Il social web? Sempre meno social

Il social media marketing è sempre più pubblicità e meno social. Lo penso da tempo ormai e non sono il solo.

Da uno dei blog di Gartner, si commenta il tema così:

But the evolution of  social networks into merely another advertising channel (albeit an effective one) can be disheartening for those of us who “grew up” with the promise and initial reality of social as an authentic, unfiltered, conversational channel for marketing.  Throw in Facebook’s current obsession with bots – (“is there anything less social than communicating with a bot?” another Gartner analyst lamented recently) and one can see where this is going, at least from a marketing perspective.

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La pubblicità è il virus che uccide l’editoria digitale?

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L’editoria è in crisi. L’editoria digitale è in crisi.

L’ultima piattaforma a rivedere il suo modello di business è Medium. Ev Williams annuncia che Medium taglia un terzo dei posti di lavoro e chiude la sua piattaforma di native advertising (articoli sponsorizzati), alla ricerca di un diverso modello di business. Apriti cielo. In 24 ore si scatena un putiferio, tra chi dice “te l’avevo detto”, “finalmente, è ora di cambiare”, “non hai ancora capito”. Continue reading “La pubblicità è il virus che uccide l’editoria digitale?”

Gli editori italiani perdono pubblicità sul digitale

pubblicità online assointernet

I dati di maggio 2016 confermano (e aggravano) una tendenza ormai in atto da tempo: la pubblicità su internet non cresce più, anzi, scende. Possibile? Possibile perché il perimetro rilevato da FCP-Assointernet comprende le concessionarie di pubblicità dei portali italiani (Yahoo! incluso) e degli editori (tradizionali e solo online, almeno una buona parte), ma non comprende Google, Facebook, Twitter, Spotify.

Ciò che è accaduto nei primi 5 mesi dell’anno è un leggero arretramento complessivo e un piccolo drenaggio dal web al mobile.  Continuano a essere rilevati separatamente smart tv e tablet, ma sono bruscolini. 500.000 € la pubblicità sulle smart tv italiane in 5 mesi: cifre ridicole solo a dirle!

La verità, che nessuno conosce esattamente, è che Google e Facebook stanno progressivamente conquistando quote di mercato e nuovi investimenti. Capito perché tutti i giornali italiani e tutti i portali hanno raccolto meno di 15 milioni di € in 5 mesi sul mobile? Google AdWords (e AdSense) non ha rivali e Facebook Ads sta risucchiando i budget dei banner pubblicitari. Il resto è qualche editore che va meglio, a spese di qualche altro che va peggio, ma la torta degli editori è sempre più piccola, anche in valore assoluto.

Gli investimenti pubblicitari online in Italia a maggio 2016

3 annuncia il blocco della pubblicità mobile, forse

Tempi duri per la pubblicità. Se non bastassero i servizi che filtrano i banner e non li mostrano navigando, da desktop o mobile, oggi 3 Italia ha annunciato l’intenzione di estendere questo blocco a tutto il traffico mobile sulla propria rete. A legger bene, sembra proprio si aprirà un dibattito potenzialmente esplosivo.

Così si legge:

Rispetto ai servizi basati su App, il servizio di “ad-blocking” integrato nelle reti mobili rappresenta una soluzione più efficiente per i clienti, poiché riesce ad intervenire su un numero maggiore di banner pubblicitari senza alterare l’esperienza e la velocità di navigazione.

La collaborazione con Shine non ha l’obiettivo di eliminare la pubblicità, che è spesso interessante e porta benefici ai clienti, ma di dare agli utilizzatori la possibilità di scegliere se e quando ricevere pubblicità sul proprio dispositivo mobile.

Al di là di generiche volontà, il comunicato scende nello specifico.

Gli obiettivi principali del Gruppo 3 sono:

  1. che i clienti non dovrebbero pagare per l’utilizzo dei dati consumati per visualizzare la pubblicità sul dispositivo mobile. Questi costi dovrebbero essere a carico degli inserzionisti.

Come potranno i singoli inserzionisti farsi carico del costo del traffico dei propri banner faccio fatica a immaginarlo. Forse che la tecnologia Shine permetta un opt in sulla piatatforma, così da dare un via libera generale ai propri annunci? Mi sembra, a occhio, lo stesso modello della società più potente, a capo di AdBlock Plus, che si fa pagare da Google e Microsoft per far lasciar passare i loro banner. 3 vuole imporre una gabella a Google, Facebook e compagnia, quindi. Non sarà una gabella che questi pagheranno senza colpo ferire, c’è da starne certi. Ci sarà chi invocherà la net neutrality, come ovvio. Ci sarà sangue e stridore di denti. Manca solo il coraggio di azionare la prima leva.

  1. che la privacy e la sicurezza dei clienti debba essere completamente protetta. Alcuni inserzionisti utilizzano infatti la pubblicità per appropriarsi dei dati clienti senza che questi ultimi ne siano a conoscenza o abbiano dato il proprio consenso.

Le società che controllano i network pubblicitari e la tecnologia di tracciamento sono l’obiettivo di tale punto. Considerando il potere acquisito fino a oggi, non credo proprio che si faranno tagliare il mercato mobile senza colpo ferire.

  1. che i clienti dovrebbero essere in grado di ricevere solo la pubblicità di loro interesse, senza che la loro esperienza e velocità di navigazione venga condizionata da una pubblicità spesso eccessiva, intrusiva e quindi non desiderata.

Chi stabilisce quale pubblicità è intrusiva e quale no? Da utente libero dalla pubblicità non potrei essere più felice. Tutti i condizionali del comunicato mi spingono a pensare che 3 Italia studierà la prossima mossa con molta, molta, molta attenzione.

I colossi della pubblicità online staranno già affilando le armi.