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Condividere in rete, nel bene e nel male

La rete di certo promuove la diffusione di una nuova cultura del dono, dello scambo reciproco (o quasi). Possiamo percorrere strade aperte, sconfinate, che offrono nuove possibilità di stabilire contatti e anche di dare vita a forme di aggregazione fondate sostanzialmente sul dono, ma che rimangono racchiuse in piccole nicchie, microcosmi in cui giocare o dove si può apprendere, nei quali ci si mostra, si costruiscono e si modificano identità, si condividono interessi, si elaborano linguaggi.

Un dono costretto quindi dentro queste piccole mura, fatto di specchi, trasparenti, che riflettono e amplificano la luce e i legami, ma che non sempre riescono a sopravvivere alle intemperie, agli improvvisi venti del mondo contemporaneo. E quando si spezzano, non si può fare altro che costruire qualcosa di simile, un po’ più in là.

Tratto da Il dono al tempo di internet di Marco Aime e Anna Cossetta.

Dall’ipertesto al link, così è cambiato internet, in peggio

What we lost in this shift from the hyperlink to The Stream was the ability to encounter diverse ideas, radical insight, and transformative new perspectives. What we got instead was more of what we already know, delivered like a pre-masticated paste, easy to digest and sure to please

Questo è esattamente il motivo per cui non uso Facebook e non me voglio incentivare l’uso. Nonostante questo quasi la metà di chi legge questo articolo viene da Facebook.

Siamo messi male, più di quanto ce ne possiamo rendere conto, purtroppo, e non dire che non è così!

From the Hyperlink to the Stream: Hossein Derakshan’s Critique of the Internet in the Age of Social Media http://calnewport.com/blog/2018/12/20/from-the-hyperlink-to-the-stream-hossein-derakshans-critique-of-the-internet-in-the-age-of-social-media/