla di male nell’uso di Instagram, ma se devo pubblicare foto per segnare un momento, mi basta Twitter e non ho alcuna intenzione di moltiplicare i flussi o di “perdere” tempo a navigare tra le foto altrui. Nei ritagli di tempo preferisco consumare altri contenuti meno frivoli, mia scelta personale.

Ho cancellato anche circa 100 documenti su Slideshare, lasciandone per il momento altri 140. Valuterò prossimamente se non ci siano altre presentazioni ormai datate e inutili, neanche come memoria storica, che possono tranquillamente prendere la strada dell’oblio digitale. Percorso analogo è previsto per delicious, con una manutenzione dei preferiti, perché siano utili e non archiviati per i posteri, ma per me prima di tutto. Di Facebook ho già scritto: il profilo vecchio di 7 anni è ora disattivato e tra 10 giorni circa morirà definitivamente, con tutti i suoi contenuti e relazioni. Non ne ho bisogno.

Twitter fa storia a parte. E’ l’unico canale importante al di fuori dei miei blog e continuerò ad usarlo. Non credo però che serva a qualcuno, se non solo a Twitter, che rimangano online tutti i miei 19.000 tweet attuali. Sto meditando se salvarne qualcuno o se cancellare il passato in blocco.

Se presente continuo deve essere – lettura di Present Shock altamente consigliata – che lo sia anche per le piattaforme e per chi monetizza i contenuti. Gli storici possono sempre ricorrere alla biblioteca americana del Congresso, che ha un archivio permanente di tutti i tweet pubblicati dal primo giorno.

UPDATE Alla lista dei profili deceduti si aggiunge anche Friendfeed, sul quale mi loggavo ogni tanto per seguire le attività di un gruppo. Pensare che tra il 2008 e il 2009 Friendfeed era il primo sito che aprivo la mattina e l’ultimo che controllavo prima di andare a dormire, passandoci tranquillamente più di un’ora al giorno, tutti i giorni. R.I.P.

Facebook, Twitter e i giornali italiani

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Da non perdere la ricerca Blogmeter pubblicata da Vincenzo Cosenza e presentata a margine del Festival del giornalismo 2013 sul rapporto che i giornali italiani hanno con Facebook e Twitter.

stampa_facebook_2013

Da notare l’alto livello di follower, fan e coinvolgimento generato da Repubblica, sia su Facebook, sia su Twitter. Ti lascio scoprire gli altri.

Facebook supera 1,1 miliardi di utenti, 189M solo mobile

facebook mobile

Tutta da scorrere la presentazione dei dati sull’andamento di Facebook, a margine della presentazione dei dati finanziari del primo trimestre 2013. Crescono gli utenti, crescono gli utenti mobile, crescono i ricavi, crescono i ricavi mobile. Si restringono leggermente i margini, ma anno su anno i risultati non sono niente male.

Il problema della monetizzazione mobile sembra ormai appartenere al passato.

Scorriti tutte le slide.

Seconda giornata al Festival del giornalismo #ijf13

Giornata festiva ma al festival è un’altra giornata ricca di appuntamenti, verso un weekend esplosivo. Oggi nuova giornata dedicata all’approfondimento, poi domani avrò due discussioni da moderare, di cui una con Google. Il programma che seguirò oggi:

Repubblica.it: dalla pratica alla teoria

Live! Sta succedendo adesso

Verso contenuti online migliori

La gamification dell’informazione funziona

Giornali su Facebook e su Twitter: la situazione italiana

Costruire comunità